L’Unione Europea apre agli aiuti pubblici al nucleare?

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Trapela la bozza di un documento della Commissione sugli aiuti di Stato all'energia: permetterebbe di dare sussidi pubblici al nucleare. A spingere per questi contributi all'atomo sono Francia e Inghilterra, ma la Germania non ci sta. Il futuro di questa fonte, insostenibile anche economicamente, dipende al solito dalla stampella degli Stati.

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Il nuovo nucleare senza aiuti pubblici non è economicamente sostenibile. Le due potenze europee che più puntano su questa tecnologia – Francia e Regno Unito – da tempo stanno facendo pressing affinché nuove regole a livello europeo permettano di sostenela con aiuti di Stato, ma l’idea non piace alla Germania, che con l’atomo ha deciso di chiudere.

I nuovi sviluppi del braccio di ferro risalgono a venerdì, quando la stampa ha diffuso la bozza di un documento della Commissione europea, il “Paper of the Commission Services containing draft guidelines on environmental and energy aid for 2014-2020“, nel quale appunto si definiscono le linee guida per gli aiuti pubblici all’energia dal 2014 al 2020.

Tra gli aiuti ammessi la bozza elenca quelli “alla protezione ambientale inclusa la cattura e lo stoccaggio della CO2, infrastrutture energetiche, capacity mechanisms (come il capacity payment che in Italia e in altri paesi soccorrerà i cicli combinati a gas messi in crisi dalle rinnovabili premiandoli per la loro flessibilità, ndr) ed energia nucleare”.

Vi si legge che “perseguire lo sviluppo dell’energia nucleare, in particolare facilitando gli investimenti, è un obiettivo citato nell’articolo 2 del trattato Euratom”. Gli aiuti, si evidenzia, potrebbero essere dati anche per facilitare il decomissioning e lo smaltimento delle scorie (già adesso peraltro quasi sempre a carico del pubblico: in Italia stiamo ancora pagando in bolletta per le centrali fermate negli anni ’80).

Immediata la reazione tedesca. La cancelliera Angela Merkel, interrogata in conferenza stampa sulla bozza e sull’eventualità di aiuti pubblici all’atomo, ha risposto secca: “La Germania ha votato contro e io sostengo questa decisione”.

La Commissione per contro precisa di non aver approvato il documento, che sarebbe in preparazione per una consultazione pubblica. “La Commissione Europea – spiega il portavoce Antoine Colombani – non vuole in nessun modo incoraggiare sussidi al nucleare. Tuttavia sembra che alcuni Stati desiderino farlo, ed essendo la Commissione incaricata di vagliare gli aiuti di Stato, quando un Membro ci notifica una misura, siamo obbligati ad esaminarla”.

Come detto non è una novità che in molti stiano spingendo in sede europea affinché l’atomo possa godere di incentivi pubblici, cosa che d’altra parte per certi versi già accade. La primavera scorsa era stato svelato un documento in cui Regno Unito, Francia, Polonia e Repubblica Ceca, chiedevano proprio questo alla Commissione e ai ministri UE per l’economia e l’energia. Un documento segreto con gli stessi contenuti, di paternità britannica, era già stato reso pubblico alcuni mesi prima, mentre è noto che la Francia insista affinché il nucleare venga riconosciuto come tecnologia low-carbon.

Per gli aiuti all’atomo tutto potrebbe essere più facile se il target europeo su clima ed energia per il 2030 – ancora da definire – fosse un unico obiettivo legato alla CO2 per le nuove strategie al 2030, in luogo di un target triplice su efficienza energetica, fonti rinnovabili ed emissioni. Questa – cioè di avere un obiettivo unico – peraltro è anche la posizione del nostro Governo.

Il nucleare, ricordiamo a costo di ripeterci, non avrebbe nessun futuro senza la stampella pubblica (si veda questo report uscito qualche giorno fa). La Francia ha appena stabilito un aumento delle bollette elettriche per coprire le perdite di EDF legate anche alla costruzione dei nuovi reattori. Negli Usa, dopo uno stop di 35 anni si è ricominciato a costruire reattori solo con lo stanziamento di un fondo di garanzia pubblico da 8 miliardi di dollari.

Ma il caso più clamoroso è probabilmente quello britannico. Il governo è in trattative con EDF affinché la compagnia francese investa circa 14 miliardi di sterline per costruire nuovi reattori in Gran Bretagna. Per convincere l’azienda, Londra ha già offerto un fondo di garanzia da 10 miliardi di sterline e sta trattando un accordo per il quale ai nuovi impianti verrebbe garantita per 35 anni una remunerazione di poco inferiore a 100 sterline per MWh. Si tratta di circa il doppio del prezzo di mercato attuale dell’elettricità e la differenza sarebbe a carico dei consumatori britannici (vedi qui).

Una soluzione che potrebbe trovare un ostacolo insormontabile a Bruxelles. Ovviamente a meno che le regole europee per gli aiuti di Stato non cambino nella direzione indicata dal documento trapelato.

 

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