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In Germania i Verdi a metà del guado, fra proteste della base e mutazioni di Dna

Un bilancio degli oltre due anni al potere dei "Grünen" nel governo di coalizione tedesco con liberal-liberisti e socialdemocratici.

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Superato da pochi mesi il giro di boa di metà mandato, una marea di malcontento si sta sollevando dalla base del Partito Verde tedesco nei confronti dei propri leader, che governano la Germania dal 2021 assieme agli alleati socialdemocratici e liberali.

Nonostante alcuni successi politici, come la stabilizzazione dei prezzi del gas dopo l’invasione russa dell’Ucraina, per molti sostenitori il bilancio di questi due anni al potere assomiglia più a un bicchiere mezzo vuoto.

Una lettera aperta della base

Circa 500 membri dei “Grünen” hanno scritto, il mese scorso, una lettera aperta in cui esprimono la loro insoddisfazione. La critica ha preso di mira i compromessi che i Verdi hanno ritenuto di dover fare nell’ambito della coalizione di governo e che, a loro avviso, hanno tradito alcuni valori fondanti del partito.

La lettera ha puntato il dito soprattutto contro decisioni come l’aumento degli scavi carboniferi presso il villaggio di Lutzerath in Nord Reno-Westfalia. I firmatari hanno chiesto una maggiore aderenza dei membri del governo e della dirigenza ai principi del partito, con un appello affinché la base abbia più voce in capitolo.

Il congresso dei Verdi

La critica è arrivata appena una settimana prima del congresso federale dei verdi a Karlsruhe, da cui, però, non sono giunte rassicurazioni.

Il congresso è stato infatti dominato dalle discussioni sulla crisi di bilancio seguita a una sentenza della Corte Costituzionale che ha creato un buco di 60 miliardi di euro nel budget per le iniziative economiche verdi della coalizione. Si è parlato molto poco dell’aderenza delle politiche federali ai valori dei Verdi.

Il congresso si è concluso con una vittoria a larghissima maggioranza dell’attuale dirigenza, composta dai co-segretari Ricarda Lang e Omid Nouripour. Difficile, quindi, prevedere un deciso cambio di rotta in seno al governo e alla testa del partito riguardo l’opportunità o meno di scendere a compromessi politici.

I consensi sono in calo

La riprova del malcontento che serpeggia nella base dei verdi e della coalizione di governo in generale la danno i sondaggi politici.

Il partito Verde nell’anno compreso fra il 27 novembre 2022 e il 27 novembre di quest’anno ha perso 5 punti percentuali, scendendo dal 19,1% al 14,1%, a fronte degli oltre sette punti percentuali guadagnati nello stesso periodo dal partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), salito ora al 21%, al secondo posto nelle simpatie politiche tedesche, come mostra il grafico.

Anche la colazione “semaforo” nel suo insieme sconta l’insofferenza di molti elettori, come si vede nel grafico di quest’altro sondaggio, in cui la società demoscopica Forschungsgruppe Wahlen ha chiesto a un campione di elettori se “il governo stia facendo un lavoro piuttosto buono o cattivo”.

È interessante notare che nei 23 mesi terminati il 24 novembre di quest’anno, l’apice dei consensi per il governo federale tedesco è stato in corrispondenza dell’invasione russa dell’Ucraina, mentre i giudizi negativi hanno preso il sopravvento su quelli positivi poco dopo l’emergere in pubblico dei contrasti che poi, nel marzo di quest’anno, hanno portato al rinvio del divieto di mettere in commercio caldaie nuove a gas e gasolio.

Quel bicchiere mezzo vuoto

I motivi dello scontento della base riguardano temi diversi in più settori dell’economia e della società tedesche. Ci limiteremo qui a indicare alcune delle questioni energetiche che fanno ritenere a molti sostenitori dei verdi che il bicchiere dell’azione politica sia mezzo vuoto.

Le controversie sull’eliminazione graduale delle caldaie a gas e a gasolio, come detto, sono quelle che hanno catalizzato le critiche e spinto gli indici di gradimento a un nuovo minimo.

L’eliminazione di queste tecnologie doveva iniziare già nel 2024, ma la normativa è stata emendata in modo da spostare il termine di svariati anni, a seconda dei casi, con i sistemi di riscaldamento a gas e gasolio che saranno completamente vietati solo dal 2045.

La controversia ha lasciato molte persone confuse sulla direzione da seguire, tanto che la domanda di pompe di calore è crollata sulla scia delle proroga delle caldaie a fonti fossili.

“Per quanto riguarda il clima, la situazione è migliore di quando hanno iniziato, ma peggiore di quanto sperassero. La Germania non raggiungerà l’obiettivo climatico del 2030, quindi sta decisamente fallendo sul clima”, ha detto a QualEnergia.it, Nikolaus Johann Kurmayer, un osservatore di settore con sede a Berlino.

“Se non fosse per alcune buone iniziative per chi va in bicicletta e in treno [come il biglietto “D-Ticket” a partire da 49 euro al mese, valido in tutto il Paese, su tutti i mezzi di trasporto pubblico locale], si dovrebbe parlare di un fallimento totale”, ha scritto l’organizzazione ambientalista Nabu in una recente analisi.

Nabu ritiene inadeguata anche la legge tedesca sull’energia in edilizia e pure la normativa sull’efficienza energetica è ben al di sotto delle aspettative, per un significativo contributo alla riduzione delle emissioni, secondo la Ong. 

E il bicchiere mezzo pieno?

Nonostante le critiche, il bilancio politico dei Verdi e del governo tedesco non è poi così deficitario in tema energetico.

“Ci sono stati alcuni grandi successi e alcune grandi sconfitte. Inizialmente hanno visto come una sconfitta il dover prolungare l’operatività delle centrali nucleari per qualche mese. Ma il fatto che siano riusciti a chiuderle comunque nel bel mezzo di un’enorme crisi energetica è una grande vittoria politica per i Verdi”, ci ha detto Kurmayer, riferendosi alla decisione tedesca di compensare temporaneamente il taglio delle esportazioni russe di gas per la generazione elettrica, rimandando la chiusura delle ultime centrali atomiche.

Il secondo motivo di ottimismo è che la maggior parte del Paese sembra sulla buona strada per l’uscita dal carbone entro il 2030, ha affermato l’esperto berlinese.

Se si guardano i tassi di crescita delle rinnovabili, il fotovoltaico sta superando le previsioni, l’eolico è leggermente in ritardo, ma c’è un enorme arretrato di progetti che dovrebbe colmare il divario nei prossimi due-quattro anni. “Il piano di diffusione delle rinnovabili sembra quindi in linea con le previsioni”, ha detto Kurmayer.

Allargando lo sguardo dai singoli provvedimenti al panorama nel suo complesso, la politica energetica e climatica non ha mai avuto un ruolo così importante per un governo in Germania e questa è già una condizione che non tutti i Paesi possono vantare.

La nuova coalizione ha affrontato con successo la crisi energetica a pochi mesi dall’insediamento del governo, che nel 2022 è riuscito ad assicurarsi approvvigionamenti sufficienti di gas alternativo, in parte con la rapida costruzione di un’infrastruttura interna per l’importazione di gas naturale liquefatto (Gnl).

Il governo tedesco ha poi introdotto una legislazione di emergenza in tempi record, con diversi pacchetti di aiuti per cittadini e imprese, evitando una dura recessione economica, anche grazie a un inverno mite.

Quello tedesco assomiglia quindi a un percorso caratterizzato da un susseguirsi di accelerazioni e frenate. I sondaggi continuano a mostrare che la necessità di un’azione pro-clima è indiscussa tra la maggior parte della popolazione tedesca. E quasi tutti i partiti condividono gli obiettivi generali.

Ma è difficile accontentare tutti

L’elenco delle politiche climatiche ed energetiche approvate dal Parlamento è lungo. La coalizione ha innalzato gli obiettivi di espansione delle fonti rinnovabili, puntando a raddoppiare l’eolico terrestre e a più che triplicare la capacità fotovoltaica ed eolica offshore rispetto ai livelli attuali, così che le rinnovabili coprano almeno l’80% dei consumi elettrici entro il 2030.

Ha introdotto una legge per garantire la disponibilità di terreni sufficienti ad installare le rinnovabili necessarie e per accelerare le autorizzazioni di impianti e linee elettriche. Ha abolito la sovrattassa sulle rinnovabili per sostenerne l’espansione e ha lanciato un sistema di sovvenzioni per aiutare a ridurre le emissioni.

Queste ultime misure e alcune delle altre menzionate sono state ben accolte dagli operatori delle rinnovabili, ma criticate da almeno una parte del movimento ambientalista e della base verde.

“Il ministero del clima a guida verde ha steso il tappeto rosso per nuove e ulteriori capacità di gas fossile, qualcosa che era impensabile fino a poco tempo prima. A causa della sospensione della valutazione dell’impatto ambientale e dell’espansione (urgentemente necessaria!) delle rinnovabili… le preoccupazioni per la protezione della natura e delle specie sono state trascurate”, ha scritto Nabu.

L’ultima goccia o un nuovo mattone?

Anche la recentissima decisione dei Verdi di includere nel manifesto per le elezioni europee del 2024 la promessa di norme favorevoli alla cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCS) da alcuni processi industriali ha suscitato un misto di perplessità e critiche nella base.

Per decenni i Verdi sono stati contrari alla CCS, dimostratasi fin qui anti-economica in molti casi e un cavallo di Troia delle società fossili per continuare a estrarre greggio e gas a ritmo accelerato.

Discostandosi da una posizione storica, stanno iniziando ora ad abbracciare la CCS come mezzo per affrontare le emissioni di gas serra difficili da abbattere, in “pochi settori selezionati”, quali la produzione di cemento e di acciaio.

Come interpretare, dunque, la svolta dei Verdi, la cui contrarietà alla CCS finora aveva rappresentato uno dei totem del partito, alla pari con la disapprovazione del nucleare?

“Penso che faccia parte di un lento processo di transizione. Negli ultimi dieci anni circa, si sono avvicinati sempre di più all’industria e il modo in cui definiscono la CCS è principalmente quello di utilizzarla nell’industria”, ci ha spiegato Nikolaus Johann Kurmayer.

Il dissenso contro “il nucleare è sempre stato e sarà sempre la vacca sacra dei Verdi. La CCS era un po’ la stessa cosa, e il loro disprezzo per la CCS rimane alto, in realtà. Il fatto che ora se ne stiano allontanando non lo definirei necessariamente una sconfitta o un tradimento”, ha aggiunto.

“Credo che stiano solo reagendo al mutamento delle circostanze. È sicuramente un cambiamento nell’ambito della loro proposta di valore per l’industria. Tre anni fa, l’industria amava i Verdi perché promettevano loro un futuro pulito e un’abbondanza di sussidi, ma negli ultimi anni il sostegno dell’industria si è lentamente affievolito e ora stanno cercando di riconquistarlo”, ha detto Kurmayer.

La consapevolezza che senza l’industria più energivora non sarà possibile attuare una decarbonizzazione profonda avrebbe dunque spinto il partito a cambiare parzialmente atteggiamento. Ciò servirebbe inoltre per allinearsi alle posizioni europee e della comunità internazionale. Anche in questo ambito, infatti, è difficile pensare di raggiungere gli obiettivi marciando in ordine sparso.

Troppo presto per dire se la svolta sulla CCS rappresenterà la goccia che fa traboccare il vaso dei dissensi contro l’attuale dirigenza o se invece si rivelerà un nuovo mattone (di CO2 catturata e solidificata), su cui costruire una mutata, più pragmatica, identità politica.

Allineamenti europei e internazionali

La riluttanza dei Verdi a cambiare posizione sulla CCS ha a lungo ostacolato l’adozione di una strategia tedesca coerente con i rapporti e le richieste del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), che la prevede come uno dei pilastri futuri della decarbonizzazione.

Il cambiamento dovrebbe trovare anche il gradimento di Bruxelles, dove la Commissione europea sta lavorando a un piano di “gestione industriale del carbonio” che dovrebbe essere pubblicato nelle prossime settimane.

I precedenti tentativi di lanciare una strategia europea di questo tipo sono falliti a causa delle resistenze della Commissione europea, condotte dalla Germania, proprio nei confronti della CCS. Il cambio di rotta dei Verdi tedeschi potrebbe ora ribaltare la situazione.

Le conseguenze che ciò avrà, in un senso o nell’altro, a seconda dell’esito dei mutamenti in corso, serviranno a ridefinire il ruolo storico di questo partito tedesco nell’evoluzione del settore energetico mondiale.

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