Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Benefici e limiti con il riscaldamento elettrico a infrarossi

I pannelli a parete elettrici si scaldano a 60-80 °C, irraggiano la loro energia nell’infrarosso, senza produzione di luce visibile e con una efficienza piuttosto elevata. C’è un interesse crescente per questa soluzione di riscaldamento degli ambienti, ma quali sono i benefici, gli svantaggi e i costi?

Come forse tante persone di una certa età, ricordo che mia nonna viveva d’inverno accanto a una stufetta elettrica, che si portava dietro stanza per stanza, visto che appena ci si allontanava un po’ dalle sue tre resistenze al calor rosso il gelo ti ripiombava addosso. E nonostante la scarsa efficacia, l’uso di quella misera stufetta pesava non poco sulle sue bollette elettriche.

Forse anche per questo noi italiani, paese dove l’elettricità è sempre costata cara, abbiamo abbracciato con ardore i riscaldamenti centralizzati a combustibili, fossero gasolio, metano o pellet e molto raramente quelli elettrici, pure diffusi in altri paesi.

Eppure, se ci si pensa, dal punto di vista dell’ambiente urbano, per sicurezza, versatilità e comfort non ci sarebbe nulla di meglio dello scaldarsi con l’elettricità: niente fumi, niente rischi di esplosioni o gas tossici, niente manutenzione, installazione velocissima, possibilità di autoprodursi parte dell’energia, massima efficienza (si può convertire in calore oltre il 90% dell’elettricità), rapidità di risposta e possibilità di dosare il riscaldamento con precisione nel tempo e nello spazio.

Forse a rendere più popolare il riscaldamento elettrico anche da noi, sarà una sua variante relativamente nuova: quella basato su pannelli a parete, che, scaldandosi solo a 60-80 °C, irraggiano tutta la loro energia nell’infrarosso, senza produzione di luce visibile e quindi con una efficienza molto maggiore di quella della stufetta della nonna.

I pannelli, che hanno lati dai 30 centimetri in su e potenze che vanno dai 200 ai 1000 watt, sono leggeri, spessi pochi centimetri e variamente colorati o decorati nella parte esterna radiante. Viste dimensioni e peso ridotti, vengono appesi alle pareti come dei quadri (in alcuni casi ci si può anche stampare sopra una foto) e basta attaccare la spina perché inizino a funzionare.

In genere sono anche dotati di una centralina programmabile, che modula la loro potenza in base alla temperatura da mantenere, all’ora del giorno e alla stanza dove si trovano, così da contenere i consumi.

«Il vantaggio principale dei pannelli radianti è che scaldano persone e altri corpi solidi, senza scaldare l’aria.», ci dice Federica Marniga, di Celsiuspanel, che produce pannelli con la superficie radiante in cristallo. «L’irraggiamento infrarosso investe i corpi sia direttamente, sia rimbalzando sulle pareti, un po’ come la luce del sole, e come quella dà subito una sensazione di calore. Intanto, però, le radiazioni vengono assorbite anche da mura, soffitto, pavimento e arredi, che scaldano così l’aria della stanza in modo uniforme, contribuendo poi, con il tanto calore accumulato, a mantenerla costante a lungo. Per confronto, i radiatori, che funzionano per convezione, rimescolano l’aria e sollevano la polvere, producendo temperature più alte in alto e più fredde in basso».

Ma quanti pannelli servono per ogni stanza? «Il riscaldamento elettrico può essere usato sia come integrazione di uno tradizionale, sia come sua sostituzione integrale», spiega Gino Tonella, titolare della Thermal Technology, che costruisce pannelli in fibra di carbonio. «Esempio classico del primo caso è quello del bagno, dove un pannello radiante sostituisce molto meglio, e con più sicurezza, il classico termoventilatore. Oppure si possono usare in stanze molto fredde, o in case, penso a quelle di campagna, dove solo alcune stanze sono riscaldate con camini o stufe a legna».

Secondo Tonella il riscaldamento elettrico può però «sostituire quelli a combustibili, ma è opportuno farlo solo se la casa ha un buon isolamento termico, altrimenti, visto che gli infrarossi riscaldano soprattutto i muri, gran parte dell’energia finirà sprecata. Diciamo che una casa energeticamente scadente, come sono in media quelle italiane, e che richieda 80 watt/m2 di riscaldamento, avrebbe bisogno di circa 1000 watt per stanza, accesi mediamente per 5 ore al giorno alla massima potenza, per mantenere una temperatura gradevole».

Marniga è invece più ottimista: «Anche noi consigliamo di usare i nostri pannelli come riscaldamento esclusivo solo in case dalla classe energetica D in su. Visto però che i nostri pannelli migliori sono più performanti della media, grazie a un piccolo radiatore in alluminio posteriore, ne può bastare anche uno solo da 550 watt di potenza, per mantenere caldi circa 18 metri quadrati di superficie».

Precisa meglio l’ingegner Roberto Crivellaro, della Aerfrigor che produce i pannelli radianti in metallo Thermojoy. «Si può calcolare che in media servano circa 300 watt per ogni 5 mq di pavimento, quindi una stanza normale richiede 4 dei nostri pannelli da 300 watt, che, si può stimare, in una casa termicamente poco isolata debbano poi restare attivi per circa 8 ore al giorno».

Con questi dati si può avere un’ idea del costo di questo tipo di riscaldamento: una casa di classe D, con una ottantina di m2 da scaldare richiederebbe circa 3-4000 Watt di potenza che, in funzione per 8 ore al giorno, porterebbero i consumi a circa 24-32 kWh quotidiani.

Considerando 180 giorni di riscaldamento, al centro-nord Italia si arriva a un consumo annuo per questo scopo di 4.300-5.700 kWh, che, a 29,71 centesimi/kWh (tariffa per i consumi 5000-15.000 kWh annui), portano la bolletta a circa 1300-1700 euro l’anno, che naturalmente scendono se la casa è meglio isolata, in zone più calde o l’utente si autoproduce parte dell’elettricità.

Attenzione, però, che a questi i costi occorre aggiungere quelli per produrre l’acqua sanitaria, che, a differenza di riscaldamenti a gas o pompe di calore, richiede un sistema a parte.

E, naturalmente, può scegliere questa soluzione solo chi ha una potenza installata al contatore ben più alta dei consueti 3 kW domestici italiani. È quindi evidente che per questo tipo di prodotti e per i loro utilizzatori, la riforma della bolletta elettrica, che farà progressivamente terminare la penalizzazione di prezzo per i forti consumatori, si preannuncia come una benedizione.

Ma quanto costano i pannelli elettrici radianti? Si va dai 210 euro per un 500 watt della Thermal Technology, che li costruisce in Romania, ai 300 euro per un 300 watt della Thermojoy, fino al “top di gamma” della Celsiuspanel, con prezzi fra i 600 e i 1.200 euro per le stesse potenze.

Considerando una media di 1 euro a watt, l’impianto della casa dell’esempio precedente verrebbe sui 3-4.000 euro, poco meno di un nuovo impianto a gas e molto meno di un impianto a pompa di calore, per i quali bisogna però anche considerare i costi di manutenzione, i controlli periodici e la maggiore possibilità di guasti.

Su questi prezzi si può godere dello sconto fiscale del 50%, ma solo se l’acquisto dei pannelli rientra in un progetto di ristrutturazione edilizia, per esempio abbinati a un impianto fotovoltaico, ma non per i pannelli venduti singolarmente. «Ma almeno questo tipo di riscaldamento ha un altro e unico vantaggio - ricorda Crivellaro - se uno si trasferisce, se lo può portare dietro ».

Complessivamente, però, pare che questo tipo di impianto di riscaldamento, “ideale” per molti versi, non sia nella maggior parte dei casi ancora competitivo con quelli, molto meno ideali, attualmente utilizzati. Ma comunque i suoi molti vantaggi lo stanno cominciando a far diventare una opzione da considerare anche in Italia, soprattutto in case con classe energetica alta e abbinato al fotovoltaico (con scambio sul posto e magari accumuli, per massimizzare l’utilizzo dell’elettricità solare).

«In effetti - conclude Marniga - stiamo riscontrando un interesse crescente per questa soluzione, anche per motivi di benessere: una famiglia che ha installato un impianto a pannelli radianti, ci ha scritto che la loro bambina allergica è migliorata, probabilmente perché il calore ad infrarossi evita di sollevare e far respirare, polvere e allergeni».

Le tre foto in questo articolo (dall'alto): pannelli radianti elettrici Thermojoy, Celsius e Thermal Technology.





Commenti

Stesso COP di una normale stufetta!

Il rendimento di un sistema di riscaldamento si misura con il COP (coefficiente di prestazione) che per il primo principio della termodinamica non potrà mai essere superiore ad 1 per un sistema che semplicemente trasforma l'energia elettrica in energia termica e sarà molto simile tra una stufetta della nonna e questi pannelli, che pertanto non hanno nessun contenuto tecnologicamente innovativo, ma solo un miglioramento puramente estetico.
L'unico modo per avere un sistema di riscaldamento con COP > 1 è quello di utilizzare una fonte di calore esterna attraverso una pompa di calore (come con i comuni condizionatori).

@francesco veronese

@francesco veronese

Ostia!... il kitegen!... era da almeno 2 anni che non ne sentivo parlare1

Lei che e' autore di libro di testo universitario e conosce il coseno > 1, potrebbe dirmi/dirci quanti MWh ha prodotto fin'ora un qualsiasi sitema eolico d'alta quota Kitegen?... le lascio la liberta' di scegliere quello, fra i tanti, che lei preferisce.

Ahahaahah... kitegen!... ahahah....

Per me rimane un abomino

Per me rimane un abomino termodinamico (riscaldare con resistenze elettriche).. e anche costoso (bisognerebbe ricordare che nella nuova riforma delle tariffe elettriche si sposterà parte dei costi che adesso sono addebitati alla componente variabile verso la componente fissa.. e se voglio utilizzare queste resistenze elettriche per riscaldare, dovrò aumentare in modo significativo la potenza allacciata)
..e poi si va ad aumentare la richiesta di energia elettrica proprio nei mesi in cui il FV non produce!!
..può aver senso al massimo in una stanza "sfortunata".. come pezza.. se dovessi pensare ad una casa dall'inizio sicuramente non li prenderei in considerazione..

Interessante articolo,

Interessante articolo, peccato ci sia l'ennesimo riferimento fuori posto al fotovoltaico, con accumulo questa volta, tanto caro all'autore.... riuscirebbe a citarlo anche se scrivesse una ricetta di cucina... :-)

Dovrebbe essere evidente, dopo anni che se ne parla, che il FV nei mesi in cui le case necessitano di riscaldamento ha una utilita' quasi nulla, con o senza accumulo... e nei pochi casi in cui lo si voglia veramente utilizzare a tale scopo i costi sono comunque molto alti.

In base ai dati dei rapporti del GSE e di Terna, nei 4 mesi da novembre a febbraio il FV italiano produce in media con un fattore di capacita' del 10%... mediato su tutto il territorio nazionale, sia chiaro, quindi il canonico impianto da 3 kWp genera poco piu' di 7 kWh/giorno... da confrontare con i 20-30 kWh citati nell'articolo... chiunque pensi di utilizzare elettricita' da FV per scaldare casa nel nord italia e' completamente fuori strada... forse sarebbe il caso di specificarlo, no?

R.