Prosegue il tour di Legambiente nelle sette Regioni chiamate al voto per confrontarsi con le forze politiche e gli elettori.
Dopo il primo documento di proposte presentato il 16 settembre (Target 2030 per le Marche: servono i grandi impianti rinnovabili), il 26 settembre è stato il turno del Veneto, dove è stata lanciata una “bussola” al 2030 per un territorio “carbon free” (pdf disponibile in basso).
Queste le richieste in tema di energia:
- stop ai ragionamenti su divieti o impedimenti e via a indirizzi precisi utili a governare l’installazione delle rinnovabili;
- creazione di linee guida che obblighino a predisporre progetti tecnologicamente avanzati e allo stesso tempo integrati nei territori e con le attività produttive locali;
- istituire un fondo regionale per lo sviluppo delle Cer, con sportelli dedicati per l’assistenza tecnica e burocratica a tutti gli stakeholder, promuovendo la progettazione e l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici su piccola e media scala.
Più articolate le indicazioni su aree idonee e solare. Legambiente chiede di pianificare “uno sviluppo razionale” del fotovoltaico a terra e dell’agrivoltaico, in primis rivedendo la legge regionale di settore 17/2022 per renderla coerente al Piano energetico del Veneto.
Quest’ultimo è stato approvato a marzo, quando la Regione ha sostanzialmente ritenuto che la disciplina sulle aree idonee fosse già stata assolta con la precedente l.r. del 2022.
Un orientamento su cui Legambiente si erano espressa negativamente già all’epoca, intervenendo su QualEnergia.it.
Il giudizio è stato ora ribadito con la bussola 2030, chiedendo di “individuare chiaramente le aree idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici a terra, escludendo il consumo di suolo agricolo produttivo e dando priorità a cave dismesse, aree industriali abbandonate, discariche esaurite e fasce di rispetto infrastrutturali”.
Allo stesso tempo si vuole incentivare attivamente l’agrivoltaico avanzato e gli impianti di biometano agricolo.
Per farlo Legambiente ritiene sia necessario semplificare e accelerare gli iter autorizzativi e in quest’ottica la soluzione proposta è di una “fast track” regionale per i progetti di energia rinnovabile, con un unico sportello e tempi massimi predefiniti per il rilascio delle autorizzazioni, che garantisca al contempo il rispetto delle normative ambientali e paesaggistiche.
Nella bussola per il Veneto presentata il 26 settembre, infine, l’associazione ribadisce i dati altalenanti segnalati a QualEnergia.it a marzo: “Il Veneto ha l’obiettivo di installare 5.828 MW di nuova potenza rinnovabile al 2030. Considerando che con le installazioni fatte dal 2021 a fine 2024 si sono realizzati solo 1.689 MW, cioè il 30% del target finale, nei prossimi cinque anni dovranno essere realizzati almeno 4.139 MW di nuova potenza”.
Se l’andamento di installazione annua rimarrà quello di 422,3 MW registrato nel periodo 2021-2024, però, l’obiettivo al 2030 di 4.139 MW verrà raggiunto in 9,8 anni, pertanto accumulando un ritardo di quasi quattro anni. Per evitarlo, sottolinea Legambiente, si dovrebbe passare a un ritmo di 689,8 MW all’anno.
Il tour di Legambiente nelle Regioni al voto
“La nostra associazione sta organizzando in tutta Italia gli appuntamenti per le elezioni autunnali nelle Regioni che andranno al voto”, ha spiegato in Veneto il presidente di Legambiente nazionale, Stefano Ciafani.
“I documenti che stiamo presentando a partiti e candidati saranno il faro per il nostro lavoro di interlocuzione con chi governerà nei prossimi cinque anni”.
In particolare, dopo gli appuntamenti nelle Marche e in Veneto, sono previsti eventi il 29 settembre in Calabria e il 1° ottobre in Toscana. Ancora da fissare le date per Campania, Puglia e Valle d’Aosta.
Le proposte di Confartigianato Imprese Veneto
A rivolgersi ai candidati per le elezioni regionali è anche Confartigianato Imprese Veneto che il 24 settembre ha organizzato un evento per presentare una serie di proposte.
In tema di ambiente ed energia, ad esempio, l’associazione chiede di adottare un Piano sociale per il clima regionale dedicato alle Pmi e rimettere a gara la gestione delle concessioni idroelettriche (si veda anche Le ragioni delle gare idroelettriche secondo l’Antitrust).




























