Le critiche alle Regioni che limitano in qualche modo lo sviluppo delle energie rinnovabili hanno la stessa consistenza di un gelato al sole.
Non perché prive di fondamento, anzi, ma perché fatte in un periodo caldo sia per le temperature di questi giorni sia per quel pensiero alle elezioni politiche che accende gli animi dei partiti.
Succede così che la segretaria dei democratici, Elly Schlein, si concentri su alcuni casi locali dialogando con i firmatari dell’appello al campo largo “Energia per l’Italia”, ricevuti a Roma il 28 agosto (di seguito una foto dell’evento).
“L’incontro – spiega la segretaria Pd – conferma la volontà del partito di fondare le scelte per la transizione ecologica ed energetica sul dialogo costante con la comunità scientifica. Siamo convinti che serva una vera programmazione democratica, capace di coniugare la massima partecipazione dei territori con l’urgenza indifferibile di accelerare sulla realizzazione degli impianti di energia pulita. Oggi stabiliamo un’alleanza che speriamo possa essere utile tanto ai nostri amministratori quanto al lavoro per la costruzione di un programma elettorale con impegni trasparenti, vincolanti e coraggiosi per lo sviluppo delle rinnovabili”.
Il dialogo è dunque aperto in vista delle elezioni e sarà portato avanti con un tavolo di lavoro Pd con i firmatari dell’appello che coinvolga i territori e al quale prenderanno parte Annalisa Corrado, Antonio Misiani e Andrea Orlando, già presenti il 28 agosto a Roma.
“Siamo consapevoli sui problemi di Regioni e rinnovabili, tant’è che in tutte le nostre proposte di legge miriamo a disinnescare alla base le difficoltà che il Governo non ha gestito e ora si riversano sui territori”, come spiega a QualEnergia.it Annalisa Corrado, referente per il Clima del Pd.
“Quindi non è solo questione di Regioni, ma anche di rendere più coerente la normativa nazionale. Noi siamo su entrambi i fronti”.
Di Regioni ed energia, intanto, ha parlato anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, intervistato da La Stampa il 30 agosto.
“Bisogna ulteriormente aumentare la produzione elettrica da fonti rinnovabili, che negli ultimi tre anni è cresciuta del 40%, sbloccando i tanti progetti che sono ancora osteggiati dalle Regioni“, secondo l’esponente FdI.
Non si tratta certo di una novità. Confindustria è impegnata da mesi nel mettere in evidenza le politiche regionali che tagliano le gambe alle Fer, ma il problema è che a livello politico le prossime elezioni sono un fattore determinante.
Da settembre in poi tutte le scelte di Governo saranno pensate soprattutto in funzione di quell’appuntamento, con l’esigenza di dare seguito a sogni e bisogni del proprio elettorato di riferimento.
Dal calcolo delle possibilità non si possono certo sottrarre governatori e referenti politici locali; esponenti che, a differenza dei tecnici, rappresentano un serbatoio di voti enorme e decisivo.
Si tratta di amministratori che devono fare i conti con gli umori dei territori, spesso contrari all’installazione di impianti e dove non è mai stata fatta una vera campagna di informazione e sensibilizzazione sull’urgenza delle rinnovabili.
Campagna che, tra l’altro, l’attuale Governo intende fare esclusivamente sul nucleare.
Il tutto è reso ancor più complicato da due elementi: la presidente Giorgia Meloni che valuta l’opportunità di elezioni anticipate in primavera; la difficile sintesi nel campo largo di centrosinistra, in cui rientra anche quel M5S oggetto di tante polemiche quando si parla di rinnovabili.
Non che a destra le cose siano più lineari. La Lega, ad esempio, è la prima a essere insidiata dall’ascesa politica di Vannacci, dato dai sondaggi all’8%, ed è facile aspettarsi un certo appoggio alle esigenze regionali del Nord, dove la sindrome Nimby alle rinnovabili non manca, soprattutto per i grandi impianti.
Il Decreto Imprese e il Dl Carburanti
Gli elementi su cui lavorare ci sono. A fine ottobre, ad esempio, è atteso un decreto imprese di cui Urso ha già accennato nel corso del Meeting di Rimini e su cui ora ha dato qualche dettaglio in più: sostegni (non meglio specificati) a rinnovabili e accumuli di energia, semplificazione amministrativa per gli investimenti produttivi aziendali, misure su intelligenza artificiale e robotica applicata all’industria.
Poi c’è il decreto-legge Carburanti, arrivato al Senato per la conversione, dove ha assunto il numero d’atto 2022 e dovrebbe essere assegnato alle commissioni VIII e IX (il testo è disponibile in basso insieme alla relazione tecnica).
Il Dl, si ricorda, estende fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi sull’accisa del gasolio e rafforza gli aiuti al settore dell’autotrasporto, introducendo una doppia anticipazione sulle tasse per utili e dividendi delle grandi società energetiche, per un valore di circa 137 milioni di euro.
Sulla possibilità di interventi che vadano oltre il 5 settembre il ministro Urso ha rilanciato l’esigenza di una misura europea che non crei disparità tra aziende da coinvolgere per reperire i fondi, ritornando anche su un chiodo fisso del Governo: la riforma profonda del sistema Ets.
Più concreto il lavoro in corso su sconti e sostegni mirati per determinate categorie di automobilisti e trasportatori impattati dalla crisi dei carburanti, che potrebbero rientrare in uno strumento legislativo a sé e non nel decreto imprese, se si volesse intervenire con una certa velocità, o nella prossima legge di Bilancio, se si volesse optare per misure più strutturali.
Anche in questo caso pesa il fattore elezioni: l’emergenza prezzi alla pompa, insieme a quella delle bollette gas e luce, sarà di lunga durata e il tempo che ci divide dalle urne sarà una guerra di logoramento per trovare risorse che possano accontentare le esigenze di tutti… quelli che votano.





























