Le politiche per il clima condizioneranno buona parte dei negoziati tra i diversi partiti per formare il nuovo governo tedesco.

In Germania le elezioni federali per il Bundestag hanno portato i verdi di Annalena Baerbock a diventare il terzo partito a livello nazionale, con il 14,8% (quasi sei punti percentuali in più rispetto alle elezioni del 2017) e 118 seggi in Parlamento.

Così i Grüne con ogni probabilità saranno determinanti nella definizione del prossimo esecutivo post-Merkel, anche se la situazione, come spesso accade in Germania, è molto fluida e resta aperta alle ipotesi di diverse alleanze.

I dati diffusi dagli uffici federali che supervisionano le elezioni (Bundeswahlleiter) assegnano la vittoria sul filo del rasoio ai socialdemocratici di Olaf Scholz con il 25,7% dei voti, mentre il gruppo dei conservatori CDU-CSU, guidato da Armin Laschet, si è fermato al 24,1% segnando il risultato peggiore della sua storia.

Un altro ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dai liberali FdP di Christian Lindner, arrivati quarti (11,5%), mentre la sinistra (Die Linke) per i dati attuali (mentre scriviamo il voto postale è ancora da scrutinare) sembra rimasta appena sotto la soglia del 5% anche se potrà contare su qualche seggio al Bundestag, grazie alle complesse regole del sistema elettorale tedesco.

La destra estrema, AfD, ha ottenuto il 10,3% (e percentuali anche sopra il 24% in alcuni lander orientali) ma sarà esclusa dalle trattative per formare una coalizione di governo.

La maggioranza al Bundestag richiede 368 seggi: cosa potrà succedere nelle prossime settimane?

Tra le tante opzioni sul tavolo, le più probabili sembrano essere quelle con verdi e liberali alleati tra loro in una coalizione trainata dai socialdemocratici oppure dai conservatori.

Più difficile che si realizzi, invece, stando alle prime reazioni post-voto, una nuova grande coalizione tra SPD e CDU.

Ma anche un governo a tre con socialdemocratici, verdi e liberali non sarà semplice da mettere in piedi.

Il problema sarà come integrare le richieste dei verdi in un programma di governo. Per i verdi, infatti, un punto imprescindibile è una uscita anticipata dalla generazione elettrica a carbone nel 2030, anziché 2038, si veda anche questo articolo.

Il partito della Baerbock, inoltre, ricorda l’agenzia Euractiv in una analisi del voto, è favorevole a un bando per la vendita di nuove automobili benzina e diesel dal 2030, cinque anni prima della data proposta dalla Commissione Ue nel pacchetto “Fit for 55”.

I verdi puntano anche a istituire un super-ministero per il clima con un potere di veto sulle legislazioni considerate in contrasto con gli obiettivi climatici.

Al contrario, i liberali hanno fatto della neutralità tecnologica la loro bandiera, quindi appoggiano le soluzioni di mercato (ad esempio sono favorevoli alla proposta Ue di creare un mercato della CO2 per il riscaldamento e i trasporti stradali), mentre non vedono di buon occhio uno stop al carbone prima della data già concordata del 2038.

Insomma i liberali non hanno messo il clima tra le condizioni essenziali per un loro eventuale ruolo al governo.

Gli esiti dei negoziati politici, in definitiva, dipenderanno in gran parte da quali concessioni i due grandi partiti (SPD e CDU), in lizza per guidare una coalizione a tre, vorranno fare ai verdi, e da quanto i verdi scenderanno a patti con i liberali.

Vedremo già nei prossimi giorni come si evolveranno le discussioni tra le diverse forze politiche, ricordando che la formazione del nuovo governo tedesco è un test fondamentale per capire anche il peso reale che potrà avere il clima nei negoziati a livello Ue sugli obiettivi per il 2030.