Le flotte aziendali possono diventare una “leva strategica” per accelerare il mercato italiano delle auto elettriche, ma la penetrazione dei veicoli a zero o a basse emissioni nelle imprese è ancora limitata. È uno dei punti centrali dello Smart Mobility Report 2026 presentato mercoledì 23 settembre dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico milanese.
Le principali associazioni del settore automotive (Anfia, Aniasa, Motus-E, Unrae) sono sulla stessa linea d’onda: il 21 settembre hanno inviato al ministero dell’Economia e alla Presidenza del Consiglio dei ministri una proposta congiunta per la revisione della fiscalità sulle auto aziendali, finalizzata a promuovere la diffusione dei veicoli elettrici (in basso trovate il documento completo, ottenuto da Qualenergia.it).
E&S: cosa emerge da un campione di 219 imprese
L’analisi dell’Energy & Strategy sulle auto aziendali si basa su un sondaggio condotto su 219 imprese, da cui emerge un livello di elettrificazione circoscritto, in confronto alla proposta di regolamento europeo 2025/0421 (Clean Corporate Vehicles).
Quest’ultima prevede obiettivi nazionali minimi per incrementare le quote di auto e furgoni a zero e basse emissioni nelle nuove immatricolazioni annuali delle grandi imprese, a partire dal 2030 (si veda anche Auto elettriche, sulle flotte aziendali l’Ue deve puntare più in alto).
Quanto alle auto, il target combinato per l’Italia (veicoli a zero emissioni e veicoli a basse emissioni) è pari al 69%, con almeno il 45% di vetture a zero emissioni.
Al momento, sottolinea il rapporto, le flotte di auto aziendali sono dominate dalle alimentazioni con motori endotermici: benzina, diesel e ibride non plug-in rappresentano il 73% delle vetture all’interno del campione esaminato, mentre le auto elettriche arrivano al 25% considerando sia quelle 100% elettriche (Bev, Battery Electric Vehicle) sia quelle ibride plug-in (Phev, Plug-in Hybrid Electric Vehicle). Il restante 2% riguarda le alimentazioni a gpl e metano.
Diversi dati mostrano il ritardo dell’elettrico nelle flotte aziendali: ad esempio, il 44% delle imprese considerate non ha immatricolato Bev nel 2025.
Quanto alle sole grandi aziende, il 37% ha una quota nulla di immatricolazioni di veicoli a zero emissioni e solo il 14% è già in linea con i target europei proposti, o addirittura li supera.
Tra i possibili strumenti per supportare l’elettrificazione dei veicoli aziendali, i rispondenti ritengono che siano più efficaci:
- incentivi all’acquisto;
- maggiore detraibilità Iva;
- maggiore deducibilità dei costi;
- crediti d’imposta;
- esenzione bollo/IPT;
- incentivi per installare punti di ricarica domestici/aziendali.
Una precisazione: nel rapporto dell’Energy & Strategy si legge che nel 2025 il 46% delle nuove immatricolazioni di autovetture era associato a veicoli aziendali (fonte Unrae).
Come ha spiegato a Qualenergia.it Francesco Dalpasso, project manager del team di ricerca, il dato include tutte le immatricolazioni a persone giuridiche e non tutte le auto rientrano necessariamente nei diversi perimetri delle flotte aziendali. Il dato, ad esempio, include anche i noleggi a breve termine che solitamente sono esclusi dalle definizioni delle flotte propriamente corporate.
Le proposte delle associazioni
Nel documento congiunto trasmesso al ministero, le associazioni del settore automotive ricordano che il canale aziendale complessivo (auto intestate alle società, leasing finanziari e noleggi a lungo termine) pesa poco meno del 30% delle nuove immatricolazioni annuali in Italia, contro circa il 60% nell’Unione europea.
All’interno del canale corporate, le nuove immatricolazioni di auto puramente elettriche (Bev) e auto ibride plug-in (Phev) valgono complessivamente il 19% circa.
Pertanto, si legge nel documento, il rafforzamento del canale corporate può costituire “una leva di politica industriale e di mercato, capace di sostenere contemporaneamente la domanda di veicoli nuovi, la transizione tecnologica e il rinnovo del parco circolante italiano, tra i più anziani dei grandi mercati europei”.
Più in dettaglio, le associazioni hanno delineato una proposta congiunta per la revisione della fiscalità sulle auto aziendali, finalizzata a promuovere la diffusione dei veicoli a zero e a basse emissioni.
La proposta contiene due misure. La prima è incrementare la percentuale di deducibilità fiscale delle autovetture (elettriche e ibride plug-in), indipendentemente dalla modalità di acquisizione (acquisto, locazione finanziaria o noleggio), in modo da avvicinare la legislazione fiscale nazionale sull’acquisto dei veicoli da parte delle imprese a quanto avviene nei principali Paesi europei.
Le attuali percentuali di deducibilità delle auto in pool (incluse quelle utilizzate dalle partite Iva) e delle auto ad uso promiscuo sono pari rispettivamente al 20% e 70%. Le associazioni propongono di innalzarle distinguendo tra vetture Bev e Phev, queste ultime ulteriormente suddivise in due fasce emissive: 1-90 grammi di CO2/km e oltre 90 g di CO2/km.
La deducibilità fiscale massima sarebbe riservata alle auto elettriche: 60% per quelle in pool e partite Iva, 90% per quelle a uso promiscuo.
Queste sono invece le deducibilità proposte per le vetture ibride ricaricabili:
- Phev 1-90 g di CO2/km: 40% e 77%;
- Phev >90 g di CO2/km: 30% e 73%.
Grazie alla misura, le associazioni stimano un aumento delle immatricolazioni di Bev e Phev nel canale corporate pari a circa il 65% medio nel triennio 2027-2029 rispetto allo scenario attuale, raggiungendo una quota complessiva di nuove immatricolazioni annuali del 30% circa nel 2029 (oggi 19% come detto).
La proposta porterebbe, quindi, a circa 400.000 vetture a zero e basse emissioni coinvolte dalla misura nel canale corporate nel triennio 2027-2029.
La seconda misura proposta al ministero è l’equiparazione fiscale del rimborso del costo sostenuto dal lavoratore per la ricarica domestica dell’auto elettrica alle spese (sostenute direttamente dal datore di lavoro) per i rifornimenti di carburante o per le ricariche pubbliche/aziendali.
Ciò attraverso una modifica dell’art. 51 del Tuir, includendo tra le somme che non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente anche le spese sostenute dal lavoratore per l’energia elettrica utilizzata per la ricarica domestica del veicolo aziendale.




























