Il Governo gonfia il petto sull’energia

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Presentato un report delle cose fatte, mettendo in evidenza Piano Mattei, divieto di fotovoltaico a terra in agricoltura e nucleare. Sullo sfondo le decisioni ancora da prendere su caro carburanti-energia e clausola di salvaguardia nazionale, senza dimenticare la partita europea dell’Ets.

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Piano Mattei, stop per il fotovoltaico a terra su suolo agricolo e nucleare sono la vetrina con cui il Governo mette in mostra le sue politiche energetiche.

E lo fa con un documento sui risultati raggiunti negli ultimi quattro anni, diffuso alla vigilia di un evento del 4 settembre a Bari dove si celebrerà il record nazionale di longevità raggiunto dall’attuale Esecutivo.

Sia l’appuntamento in Puglia sia il report delle cose fatte potrebbero dare l’idea di uno sguardo al recente passato, ma in realtà sono solo l’antipasto con cui si avvia l’abbuffata elettorale che ci sazierà fino al prossimo anno.

Africa,“difesa” dell’agricoltura dal solare e atomo sono sicuramente le scelte energetiche più identitarie di questo Governo, perché prese a mente fredda, senza crisi particolari a dettare l’urgenza dell’azione, e pensate per rispondere alle richieste di specifici (quanto legittimi) gruppi sociali e d’interesse che possono consolidare la base del consenso.

Con il Piano Mattei sono stati mobilitati 460 milioni di euro per progetti specifici nel settore energetico, stando alla Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della misura, aggiornata al 30 giugno 2026.

Anche se i cinque progetti finora deliberati in questo ambito riguardano la promozione della transizione energetica in alcuni Stati africani, il documento celebrativo dei quattro anni di Governo inserisce nel capitolo sul Piano Mattei altri risultati, evidentemente indiretti: “Rafforzata la posizione dell’Italia come hub energetico del Mediterraneo”.

In particolare, “attraverso partenariati internazionali, nuovi accordi con i Paesi fornitori e grazie alla rapida espansione e al successo del Piano Mattei, stiamo rafforzando la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia”.

Mancano riferimenti espliciti a progetti e fonti energetiche legate a questo passaggio, ma si possono comunque citare la diversificazione delle rotte di approvvigionamento gas, che ha ricevuto delle critiche interne, come nel caso di Legambiente, e le grandi reti di collegamento elettrico, come il cavo Tunisia-Sicilia (si veda anche Elettrodotto Elmed, la spesa sale a 1 miliardo di euro).

Il divieto di impianti FV a terra su suolo agricolo è stata invece una battaglia distintiva per questo Governo e per il ministro Lollobrigida, legittimata dal vaglio della Corte Costituzionale, ma che di fatto ha rallentato le installazioni di questo segmento, facendo orientare il mercato su un agrivoltaico che deve trovare la definizione ultima del suo modello di business.

Infine il cronico dibattito sul ritorno al nucleare, che ciclicamente torna in auge nel nostro Paese, ma che questa volta è stato incardinato in un percorso legislativo concreto, voluto in primis dal ministro Pichetto Fratin.

Al momento si tratta di una genesi potenziale in cui i cittadini non hanno ancora avuto la possibilità di esprimersi compitamente.

La strategia del Governo è costruire le basi normative per le future centrali e avviare una campagna di informazione popolare, mai nemmeno immaginata per il settore delle rinnovabili, come se la sindrome Nimby fosse una questione da risolvere solo per l’atomo.

Ma nel documento che anticipa l’evento del 4 settembre a Bari c’è anche altro.

Ampio lo spazio per le misure sul caro-energia, che il Governo quantifica in 60 miliardi impegnati già prima della crisi in Medio Oriente.

A ciò si aggiungono i vari decreti Bollette, Energia, Carburanti, che si dovranno completare ora con due passaggi fondamentali, non citati nel documento: le misure selettive e strutturali annunciate per ridurre il costo alla pompa, su cui si sta cercando la quadra sia per la coperture finanziarie sia per le modalità di erogazione; l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale che l’Ue concede per gli investimenti in transizione energetica, per la quale si attende il piano d’azione da 14 miliardi di euro che dovrebbe essere inviato dall’Italia alla Commissione europea entro fine settembre.

Nel documento del Governo si rivendica infine il disaccoppiamento tra prezzi gas ed elettrici grazie alla promozione dei Ppa, senza precisare che si tratta di strumenti di mercato utili a bypassare quei meccanismi di formazione del prezzo elettrico sul mercato che, al momento, restano invariati.

Infine il passaggio sulla crescita delle rinnovabili: “Da ottobre 2022 ad aprile 2026 la potenza installata rinnovabile è aumentata di circa 24 GW, il triplo di quella dei governi precedenti”.

Di contro, però, va detto che un’analisi Teha di giugno spiega sostanzialmente che tutto ciò non basta per raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec).

Le altre misure energia del Governo

Uscendo dai confini del documento diffuso negli ultimi giorni, si può tracciare una sintesi dei provvedimenti più rappresentativi emanati dal Governo Meloni, a volte in risposta alle indicazioni europee e a volte per far fronte alle questioni interne del momento, senza dimenticare tutta la partita del Pnrr.

Di sicura memoria resteranno strumenti come i vari decreti di incentivazione Fer (definitivi e transitori), l’Energy Release 2.0, il Conto Termico 3.0, la Transizione 5.0 e l’iperammortamento, a cui si aggiungono dibattiti e decisioni che hanno riguardato le aree idonee, le zone di accelerazione e la modifica del Testo Unico Rinnovabili.

Citiamo qui di seguito solo alcuni dei passaggi più significativi, non potendoli elencare tutti:

  • aiuti-quater, Dl 18 novembre 2022, n. 176, che ha esteso i crediti d’imposta energia alle imprese, facilitato la rateizzazione delle bollette ed è intervenuto sul Superbonus (misura, quest’ultima, man mano smantellata dall’Esecutivo perché ritenuta la causa di molti mali);
  • la legge di Bilancio 29 dicembre 2022, n. 197, che è intervenuta anche sugli extraprofitti delle società energetiche, a cui sono seguiti ricorsi;
  • Dl 14 gennaio 2023, n. 5, che ha introdotto l’obbligo di esposizione del prezzo medio di riferimento dei carburanti;
  • Dl 24 febbraio 2023, n. 13, su governance del Pnrr e semplificazioni per il permitting Fer;
  • Dm Mase 8 agosto 2023 che ha istituito il Fondo nazionale reddito energetico per installare impianti fotovoltaici domestici nei nuclei familiari in condizione di disagio economico;
  • Dm Mase 7 dicembre 2023, n. 414, o “decreto Cacer” per la governance delle forme di autoconsumo;
  • Pniec definitivo trasmesso alla Commissione il 1° luglio 2024;
  • D.lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, di recepimento della direttiva Red III;
  • Dl 20 febbraio 2026, n. 21, contenente, tra l’altro, misure sulla saturazione virtuale di rete.

Per il prossimo futuro, invece, resta da capire cosa accadrà con la clausola di salvaguardia nazionale per la transizione energetica, con la partita in seno all’Europa sulla riforma dell’Ets di cui l’Italia è protagonista e con i provvedimenti che dovranno fronteggiare gli effetti di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz.

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