Competitività e transizione energetica: quanto ci costa mancare i target Pniec

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Secondo uno studio Teha, recuperare il ritardo accumulato nello sviluppo delle fonti rinnovabili potrebbe portare 17 miliardi di benefici annui e oltre 60mila occupati.

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Colmare il ritardo accumulato dall’Italia nello sviluppo delle rinnovabili potrebbe generare benefici economici per circa 17 miliardi di euro all’anno, attivare quasi 42 miliardi di euro di investimenti e creare oltre 60mila posti di lavoro.

Sono alcune delle conclusioni del rapporto “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia”, realizzato da Teha Group per il Gruppo di lavoro Energia della Camera di Commercio di Spagna in Italia, che riunisce oltre cinquanta aziende attive nel settore energetico.

Lo studio è stato presentato a Roma l’11 giugno, nel corso di un evento a cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, l’ambasciatore di Spagna in Italia Miguel Fernández-Palacios e il vicepresidente di Confindustria per l’Energia e la Transizione energetica Aurelio Regina.

“In un periodo cruciale per il futuro energetico dell’Italia, il nostro Gruppo è fermamente impegnato a favorire il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder sulle sfide poste dalla transizione energetica”, ha dichiarato Valerio Faccenda, vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Coordinatore del Gruppo di Lavoro Energia della Camera.

“Abbiamo commissionato questo studio – ha detto – perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti, mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”.

Le dimensioni del ritardo italiano

L’analisi parte da una considerazione di fondo: nonostante la forte accelerazione registrata negli ultimi anni, il ritmo di crescita delle fonti rinnovabili in Italia non sarebbe ancora sufficiente a raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec).

Secondo le elaborazioni di Teha, mantenendo le attuali tendenze il Paese arriverebbe nel 2030 a una potenza installata da rinnovabili pari a 101,9 GW, contro il target di 131 GW previsto dal Pniec. Quindi, un divario di circa 29 GW, come mostra il grafico in basso, riconducibile principalmente a fotovoltaico ed eolico.

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Per gli autori del rapporto, colmare questo gap significherebbe garantirsi, oltre che un vantaggio ambientale, anche una spinta alla competitività industriale. L’Italia continua infatti a dipendere in misura significativa dalle importazioni energetiche: nel 2024 la dipendenza energetica nazionale (calcolata come importazioni nette sull’energia lorda disponibile) è stata pari al 73,9%.

Sempre nel 2024, il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore dell’anno, rileva Teha. Una condizione che rende l’Italia uno dei Paesi più esposti alla volatilità dei prezzi energetici in Europa, come sottolineato di recente anche da un’analisi della Banca d’Italia (Bankitalia: il costo dell’energia che pesa sulla competitività italiana).

Accelerare sulle Fer: benefici attesi e colli di bottiglia

Raggiungere i target del Pniec consentirebbe di ridurre il costo dell’energia elettrica all’ingrosso per circa 9 miliardi di euro all’anno. A questi si aggiungerebbero minori costi per l’acquisto delle quote Ets, una riduzione dell’import di gas naturale e benefici sociali legati alle minori emissioni di CO2, per un valore complessivo stimato in circa 17 miliardi di euro annui.

Lo studio evidenzia inoltre un impatto economico complessivo pari a quasi 42 miliardi di euro tra investimenti necessari per realizzare nuova capacità rinnovabile e valore aggiunto generato lungo le filiere industriali coinvolte. Sul fronte occupazionale, l’accelerazione delle installazioni potrebbe tradursi in oltre 60mila nuovi posti di lavoro diretti e indiretti.

Gli analisti sottolineano anche come lo sviluppo delle fonti rinnovabili stia già contribuendo a contenere i prezzi dell’energia. Tra il 2023 e il 2025 le ore con prezzi inferiori a 30 €/MWh sul Mercato del giorno prima sono più che triplicate, passando da 57 a 195.

Secondo il rapporto, tuttavia, il raggiungimento degli obiettivi 2030 richiede la rimozione di alcuni colli di bottiglia che continuano a rallentare gli investimenti.

Il primo riguarda le procedure autorizzative. Nel confronto europeo, i tempi italiani superano i limiti fissati dall’Ue: per il fotovoltaico, come evidenzia il grafico in basso, eccedono di circa 12 mesi il limite massimo di 24 mesi previsto dalla Red III, mentre per l’eolico il divario risulta ancora più ampio (32 mesi).

A questo si aggiunge la fase successiva all’ottenimento dell’autorizzazione, legata alla verifica di ottemperanza da parte delle Regioni per accertare la conformità del progetto esecutivo rispetto a quello autorizzato.

Secondo una media nazionale, questa fase può richiedere circa 15 mesi per il fotovoltaico e 20 per l’eolico, allungando l’iter realizzativo complessivo. La frammentazione delle competenze tra amministrazioni è poi un altro fattore di incertezza per gli operatori.

Un’altra criticità riguarda le infrastrutture elettriche e la capacità del sistema di integrare quote crescenti di generazione rinnovabile. In assenza di adeguati investimenti nelle reti e negli strumenti di flessibilità, il rapporto stima che le ore di congestione del sistema possano aumentare del 77% entro il 2030, passando da circa 8.420 ore registrate nel 2024 a quasi 14.900 ore.

Secondo Teha, la crescita della generazione non programmabile renderà sempre più frequenti fenomeni di overgeneration e di limitazione della produzione rinnovabile, aumentando il fabbisogno di accumuli e di capacità di trasporto dell’energia. Si ricorda che Terna prevede investimenti per circa 23 miliardi di euro entro il 2034 con l’obiettivo di incrementare la capacità di scambio della rete.

Due priorità per “sbloccare” il sistema

Per superare questi ostacoli, il rapporto individua due priorità principali. La prima consiste nell’introduzione di un regime straordinario di fast-track per gli impianti rinnovabili, attraverso una gestione più centralizzata e tempi autorizzativi maggiormente prevedibili.

Teha evidenzia la necessità di evolvere il Testo Unico Fer e lo Sportello Unico per le rinnovabili verso una piattaforma unica di gestione autorizzativa, accompagnata da strumenti di monitoraggio pubblico delle pratiche, tempi vincolanti per ciascuna fase procedurale, standard istruttori nazionali e poteri sostitutivi automatici nei casi di inerzia o conflitto amministrativo.

La seconda riguarda lo sviluppo di una “rete anticipatoria”, capace di accompagnare in anticipo la crescita delle rinnovabili e di privilegiare le connessioni dei progetti effettivamente maturi e cantierabili, favorendo il decadimento delle richieste non concretamente realizzabili.

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