C’è del negazionismo climatico nelle scuole venete?

CATEGORIE:

Le tesi che negano le cause antropiche del riscaldamento globale finiscono in un volume diffuso tra gli studenti di quarta e quinta superiore del Bellunese. Gli argomenti duramente contestati da Cnr, università e climatologi.

ADV
image_pdfimage_print

“L’incremento di temperatura cui stiamo assistendo rientra nei naturali cicli climatici e non dalle emissioni antropiche“.

Non è una frase che si legge tra le slide di un convegno di negazionisti del cambiamento climatico (o almeno, non solo), bensì nel volume “Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni”, distribuito nelle scuole secondarie di secondo grado del Bellunese.

Parole e musica di questa ode funerea alla scienza sono di Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Veneto, che ha firmato una parte del volume in cui sono contenute anche altre affermazioni fuorvianti: l’aumento della CO2 indicato come conseguenza (e non causa) dell’aumento delle temperature; il riscaldamento dovuto alle emissioni antropiche definito “non apprezzabile”; la “trascurabilità” dell’effetto della CO2 oltre 260 ppm e la scarsa robustezza dei modelli climatici.

A completare il quadro, il finanziamento regionale e il ruolo delle istituzioni locali nella realizzazione e diffusione del volume, su cui ci tocca scrivere, purtroppo. Ma andiamo con ordine.

Cosa è successo e le reazioni

Tutto nasce da un convegno del 25 ottobre dello scorso anno, tenutosi a Belluno: quel giorno il Comune aveva organizzato un incontro dal titolo “Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni“, con il sostegno della Regione Veneto. Il volume è stato finanziato con 29.500 euro di fondi regionali, che una delibera del dicembre 2024 aveva assegnato al Comune di Belluno per una pubblicazione dedicata agli interventi di ripristino e ricostruzione realizzati dopo diversi eventi calamitosi, tra cui la tempesta Vaia.

All’evento erano stati invitati diversi ingegneri e geologi, per discutere di crisi climatica, rischio idrogeologico e resilienza dei territori. Gli interventi e gli atti del convegno sono poi stati raccolti in un volume, distribuito in alcune classi delle scuole superiori di Belluno, negli ordini professionali e presso enti che si occupano di gestione del territorio. Il testo è stato anche reso disponibile nella biblioteca civica.

Con il rientro a scuola, gli studenti delle classi quarte e quinte hanno trovato sui banchi alcune copie del volume contenenti le frasi e le tesi “incriminate”.

Diverse e immediate le reazioni. Carlo Barbante, uno dei climatologi più autorevoli in Italia, nonché presidente del Centro di Studio e Ricerca Internazionale sui Cambiamenti Climatici, ha scritto una lettera aperta al sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, e alla Regione Veneto, chiedendo di sospendere la distribuzione del volume.

L’esperto ha definito “incomprensibile che un prodotto finanziato e diffuso da istituzioni pubbliche non sia stato sottoposto a un’adeguata verifica scientifica prima di essere consegnato agli studenti e ai professionisti”.

Barbante ha contestato anche un dato numerico riportato nel volume. Giacchetti indica infatti una concentrazione atmosferica di CO2 “attorno a 460 ppm“, mentre le rilevazioni disponibili restituiscono valori sensibilmente inferiori: secondo la Noaa, nel giugno 2026 la media globale mensile era di 427,62 ppm. La discrepanza è stata segnalata anche dall’Università di Padova.

In un comunicato il Cnr ha citato i rapporti dell’Ipcc che identificano nelle attività umane, e in particolare nelle emissioni di gas climalteranti, la “causa dominante del riscaldamento globale”. Il fatto che nella storia geologica si siano verificati cambiamenti climatici di origine naturale, sottolinea il Consiglio nazionale delle ricerche, “non confuta il ruolo antropico nel processo in corso dall’epoca industriale, né la conseguente necessità di limitare le emissioni”.

Il quadro è quantificato nel Summary for Policymakers del Sesto rapporto di valutazione (AR6): tra il periodo 1850-1900 e il 2010-2019, la migliore stima del riscaldamento causato dall’uomo è di 1,07 °C, mentre il contributo dei fattori naturali, come attività solare e vulcanica, è stimato tra -0,1 e +0,1 °C.

Nello stesso rapporto, l’Ipcc afferma inoltre che l’aumento delle concentrazioni dei principali gas serra dall’epoca preindustriale è “inequivocabilmente” dovuto alle attività umane.

Sono intervenuti anche gli studenti. La Rete degli Studenti Medi in un comunicato ha scritto: “Che un ente pubblico finanzi e distribuisca nelle scuole un opuscolo che contraddice la scienza del clima è un fatto gravissimo. Non parliamo di un’opinione tra le tante: parliamo di informazioni false su uno dei temi più urgenti che la nostra generazione si trova ad affrontare”.

A chi ha provato a invocare il pluralismo delle voci in difesa delle tesi scritte nel volume, gli studenti replicano che valutare le ipotesi in base alle prove disponibili “non significa mettere sullo stesso piano decenni di ricerca e affermazioni prive di riscontro”.

Legambiente Veneto si è unita alla richiesta rivolta al Comune di Belluno di sospendere la distribuzione del volume e di procedere a una rettifica scientificamente validata, e ha invitato la Regione Veneto a vigilare con maggiore attenzione sulla concessione della propria immagine istituzionale. L’associazione ambientalista si è anche rivolta all’Ordine dei Geologi del Veneto, chiedendo che si esprima su quanto sostenuto dal proprio presidente.

La replica dell’autore

C’è stato spazio anche per una replica dello stesso Giacchetti. “Non nego il cambiamento climatico ma bisogna capire come affrontarlo”, ha detto. Quanto alla definizione dei modelli climatici come “non robusti”, ha esortato a considerare l’incertezza di questi modelli perché “una proiezione a lungo termine con diverse variabili non può essere certa”.

Il geologo ha chiarito che il suo intervento voleva soprattutto richiamare l’attenzione sulle conseguenze concrete per il territorio: come affrontare frane, alluvioni e altri dissesti, mantenere le opere di difesa e prepararsi a eventi capaci di mettere a rischio persone e infrastrutture.

Intanto l’assessora all’Ambiente della Regione, Elisa Venturini (Forza Italia), ha chiesto una verifica e un approfondimento su quanto accaduto. Ha dichiarato inoltre di condividere l’impostazione di Barbante, aggiungendo che “le evidenze scientifiche indicano che i cambiamenti climatici in atto sono principalmente riconducibili alle attività dell’uomo“.

Due consiglieri regionali del Pd, Antonio Dalla Pozza e Alessandro Del Bianco, hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione a risposta immediata.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy