Sospensione fino a un massimo di tre anni dei permessi di prospezione e ricerca petrolifera già rilasciati, tanto da bloccare numerose autorizzazioni pendenti: il Governo corre ai ripari dopo le polemiche dei giorni scorsi sui decreti firmati dal MiSE, che consentono alla società americana Global MED di effettuare nuove prospezioni geofisiche nel Mar Ionio per scoprire se quei fondali contengono risorse di petrolio e gas (vedi QualEnergia.it).

Così il ministero dello Sviluppo economico, in una nota, annuncia che è pronto un emendamento al Decreto Semplificazione in cui si afferma che (neretti nostri) “le attività upstream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità”.

L’emendamento prevede anche l’introduzione di un Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PTESAI) che, spiega il sottosegretario al MiSE con delega all’energia, Davide Crippa, “andrà definito e pienamente condiviso con Regioni, Province ed Enti Locali e individuerà le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale e quelle non idonee a tali attività”.

E fino all’approvazione di questo piano, chiarisce Crippa nella nota, saranno sospese le attività petrolifere che hanno già ottenuto i relativi permessi, oltre ai procedimenti in corso per valutare nuove autorizzazioni.

“Grazie a tale moratoria”, termina la nota del MiSE, “sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio.

Vedremo nei prossimi giorni come andranno le discussioni sul provvedimento nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato.

La correzione di rotta arriva dopo le accuse all’esecutivo, da parte dei Verdi, delle associazioni ambientaliste, del coordinamento nazionale No Triv e di vari esponenti politici (uno su tutti, il governatore pugliese Michele Emiliano) di non essersi assunto la responsabilità politica dei decreti per nuove prospezioni petrolifere nei mari italiani.

Già il 7 gennaio, quindi prima dell’annuncio dell’emendamento, Angelo Bonelli dei Verdi faceva notare in un post di Facebook che le tre autorizzazioni per il Mar Ionio erano state firmate dal direttore generale del MiSE guidato da Luigi Di Maio, e non dal precedente governo come invece sosteneva Di Maio.

L’esecutivo precedente, si legge nel post di Bonelli, “irresponsabilmente” aveva avviato le procedure amministrative con pareri positivi dei ministeri competenti.