Manca poco alle elezioni regionali in Calabria, dove si voterà il 5 e il 6 ottobre. In vista di questo appuntamento Legambiente ha incontrato i due principali candidati alla presidenza, lanciando le sue proposte.
L’iniziativa rientra nella serie di appuntamenti che l’associazione sta organizzando nelle regioni chiamate al voto, per approfondire le tematiche di carattere ambientale, energetico e sociale; oggi, 1° ottobre, la tappa di Firenze per la Toscana, mentre sono già stati svolti eventi analoghi nelle Marche e in Veneto.
In un documento illustrato da Legambiente Calabria (disponibile in basso) si chiede ai futuri amministratori di “accantonare l’antistorica e deleteria prospettiva di proseguire sulla strada delle fossili, come nel caso del rigassificatore di Gioia Tauro”, optando invece per una transizione energetica accelerata sulle rinnovabili (Gas: scendono i consumi, aumentano i rigassificatori).
Un’esigenza, non solo un auspicio, se si considera che l’obiettivo minimo al 2030 di sviluppo delle installazioni Fer assegnato alla Calabria è di 3.173 MW, a fronte di 455 MW realizzati tra 2021 e luglio 2025.
Stante questa andatura, stima l’associazione, serviranno 494,1 MW all’anno: “una sfida importante in una regione dove è acceso, quanto paradossale, il contrasto alle rinnovabili”.
La richiesta è di ridurre drasticamente “la forte dipendenza della Calabria dalle fonti fossili”, puntando su un mix di tecnologie sviluppato nel rispetto del paesaggio e della biodiversità:
- eolico a terra e offshore;
- fotovoltaico sui tetti e a terra, puntando non solo sulle aree già compromesse (discariche, cave, etc.), ma anche nelle zone industriali, commerciali e produttive;
- agrivoltaico tradizionale e avanzato, “con altezze e geometrie variabili in base alle colture o con pannelli mobili a inseguimento solare in modo da garantire la giusta integrazione delle produzioni agricole con quella energetica”;
- idroelettrico da rilanciare con benefici anche alle comunità locali;
- utilizzo sostenibile delle biomasse di origine forestale per produrre energia e calore a favore dei territori;
- produzione di biogas, biometano e idrogeno verde;
- accumulo dell’energia e sviluppo delle reti, su piccola e grande scala.
Il tutto tenendo in grande considerazione il ruolo delle comunità energetiche rinnovabili e solidali, anche in ottica di contrasto alla povertà energetica.
L’attuale piano energetico della Calabria è fermo al 2005 e la prossima Giunta sarà chiamata a redigere un aggiornamento. Legambiente chiede però di “rovesciare” l’approccio, eliminando divieti e impedimenti agli impianti a fonti rinnovabili.
Tutto ciò si collegherà anche alle aree idonee per fotovoltaico e agrivoltaico, da “individuare chiaramente”, ma escludendo il consumo di suolo agricolo produttivo e dando priorità a cave dismesse, aree industriali abbandonate, discariche esaurite e fasce di rispetto infrastrutturali.
Infine, per quanto riguardo i parchi eolici, si pensa a una banca dati aggiornata che renda immediatamente comprensibile a tutti il numero di autorizzazioni già concesse e tutte le informazioni di riferimento.
Presenti sul palco di Legambiente i due principali candidati alla presidenza regionale: il governatore uscente Roberto Occhiuto, ricandidato per il centrodestra, e Pasquale Tridico, sostenuto da PD, M5S e Avs.
Nel suo intervento Occhiuto ha sottolineato di non avere “alcun pregiudizio” nei confronti dell’eolico offshore, preferendolo a quello onshore. Tridico, invece, ha sostanzialmente rilanciato il modello della presidente regionale sarda, Alessandra Todde, in tema di aree idonee e rinnovabili.
Decarbonizzazione industriale e filiera legno-energia
Un capitolo del documento di Legambiente Calabria è dedicato alla produttività, con la proposta di finanziare la “simbiosi industriale” per facilitare lo scambio di sottoprodotti, scarti e surplus energetici tra le aziende.
Ancora, si punta a “incrementare significativamente” i fondi regionali destinati a progetti focalizzati sulla decarbonizzazione dei processi industriali, privilegiando iniziative sinergiche tra imprese, università e centri di ricerca.
Da segnalare, infine, i riferimenti alla filiera bosco-energia. “Il legno è una materia prima rinnovabile che troppo spesso viene utilizzato in maniera non sostenibile. In Calabria sono presenti grandi impianti che utilizzano biomasse solide di origine forestale e producono solo energia elettrica, consumando 1.954.080 tonnellate, pari al 51% delle biomasse di origine forestale utilizzate dalle 32 centrali a biomasse presenti in tutta Italia”. Un dato che viene giudicato insostenibile.
Per far fronte alla situazione si chiede quindi un tavolo di filiera per favorire la transizione ecologica del settore forestale.


























