Il nome deriva dai tasselli e dall’arte dei mosaici e indica un prodotto destinato a ridefinire il concetto dei BESS. È così che Energy presenta in Italia “Emblema”, il nuovo sistema di accumulo destinato alle applicazioni C&I e utility-scale.
Modularità, rapidità di installazione e integrazione dei componenti sono al centro di un’architettura pensata per ridurre la complessità del cantiere.
Nel mercato dei sistemi di accumulo di grande taglia la sfida non riguarda soltanto la quantità di energia che un BESS può immagazzinare, ma per chi deve progettare e realizzare un impianto, altrettanto importante è la possibilità di trasformare rapidamente il progetto in un sistema operativo, riducendo tempi e lavorazioni.
Cos’è la nuova soluzione di Energy
È da questa esigenza che nasce zeroCO2 Emblema, la nuova soluzione di Energy per i segmenti commerciale e industriale e utility-scale, che viene presentata per la prima volta in Italia il 22 settembre a Vicenza, durante SSEC – Solar & Storage Expo & Conference, l’evento B2B dedicato alla filiera del solare e dello storage in programma alla Fiera di Vicenza il 22 e 23 settembre.
La caratteristica distintiva di Emblema è innanzitutto un approccio orientato alla semplicità dell’installazione. Il sistema viene preassemblato in fabbrica e arriva in cantiere con il cablaggio già predisposto. Una soluzione che porta il concetto di plug & play anche nello storage di grande taglia, spostando parte delle attività normalmente richieste sul posto dalla fase di installazione a quella di produzione e collaudo in fabbrica.
Il risultato è una diversa organizzazione del cantiere: una volta posizionate le unità, le attività necessarie per rendere operativo il sistema possono essere ridotte, con un conseguente risparmio di tempo e una maggiore prevedibilità delle fasi di installazione.
“Le applicazioni che abbiamo già realizzato all’estero ci hanno confermato un vantaggio molto concreto: una volta arrivato in cantiere, Emblema richiede essenzialmente la posa e il collegamento del sistema, perché il cablaggio è già stato predisposto in fabbrica. Questo consente di ridurre sensibilmente i tempi di esecuzione e di rendere più prevedibile l’intero processo di installazione”, spiega Davide Tinazzi, CEO di Energy.
È un aspetto che assume particolare rilevanza quando si guarda all’economia complessiva di un impianto. In progetti di grande dimensione, infatti, il valore di una soluzione di storage non dipende soltanto dal costo dell’hardware, ma anche dalle attività necessarie per portarlo in esercizio. Ridurre le lavorazioni in campo significa intervenire sui tempi di cantiere, sulle risorse necessarie e, più in generale, sulla complessità dell’intero progetto.
Una nuova architettura scalare
Emblema è stato progettato proprio per adattarsi alle caratteristiche dell’impianto anziché imporre una configurazione unica. Combina blocchi di potenza AC e armadi batteria DC, attraverso un’architettura che integra Power Skid, dedicati alle unità di conversione, e Battery Skid, destinati all’espansione della capacità di accumulo.
Questa separazione permette di combinare potenza ed energia in funzione del profilo di carico e delle esigenze specifiche del sito. Il singolo blocco può raggiungere una potenza compresa tra 144 e 720 kW AC, mentre più unità possono essere installate in parallelo per realizzare sistemi multi-megawatt.
Sul fronte della capacità, Emblema può arrivare fino a 4,9 MWh utilizzando la batteria CATL Tener R2, concentrando una capacità significativa in un footprint di circa 26 mq. Anche la densità energetica diventa così uno degli elementi attraverso cui ridurre l’impatto dell’impianto sulle aree disponibili e sulle opere civili necessarie.
La novità delle batterie CATL
Un’altra novità riguarda la batteria: per la prima volta Energy integra nei propri sistemi batterie CATL, uno dei principali produttori mondiali di batterie.
La scelta assume particolare significato proprio in relazione alla fascia di applicazioni a cui Emblema si rivolge. Quando le dimensioni degli impianti aumentano, diventano centrali aspetti come affidabilità della tecnologia, solidità industriale del fornitore e riconoscibilità della soluzione all’interno della filiera finanziaria e progettuale.
Energy ha quindi scelto di affiancare alla propria architettura e al proprio sistema di gestione dell’energia un partner tecnologico di scala internazionale, con una soluzione CATL a raffreddamento a liquido.
La batteria viene integrata in un sistema che comprende inoltre inverter industriali frazionati, diagnostica a livello di singola cella e sistemi di sicurezza con rilevazione degli incendi e soppressione ad aerosol. Il sistema è certificato in Classe C4, mentre la sicurezza delle batterie è supportata dai test secondo UL 9540A.
Dallo storage alla continuità operativa
Emblema non è pensato soltanto per accumulare energia e restituirla quando necessario, ma è un sistema che può integrare anche l’iGCU, la soluzione Energy che garantisce la continuità operativa dei carichi e che consente di gestire la transizione dell’alimentazione con continuità a 0 ms, mantenendo operativi anche i carichi aziendali più critici. La soluzione integra, inoltre, la funzione di Black Start, ampliando il ruolo del sistema di accumulo all’interno dell’infrastruttura energetica del sito.
A governare il sistema è lo zeroCO2 EMS, l’energy management system proprietario di Energy, progettato per ottimizzare diverse strategie di utilizzo: dal peak shaving all’autoconsumo, fino al trading energetico. Il sistema integra poi la conformità alla CEI 0-16, requisito essenziale per le applicazioni di maggiore potenza connesse alla rete.
La logica alla base di Emblema è quindi quella di un sistema modulare nel quale hardware, software e modalità di installazione concorrono allo stesso obiettivo: rendere più semplice la realizzazione di sistemi di accumulo sempre più grandi.
È un’evoluzione che parte dal cantiere, perché, nel passaggio dai sistemi di accumulo di taglia più contenuta alle applicazioni C&I e utility-scale, la capacità di una batteria è soltanto una parte della storia. L’altra riguarda quanto rapidamente, con quanta semplicità e con quale prevedibilità quella capacità possa diventare un impianto effettivamente operativo.


























