La Germania abbandonerà il carbone prima del 2038 o manterrà questa data per la sua uscita definitiva dalla fonte fossile più dannosa per il clima?

Con le elezioni federali alle porte (il prossimo 26 settembre si voterà per il rinnovo del Bundestag, il Parlamento tedesco), i leader dei diversi schieramenti politici devono rispondere a una delle domande più controverse della strategia energetica nazionale.

È in ballo la capacità della principale potenza economica europea di trasformare il suo sistema energetico e industriale, verso un azzeramento delle emissioni di gas-serra a metà secolo con una crescita massiccia delle fonti rinnovabili, rinunciando anche al nucleare.

La coalizione di governo guidata da Angela Merkel aveva deciso di eliminare il carbone dal mix elettrico al più tardi nel 2038 con la possibilità, secondo le raccomandazioni di una commissione di esperti nominata dallo stesso esecutivo, di anticipare il traguardo al 2035.

Troppo tardi, affermano i Verdi tedeschi (Grüne) di Annalena Baerbock, candidata al ruolo di cancelliere alle elezioni di settembre.

Per gli ambientalisti è necessario anticipare lo stop al carbone al 2030 per avere una politica climatica in linea con gli obiettivi di Parigi.

Il programma dei Verdi (Klimaschutz-Sofortprogramm), infatti, punta decisamente sulle fonti rinnovabili, prevedendo di installare 12 GW/anno di fotovoltaico e 6 GW/anno di eolico a terra e di arrivare a 35 GW di capacità eolica offshore nel 2035.

Si punta molto anche sulla mobilità elettrica e sulla diffusione delle pompe di calore.

Per capire meglio come si sta evolvendo il dibattito sulla transizione energetica in Germania, va ricordato che una recente sentenza della Corte costituzionale tedesca ha in parte bocciato la legge per il clima del 2019 perché, secondo i giudici, quella legge non fa abbastanza per combattere i cambiamenti climatici e quindi mette a rischio la salute delle generazioni future.

Difatti, Berlino ha poi annunciato traguardi più ambiziosi: ridurre del 65% le emissioni di CO2 al 2030 e raggiungere la neutralità climatica nel 2045 anziché nel 2050.

Però la Germania fa fatica a tenere il passo della transizione verde.

Nel primo semestre 2021, infatti, la produzione elettrica delle fonti rinnovabili ha perso terreno in confronto a gennaio-giugno 2021, attestandosi al 41% del mix di generazione, otto punti percentuali in meno rispetto alla prima metà dello scorso anno, a causa soprattutto di un forte calo degli impianti eolici.

Mentre carbone e lignite sono risaliti al 26% della produzione elettrica complessiva (20% nello stesso periodo del 2020).

Il leader del blocco dei conservatori CDU/CSU, Armin Laschet, candidato a prendere il posto di Angela Merkel, sembra riluttante a implementare misure più ambiziose per il clima, come una uscita anticipata dal carbone, preferendo invece assicurare il suo sostegno alle industrie e ai lavoratori del settore fossile.

E proprio Laschet, scrive Euractiv in una breve analisi sulle posizioni dei diversi partiti sul carbone, è stato uno dei massimi promotori della nuova centrale a carbone Datteln IV in Renania settentrionale. Questo impianto, inaugurato nel 2020, è finito in una causa legale portata avanti da cittadini e ambientalisti, dove un tribunale tedesco ha appena stabilito che la centrale è stata costruita sulla base di un piano di sviluppo invalido.

Intanto il leader dei socialdemocratici, Olaf Scholz, deve muoversi sul sottile equilibrio tra difendere il traguardo della coal exit nel 2038 e cercare consensi tra gli elettori più ambientalisti.

Secondo le ultime proiezioni riportate da Euractiv, i socialdemocratici sarebbero in vantaggio di alcuni punti sui conservatori (25% vs 20%) e ciò aprirebbe le porte a un eventuale governo SPD con i Verdi di Annalena Baerbock, dati al 16%, e il supporto di una terza forza politica per ottenere una maggioranza stabile al Bundestag.

Difficile fare previsioni, perché le possibili configurazioni di un esecutivo post-Merkel sono molteplici, considerando anche i possibili appoggi dei liberali di Christian Lindner (FDP) e della sinistra (Die Linke), mentre la destra radicale di Alternativa per la Germania (AfD) non dovrebbe essere presa in considerazione, per eventuali alleanze, da nessuno dei papabili vincitori.