“Non c’è più tempo” gridavano lo scorso venerdì migliaia di giovani in Piazza del Popolo a Roma. La richiesta è semplice e netta: una decisa accelerazione delle politiche ambientali e in particolare di quella climatica.

Greta, la ragazza svedese cui si ispirano, nella sua ingenua radicalità non riesce a capire la lentezza dei governi rispetto al riscaldamento del pianeta e invita all’azione.

In realtà, i segnali di un mondo in trasformazione sono molti, dalla rapidità della diffusione delle rinnovabili all’irrompere della mobilità elettrica. Ma i risultati complessivi sono certamente insufficienti, come dimostra il fatto che nell’ultimo biennio le emissioni mondiali di anidride carbonica sono aumentate di 1,1 miliardi di tonnellate, una quantità pari a tre volte il contributo italiano.

E visto che continuiamo a vomitare in atmosfera ogni anno 37 miliardi di tonnellate di CO2, Greta lancia messaggi taglienti ed efficaci. Ai potenti di Davos dice “Dovete entrare nel panico” e, con il suo stesso stile di vita sobrio, sottolinea l’importanza dei cambiamenti comportamentali.

Ma non c’è solo Greta. La preoccupazione per la crisi climatica prende le forme più diverse. Così, spunta l’Extinction Rebellion, ER, un gruppo che ha organizzato a Londra pacifici blocchi di strade e ponti per mobilitare opinione pubblica e stimolare il governo.

Iniziative che hanno portato nei giorni scorsi ad oltre 1.000 arresti e che registrano un interesse crescente.

Ed è significativo che anche una parte del modo della finanza abbia colto la gravità della situazione. Mark Carney e François Villeroy, governatori delle banche d’Inghilterra e di Francia, hanno lanciato nei giorni scorsi un drammatico appello: il rischio di una minaccia esistenziale a causa dei cambiamenti climatici è forte, con il rischio per importanti industrie di scomparire se non riescono a trasformarsi.

Le richieste di Greta come di Extinction Rebellion sono radicali, come quella di puntare ad un orizzonte “carbon free” entro il 2025-30 per i paesi industrializzati. Un obbiettivo irrealizzabile, ma una chiara provocazione verso governi troppo lenti.

In realtà si sta comprendendo che per battere la crisi climatica occorre rivedere lo stesso modello di sviluppo, vanno ridotte le diseguaglianze sociali, si devono ripensare gli stili di vita.

Tribunali per il clima

Per incidere sull’inerzia dei governi, oltre alle manifestazioni, sembrano essere efficaci anche le vie legali che vedono centinaia di casi aperti, in particolare negli Usa.

Interessante il caso dell’Olanda dove i giudici hanno imposto al Governo un innalzamento al 25% della riduzione delle emissioni rispetto al 1990 da raggiungere nel 2020 (cioè un obbiettivo più elevato di quanto richiesto dalla UE) sulla base del principio di precauzione e della Convenzione europea sui diritti umani.

L’azione, partita dall’associazione Urgenda, aveva ottenuto un primo successo in tribunale nel 2015 e un secondo alla Corte d’Appello nel 2018. Una vittoria simbolica considerando che nel 2017 il taglio delle emissioni olandesi era solo del 13%, ma che ha determinato una forte accelerazione delle politiche climatiche.

In effetti, il Governo conservatore ha appena approvato un Piano che propone una riduzione del 49% dei gas climalteranti al 2030 e l’adozione di  una carbon tax.

Ancora più interessante per i possibili riflessi internazionali è la causa contro la Shell presentata lo scorso 5 aprile dai Friends of the Earth olandesi, forti di una mozione sottoscritta da 30.000 persone di 70 paesi. Le richieste sono anche in questo caso drastiche: riduzione delle emissioni di CO2 del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010 e azzeramento al 2050.

Le mobilitazioni si estendono

Per tornare alle iniziative dei giovani, è interessante registrare come questo movimento non intenda fermarsi. Per il 24 maggio è stato indetto un altro sciopero per il clima in centinaia di città in tutto il mondo.

Ma quali sono le reazioni di fronte a questo nuovo fenomeno? Grande solidarietà da un lato: “I ragazzi che scendono in piazza per il clima sono i veri adulti. Noi adulti invece ci stiamo comportando come bambini”, ha dichiarato William Nordhaus, premio Nobel 2018 per l’economia.

Patetiche invece le campagne denigratorie contro Greta comparse su alcuni media – in Italia Il Messaggero, Libero e il Giornale – con messaggi rozzi, quasi a voler esorcizzare la nascita di un movimento in grado di mettere in discussione strategie politiche inadeguate e modelli di vita.

Malgrado le critiche, molti segnali indicano che queste mobilitazioni si stiano espandendo con una partecipazione e una diffusione su scala internazionale che non si vedeva da un cinquantennio.

Il 22 aprile 1970 si teneva la prima giornata della Terra e in quegli anni il movimento contro la guerra, l’autoritarismo e l’ambiente in quegli anni dilagò. Oggi i giovani che urlano ”non c’è più tempo” nelle piazze del mondo richiamano l’attualità di un pensiero di Victor Hugo: “Nulla è più potente quanto un’idea di cui sia giunto il tempo”.