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Target UE 2030, IPCC: “obiettivo CO2 Commissione è insufficiente”

Per il vice presidente del gruppo di lavoro economico dell'IPCC un taglio delle emissioni del 40% è troppo modesto se si vuole arrivare a una riduzione dell'80-95% al 2050, come raccomandato. I Paesi dell'Est invece frenano e chiedono sconti. Cresce il dibattito in vista del Consiglio UE che inizia domani e che deciderà sui target 2030.

Tagliare le emissioni climalteranti del 40% entro il 2030 come proposto dalla Commissione Europea significherebbe fare “troppo poco, troppo tardi”. Ne è convinto il Prof. Jim Skea, vice presidente del gruppo di lavoro economico del Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, meglio noto come IPCC. Parole che pesano molto perché arrivano alla vigilia del Consiglio Europeo del 23 e 24 ottobre, che potrebbe confermare il pacchetto di obiettivi per il 2030 messo sul tavolo dall'esecutivo europeo: oltre al taglio delle emissioni del 40% rispetto al 1990, il raggiungimento, non vincolante per i singoli Stati, di una quota del 27% per le rinnovabili e l'incremento del 30% dell'efficienza energetica dell'economia UE.

Secondo quanto dichiarato da Skea alla BBC, ridurre le emissioni solo del 40% lascerebbe l'Europa indietro nella roadmap per il 2050, anno entro il quale, per avere buone possibilità di rimanere sotto alla soglia critica dei 2°C di riscaldamento, secondo l'IPCC, si dovrà aver raggiunto una riduzione delle emissioni dall'80 al 95%. Se non ci si sforzerà di più subito, osserva l'esperto, per raggiungere gli obiettivi previsti per la metà del secolo i Paesi dovrebbero triplicare i tagli delle emissioni dal 2030 al 2050.

Non è d'accordo il Commissario europeo per il clima, Connie Hoedegaard, che attraverso un portavoce si limita a rispondere: “Questo target è ciò di cui i paesi economicamente avanzati hanno bisogno per raggiungere gli obiettivi al 2050, che permetteranno secondo la stessa IPCC di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C”.

Se per l'IPCC un taglio del 40% al 2030 è troppo modesto, le associazioni ambientaliste propongono un target almeno del -55%, e diversi Stati come Regno Unito, Gran Bretagna e Danimarca si sono già dati obiettivi ben più ambiziosi, i paesi dell'Est invece continuano a frenare. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lettonia, Lituania e Polonia il target del 40% proposto dalla Commissione è troppo alto.

“Siamo paesi in via di sviluppo e questo deve essere chiaro - commenta al Financial Times il sottosegretario di Stato polacco Katarzyna Kacperczyk. La Polonia produce quasi il 90% dell'elettricità da carbone, è economicamente meno sviluppata rispetto a molti altri Stati membri e per raggiungere il target sulle emissioni dovrebbe aumentare i costi dell'energia del 120%”. Uno scontro che potrebbe risolversi con concessioni a questi paesi “energeticamente svantaggiati”: Secondo indiscrezioni, infatti, al Consiglio del 23-24 ottobre si discuterà anche della possibilità che, nell'ambito dell'EU-ETS, si introduca un meccanismo per trasferire permessi ad emettere gratuiti dai paesi più avvantaggiati nella transizione energetica a quelli con economie più deboli e carbon intensive, come i citati Stati dell'Est.

Vedremo cosa si deciderà domani e dopodomani, su questo e sui target UE 2030. Il Consiglio Europeo, ricordiamo, non ha potere legislativo per cui dalla riunione usciranno solo delle raccomandazioni che dovranno essere poi concretizzate da Commissione ed Europarlamento. Non c'è bisogno di dire che il processo in corso è importantissimo per capire cosa l'UE metterà sul tavolo al prossimo round di negoziati sul clima, a Parigi nel 2015.

Target più ambiziosi, ricordiamo, sarebbero relativamente facili da raggiungere per l'Unione e porterebbero diversi vantaggi. L'ultimo studio a ricordarlo è quello di Ecofys di cui abbiamo parlato ieri (si veda UE 2030, con misure adeguate dimezzate importazioni di gas ed emissioni). Solo applicando quelle misure di efficienza energetica che si ripagano da sole e mantenendo il trend di crescita delle rinnovabili già in atto, emerge dal report, entro il 2030 l'Europa può ridurre le emissioni di CO2 del 49% rispetto ai livelli del 1990 oltre a dimezzare la sua dipendenza dal gas di importazione.





Commenti

Le conclusioni del Prof. Skea

Le conclusioni del Prof. Skea nascondono la scomoda verità per cui è completamente irrilevante che l'EU cambi il targer dal 40% al 55%.

Perchè gli aumenti di CO2 passati e futuri della Cina e degli altri paesi emergenti sono più di un'ordine di grandezza superiori alle riduzioni dell'EU.

Imporre all'EU di stringere la cinghia sapendo che sarà "climaticamente" inutile, è da irresponsabili.

Vada in Cina a perorare la causa. E' li' che serve il suo lavoro.