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Per le costruzioni si parla di “ripresina”, anche grazie agli incentivi energetici

Dati e tendenze del settore delle costruzioni in Italia nel nuovo rapporto Fillea-Cgil. Gli incentivi, tra cui l’Ecobonus, hanno un ruolo fondamentale per attivare gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli edifici.

Il settore delle costruzioni sta iniziando a uscire, seppur timidamente, dalla crisi degli ultimi anni, grazie soprattutto agli interventi di riqualificazione favoriti dalle detrazioni fiscali.

Questo, in sintesi, è quanto emerge dal rapporto 2018 sull’andamento delle costruzioni in Italia, curato da Fillea-Cgil insieme alla Fondazione Di Vittorio (documento completo allegato in basso).

I vari incentivi, tra cui l’Ecobonus del 65% per la riqualificazione energetica, hanno “attivato” il 40,7% dei lavori di ristrutturazione avviati nel 2016, con una spesa complessiva pari a 28 miliardi di euro (erano 9 miliardi nel 2007 con una quota del 16% sul totale degli interventi).

Lo studio evidenzia anche la crescita degli investimenti pubblici: +10,4% nel 2016 in confronto all’anno prima e +23,9% nel 2017 rispetto ai dodici mesi precedenti, ma continua a restare molto larga la forbice tra risorse allocate e risorse realmente spese. L’edilizia, si legge poi nel rapporto, “è da sempre un 'volano' per l’intera economia, i suoi effetti moltiplicativi sono noti, possiamo sintetizzarli così: 1 miliardo di euro investito nelle costruzioni ha una ricaduta sul sistema economico per 3,5 mld e per l’occupazione fino a 50mila posti di lavoro, di cui 12mila direttamente nel settore delle costruzioni”.

Un punto importante riguarda l’occupazione. Il documento Fillea-Cgil sottolinea, infine, che (neretti nostri) “mentre da un lato la domanda va sempre più concentrandosi in segmenti specifici come la manutenzione straordinaria, il risparmio energetico, l’anti sismico, la rigenerazione urbana, l’uso di nuove tecniche costruttive e nuovi materiali, le imprese continuano a preferire le basse qualifiche (o a non riconoscere le reali professionalità rispetto alle declaratorie contrattuali), non investendo sulla crescita qualitativa delle maestranze”.

Il rapporto (pdf)