I falsi miti che rischiano di affossare la nuova direttiva sugli Edifici

Un documento dell'European Environmental Bureau fa chiarezza sulle misure previste dalla EPBD: standard minimi di prestazione energetica, edifici coinvolti, uscita dalle caldaie fossili, finanziamenti.

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La nuova direttiva Ue sugli edifici, cosiddetta EPBD (Energy performance of buildings directive), sta attraversando uno dei momenti più difficili dei negoziati tra Parlamento e Stati membri.

I recenti attacchi della Germania contro il testo, spinti dalla crescente forza dei liberali di Christian Lindner (attuale ministro delle Finanze) all’interno della coalizione di governo con Spd e Verdi, rischiano di complicare i colloqui e frenare il percorso della direttiva.

In Germania stanno montando le critiche alla EPBD, in particolare contro i previsti obblighi di ristrutturazione degli edifici; critiche analoghe le ha espresse anche il governo italiano, che da subito si è messo sulla difensiva rispetto alle novità introdotte dal testo europeo.

Tuttavia, molte posizioni contrarie si fondano su falsi miti che, a loro volta, alimentano la disinformazione.

È quanto osserva un breve documento pubblicato in queste settimane dall’EEB, European Environmental Bureau, rete di associazioni ambientaliste, assieme ad EPEE,  l’associazione che rappresenta l’industria europea della refrigerazione, della climatizzazione e delle pompe di calore.

Quali edifici saranno coinvolti

Un primo mito è che “tutti gli edifici saranno costretti a subire costose ristrutturazioni”.

Nella EPBD, si legge invece nel documento, gli standard minimi di prestazione energetica richiederebbero di migliorare le prestazioni degli immobili “peggiori”, portando, come primo step, gli edifici residenziali classificati F e G nella classe E entro il 2030.

Secondo le prime stime della Commissione europea, la proposta coprirebbe circa il 25-30% del parco immobiliare Ue.

Inoltre, la nuova direttiva prevede una nuova distribuzione delle classi energetiche, in relazione allo stato e alla distribuzione del patrimonio edilizio nazionale: la classe G corrisponderebbe al 15% degli edifici con le peggiori prestazioni a livello nazionale. Mentre la classe A corrisponderebbe al livello “Edifici a emissioni zero” (ZEB).

Di conseguenza, le classi da B a F saranno ricalcolate garantendo che abbiano un’equa distribuzione degli indicatori di prestazione energetica tra i due estremi opposti (A e G).

Il testo contiene anche numerose flessibilità o deroghe che potrebbero ridurre la copertura degli standard minimi. Ad esempio, ci sono esenzioni per edifici protetti e storici, edifici religiosi, abitazioni temporanee, immobili con superficie inferiore a 40 m2.

Gli Stati membri devono stabilire i loro piani nazionali di ristrutturazione (basati sulle linee guida della Commissione), consultandosi con le autorità regionali-locali; e sono incoraggiati ad adottare misure finanziarie per le ristrutturazioni profonde degli edifici con le peggiori prestazioni.

Gli Stati membri, inoltre, possono stabilire criteri specifici per il merito storico e architettonico degli edifici, anche se non sono ufficialmente protetti, mentre la Commissione europea dovrebbe stabilire linee guida per la loro ristrutturazione, in modo da garantire che il patrimonio culturale sia salvaguardato.

La faccenda delle caldaie a gas

Un altro mito è che “i proprietari di casa saranno costretti a sostituire le caldaie esistenti”. Non è vero.

L’attuale proposta impone agli Stati membri di preparare piani nazionali per eliminare gradualmente l’uso di combustibili fossili negli edifici entro il 2035, o al più tardi entro il 2040 se si dimostra che non è fattibile prima.

Fare affidamento principalmente sulle caldaie a gas per il riscaldamento, affermano EEB ed EPEE , sta legando il benessere dei cittadini alla volatilità del mercato dei combustibili fossili.

Poiché le caldaie “diventano sempre più obsolete rispetto ad altre tecnologie a causa della loro estrema inefficienza energetica e molte stanno giungendo al termine della loro vita, c’è proprio ora l’opportunità per la EPBD di fornire incentivi per sostituire le caldaie con tecnologie più efficienti come le pompe di calore”.

Tuttavia, ciò non significa che le caldaie funzionanti verranno bandite: “continueranno a funzionare finché non sarà necessaria/desiderata la sostituzione”.

Le abitazioni di nuova costruzione-ristrutturate “saranno semplicemente incentivate ad acquistare tecnologie di riscaldamento più efficienti e le caldaie, che sono già obsolete e inefficienti ora, non dovrebbero più essere disponibili come nuovi acquisti tra oltre 10 anni”.

Povertà energetica e investimenti

Si dice poi spesso che la direttiva “aumenterà la povertà energetica”.

Si stima, ricorda il documento, che attualmente 50 milioni di famiglie nell’Ue vivano in povertà energetica e riscontrano livelli inadeguati di servizi energetici essenziali nelle loro case.

Quindi ridurre il più possibile il fabbisogno energetico degli edifici è essenziale per affrontare la povertà energetica, che prevedibilmente metterà molte più famiglie in situazioni vulnerabili nel nostro attuale contesto (aumento dei prezzi all’ingrosso dell’energia, aumento dell’inflazione).

La EPBD affronterà questo problema incentivando la ristrutturazione e l’ammodernamento degli edifici con le prestazioni peggiori. La legge “garantirà che la responsabilità di ristrutturare ricada sui proprietari degli edifici (comprese le grandi banche o i gruppi privati) e non sui gruppi più vulnerabili, che spesso sono gli affittuari degli edifici con le prestazioni peggiori”.

Gli Stati membri potranno esentare da tali obblighi gli alloggi sociali di proprietà pubblica, se gli interventi dovessero comportare un aumento degli affitti.

Altra critica molto diffusa contro la EPBD è che le ristrutturazioni “graveranno sul portafoglio dei cittadini e dell’economia nazionale”.

È il contrario: spendere sempre più soldi per pagare le bollette energetiche di una casa inefficiente e con scarso isolamento termico è un costo non recuperabile.

Mentre spendere soldi per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e installare fonti rinnovabili è un investimento, che avvantaggia sia le famiglie che investono che gli Stati membri, per non parlare dei benefici per la comunità derivanti dalla riduzione delle emissioni inquinanti.

Inoltre, questi investimenti possono aumentare notevolmente il valore immobiliare, a vantaggio dei proprietari.

La revisione della EPBD dovrebbe poi assicurare finanziamenti pubblici e privati facilmente accessibili per effettuare i lavori. Il finanziamento speciale deve essere concesso a organizzazioni con capacità finanziaria e/o tecnica limitata come comunità energetiche, Pmi e autorità locali.

Si potrebbero istituire misure e programmi di sensibilizzazione e consulenza, come gli sportelli unici, per sostenere e guidare gli sforzi di ristrutturazione a livello locale.

Inoltre, sono necessari finanziamenti mirati per sovvenzionare le ristrutturazioni, soprattutto per le famiglie a basso reddito che vivono negli edifici con le peggiori prestazioni.

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