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Mille miliardi di dollari in rinnovabili sono tanti? La lotta per il clima ne chiede molti di più

Analisi e considerazioni dal nuovo rapporto Unep-BNEF sugli investimenti in tecnologie pulite.

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Se investire 1000 miliardi di dollari in fonti rinnovabili nei prossimi dieci anni in tutto il mondo vi sembra tanto, siete sulla strada sbagliata.

Dal 2010 al 2019 le fonti rinnovabili – esclusi i grandi impianti idroelettrici – hanno attirato investimenti per quasi tre volte tanto: 2.700 miliardi di dollari su scala globale. E quei mille miliardi impallidiscono anche di fronte allo sforzo richiesto per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall’accordo di Parigi, cioè limitare ben sotto 2 gradi l’aumento delle temperature medie terrestri in confronto all’età preindustriale.

Queste considerazioni emergono dal rapporto Global Trends in Renewable Energy Investment 2020 realizzato dal programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep: UN Environment Programme) in collaborazione con Bloomberg New Energy Finance (BNEF).

Torniamo ai mille miliardi di $: con questa cifra, secondo gli esperti che hanno preparato lo studio, si andrebbero a installare circa 826 GW di nuove fonti rinnovabili al 2030 a livello mondiale – sempre escludendo il grande idroelettrico – sommando i piani dei governi e quelli delle multinazionali.

Quindi meno dei 1.200 GW di rinnovabili sviluppati nel decennio precedente al costo di circa 2.700 miliardi di $; è bene ricordare che con il passare del tempo le tecnologie pulite, come l’eolico e il solare, diventano sempre più competitive perché diminuiscono i costi per l’installazione, operatività, manutenzione e così via: si parla di valori LCOE, Levelized Cost of Electricity, cioè il costo “tutto compreso”  per produrre energia elettrica con una data tecnologia per il suo intero ciclo di vita.

Ecco perché, ad esempio, nel 2019 gli investimenti in rinnovabili sono rimasti sostanzialmente piatti in confronto al 2018, con 282 miliardi di dollari vs 280 miliardi l’anno precedente, ma la capacità “verde” che si è potuta installare con quella somma di denaro è aumentata di una ventina di GW da un anno all’altro, da 164 GW nel 2018 a 184 GW dodici mesi dopo.

Tuttavia, il traguardo climatico fissato dall’accordo di Parigi richiederebbe di realizzare circa 3.000 nuovi GW di fonti pulite da qui al 2030, più del triplo di quanto già pianificato da governi e aziende.

Mille miliardi di dollari e 826 GW sono tanti, ma non così tanti, se i paesi puntano davvero a ridurre in modo drastico e urgente le emissioni di anidride carbonica per combattere il cambiamento climatico.

Di conseguenza, osserva l’amministratore delegato di BNEF, Jon Moore, “l’energia rinnovabile è a un bivio nel 2020”, perché “gli obiettivi ufficiali per il 2030 sono lontani da ciò che è richiesto per affrontare il cambiamento climatico”.

Tra i progressi ottenuti nel 2019, BNEF ricorda: 118 GW di nuova potenza installata nel fotovoltaico (record annuale); 30 miliardi di dollari investiti nell’eolico offshore, +19% sul 2018 (record annuale anche questo); 78 GW di potenza rinnovabile assegnata tramite aste competitive in tutto il mondo (un altro record, così come i 20 GW di rinnovabili assegnati con contratti PPA aziendali).

La lista dei record potrebbe continuare; eppure, governi e multinazionali sono chiamati a compiere uno sforzo maggiore, soprattutto adesso che si sta decidendo come spendere i finanziamenti multi-miliardari previsti dai piani di rilancio economico post-Covid.

Vedremo se l’Europa riuscirà a tenere il passo. Intanto una cinquantina di aziende e utility – tra cui Enel – che aderiscono alla piattaforma Re-Source, hanno scritto una lettera ai governi degli Stati membri Ue chiedendo di favorire, nei pacchetti di ripresa economica, gli investimenti in rinnovabili e in particolare gli investimenti regolati dai contratti corporate PPA, quei contratti di lungo termine che garantiscono forniture di energia 100% verde alle imprese.

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