Tecnologie pulite in Europa, i Paesi del Nord dominano in tutti i settori

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Gli Stati scandinavi e la Germania trainano la transizione verde del Vecchio Continente: un'analisi dei dati Bruegel sulle filiere di eolico, solare, veicoli elettrici, e pompe di calore.

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In Europa la Germania è l’hub principale in quasi tutte le tecnologie per la produzione di energia rinnovabile, e in generale i Paesi del Nord guidano lo sviluppo.

Lo mostra l’European Clean Tech Tracker di Bruegel, think tank europeo specializzato in economia, che ha fatto il punto sulle principali tendenze su innovazione, produzione e implementazione di eolico, solare, veicoli elettrici e pompe di calore (link in basso).

Solare, i Paesi Bassi dominano nell’installato pro capite

In Europa sono stati prodotti 26 GW di polisilicio, 1 GW di lingotti, circa 1 GW di wafer, circa 2 GW di celle, più di 14 GW di moduli e 82 GW di inverter nel 2023 (si noti però che la capacità produttiva di polisilicio e gli inverter non sono dedicati esclusivamente al solare fotovoltaico). Germania e Francia hanno la maggiore presenza manifatturiera, con rispettivamente 16 e 13 stabilimenti.

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Nell’ambito di RePowerEU, la strategia dell’Ue mira a installare 420 GW di capacità solare aggiuntiva entro il 2030 per portare il dato a 585 GW. Ciò implica che ogni anno dovrebbe essere aggiunta una nuova capacità di circa 48 GW.

La Germania domina anche nella classifica della potenza installata, ma un confronto tra i Paesi contando la capacità pro capite consente un paragone più equo: i Paesi Bassi sono in testa con 1,1 kW pro capite, seguiti dalla Germania con 0,8 kW e dal Belgio con 0,6 kW.

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Sul fotovoltaico peraltro l’Ue ha studiato una nuova strategia con l’intenzione di puntare anche agrovoltaico, fotovoltaico galleggiante su bacini idrici e offshore, fotovoltaico integrato negli edifici, nei veicoli e nelle infrastrutture di trasporto, per raggiungere gli obiettivi al 2030.

È stato l’argomento centrale di una consultazione pubblica aperta a inizio marzo e terminata il 2 aprile, che mirava a superare i principali ostacoli del settore, normativi e non (autorizzazioni su terreni e bacini idrici, accettazione da parte dell’opinione pubblica, costi di investimenti elevati).

La leadership tedesca nell’eolico europeo

Il mercato globale delle turbine eoliche è dominato da dieci grandi aziende manifatturiere, che soddisfano l’88% della domanda. Cinque di queste hanno sede in Ue: Vestas, Siemens Energy, Enercon, Nordex SE e GE Renewable Energy.

In termini di componenti specifici, nel 2022, la capacità produttiva europea era di circa 25 GW per le pale, 28 GW per le gondole (gli involucric eh racchiudono il generatore) e 2,1 milioni di tonnellate per le torri. Gli impianti produttivi sono presenti in diversi Paesi europei, ma sono concentrati soprattutto in Germania, Danimarca e Spagna.

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Sempre nell’ambito del RePowerEU, l’Ue mira ad espandere la capacità eolica installata a 420 GW entro il 2030, richiedendo uno sviluppo medio annuo di 28,5 GW da qui al 2030.

Nel 2022, ultimo anno di cui Bruegel dispone di dati completi, gli Stati membri dell’Ue hanno aggiunto complessivamente 15,6 GW di nuova capacità, che aumenta a 18,4 GW incorporando Norvegia e Regno Unito. La capacità installata totale, che comprende sia installazioni onshore che offshore, ha raggiunto i 203,5 GW per l’Ue, aumentando a 237 GW incorporando anche gli altri due Paesi. Di questo totale cumulativo, il 12% (29 GW) sono installazioni offshore, mentre l’88% (207 GW) sono installazioni onshore.

La Germania è in testa con 58 GW di capacità onshore e 8 GW di capacità eolica offshore installata, seguita dalla Spagna con 30 GW di capacità onshore e dal Regno Unito con 15 GW di capacità onshore e 14 GW di capacità offshore.

A proposito della Spagna, Madrid si è recentemente dotata di una “Carta dell’energia eolica” contenente le principali linee di intervento per accelerare gli investimenti nel settore, come criteri non di prezzo per le gare pubbliche e l’istituzione di un marchio “Made in Europe” per contrastare il dominio della Cina.

Batterie

Per quanto riguarda invece le batterie, le stime di Bruegel per il 2023 affermano che l’Ue abbia una capacità di produzione di celle di 204 GWh, a fronte di una domanda di 210 GWh (sia per i veicoli elettrici che per i sistemi di stoccaggio dell’energia).

La mappa in basso mostra la localizzazione delle fabbriche di batterie operative e in costruzione in Europa al 2023, che ammontano complessivamente a poco meno di 600 GWh.

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La crescita delle pompe di calore

Il Net-Zero Industry Act (NZIA) fissa un obiettivo di capacità produttiva per le pompe di calore a 31 GW all’anno entro il 2030. Tuttavia, la European Heat Pump Association (EHPA) suggerisce che, anche in uno scenario di crescita conservativo, questa potrebbe raggiungere circa 47 GW all’anno entro il 2030.

Precisiamo che per quanto riguarda l’Europa si parla quasi esclusivamente di pompe di calore aria-acqua e geotermiche, mentre la Cina resta il principale fornitore di compressori per pompe aria-aria.

Lo stock di pompe di calore nel nostro Continente ammonta a 19,8 milioni di unità, per una capacità termica di circa 174 GW. L’espansione è però frenata dalla decisione della Commissione Ue di congelare il suo piano d’azione per installare 30 milioni di unità aggiuntive entro il 2030.

L’Italia è il Paese con il maggior numero di impianti di produzione di questi dispositivi (27), seguita dalla Germania (24) e dalla Francia (17).

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Il nostro Paese è però settimo nella classifica di dispositivi installati sulla percentuale di famiglie presenti (12,1%). La Norvegia è in testa con il 65% dei nuclei che Bruegel stima possiedano una pompa di calore, seguita da Finlandia (56%) e Svezia (46%).

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