Nuove spaccature nel governo tra Lega e Movimento 5 Stelle per quanto riguarda la politica energetica: dopo le divisioni che avevano accompagnato le vicende del gasdotto TAP (vedi QualEnergia.it) sono le “trivelle” nei mari italiani a riaprire le polemiche interne all’esecutivo.

Ricordiamo che il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Davide Crippa, ha appena annunciato che è pronto un emendamento al Decreto Semplificazione per sospendere le attività di prospezione e ricerca petrolifera.

Con questa mossa, il MiSE prova a correggere il tiro in seguito alle accuse al governo di aver tradito la vocazione ambientalista del M5S, avendo firmato i decreti che autorizzano la società americana Global MED a eseguire nuove ricerche di petrolio e gas nel Mar Ionio.

Ma il senatore leghista Paolo Arrigoni, coordinatore energia del partito di Matteo Salvini, ha dichiarato ieri su Facebook che l’emendamento proposto da Crippa è “profondamente sbagliato”, perché finirebbe per bloccare (neretti nostri) “qualsiasi nuova attività anche oltre le 12 miglia dalle coste, mettendo ulteriormente in difficoltà il nostro Paese, che già dipende per l’80% dell’energia dall’estero, con un conseguente costo delle bollette di luce e gas per famiglie e imprese italiane maggiore rispetto a quelle degli altri Paesi”.

A breve giro è arrivata, sempre tramite Facebook, la risposta di Davide Crippa, che si dice “molto stupito” per le dichiarazioni di Arrigoni.

“La produzione di petrolio e gas sul nostro territorio supera a stento il 10% del consumo di queste fonti e le bollette delle famiglie dipendono da altri fattori”, sostiene il sottosegretario del M5S, aggiungendo poi che (neretti nostri) “l’emendamento prevede proprio la messa a punto di un Piano per tutelare l’ecosistema, individuando aree idonee con conseguente valutazione degli impatti in termini ambientali”.

Resta quindi da vedere quale sarà la posizione a prevalere nelle prossime discussioni politiche sull’emendamento voluto dal MiSE.

Una parte della polemica si è poi spostata sulla coerenza delle recenti affermazioni degli esponenti leghisti (tra gli altri, il sottosegretario all’Ambiente Vannia Gava ha detto di non approvare un’impostazione tutta volta a dire No) con gli argomenti sostenuti dalla Lega nella campagna del referendum sulle trivelle del 17 aprile 2016.

In quell’occasione, infatti, la Lega si era schierata contro il governo Renzi e chiedeva di votare SI per bloccare le trivelle, abrogando la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia senza limiti di tempo, quindi fino alla durata di vita utile del giacimento.