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I dossier energia e clima alla prova delle elezioni europee 2024

Dal 6 al 9 giugno i cittadini dell'Ue votano per rinnovare il Parlamento europeo che sceglierà la nuova Commissione. L'ascesa della destra euroscettica frenerà la politica climatica comunitaria?

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In un recente sondaggio di Eurobarometro, condotto per conto della Commissione europea, i cittadini hanno indicato l’azione contro il cambiamento climatico come una delle quattro principali priorità che vogliono che il Parlamento europeo affronti nell’immediato futuro, unita al sostegno dell’economia e battuta solo dalla lotta alla povertà e al miglioramento della salute pubblica.

La perdita di influenza dei partiti storicamente europeisti e più favorevoli all’azione per il clima, unita all’aumento della rappresentanza del gruppo politico della destra conservatrice euroscettica, potrebbe però ridurre le ambizioni climatiche dell’emiciclo, che si rinnoverà con le elezioni del 6-9 giugno.

Rappresenta un campanello d’allarme ad esempio il voto dello scorso luglio del Parlamento europeo sull’estensione delle norme della direttiva per le emissioni industriali agli allevamenti bovini, responsabili di elevate quantità di emissioni di metano. Misura che fu bocciata con la complicità del PPE.

I gruppi politici europei che secondo le proiezioni rischiano il ridimensionamento sono i Verdi e il centro-destra moderato, di cui l’attuale presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, è espressione. In questo dato si può leggere potenzialmente anche una critica  all’operato della Commissione e al Green Deal.

Nelle scorse elezioni, quelle del 2019, i partiti ambientalisti ottennero ottimi risultati in mezzo a un’ondata di preoccupazione pubblica sul clima e grazie anche alla spinta dei giovani attivisti in sciopero di Fridays for Future. Diversi commentatori le definirono infatti “le prime elezioni sul clima”.

L’esito portò Von Der Leyen a presentare un ambizioso programma sul clima per ottenere l’approvazione del Parlamento europeo. Con la sua strategia Green Deal per rendere l’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, l’esecutivo dell’Ue decise cinque anni fa di consolidare il ruolo di leadership climatica dell’Unione nel mondo.

Anche se la transizione verso l’energia pulita sembra ormai inarrestabile, resta da vedere quanto resterà centrale la questione nell’agenda della prossima Commissione. Oggi gran parte dei politici e degli osservatori chiedono che venga dato seguito alla strategia di crescita green del blocco degli ultimi quattro anni. Vorrebbero un “Green Deal europeo 2.0” che si concentri maggiormente sulla politica industriale e sulla ricerca di un modo che consenta all’Ue di consolidare la sua forza nella corsa alle tecnologie rinnovabili, dove oggi domina la Cina.

Gli anni in cui la nuova Commissione europea si troverà a lavorare, nel ciclo 2024-29, saranno cruciali non solo per l’azione globale sul clima – con gli scienziati che affermano che limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiede che le emissioni globali di gas serra raggiungano il picco prima del 2025 al più tardi, e siano ridotte del 43% entro il 2030 – ma anche per raggiungere gli obiettivi che il blocco si è già dato, tra i quali quelli al 2030, sui quali bisognerà tirare una linea a fine mandato.

L’attuale legislatura ha fatto una vera e propria corsa contro il tempo per chiudere il maggior numero possibile di dossier relativi al Green Deal prima che il Parlamento europeo venga rinnovato. Dopo la COP28 di Dubai sono state concluse le discussioni su diversi temi cruciali: i prodotti da costruzione, la due diligence aziendale, la direttiva sulle prestazioni degli edifici, la riforma del mercato elettrico, le norme Euro 7 sui gas di scarico per le automobili e sui rifiuti da imballaggio e (accordo raggiunto ieri) sulle emissioni di camion e autobus,

Su diversi di questi fascicoli legislativi sull’energia e sul clima, la plenaria non ha ancora espresso il voto finale, ma, come nel caso della direttiva Case Green o della Legge sul Ripristino della Natura, c’è un accordo finale tra i governi degli Stati membri e il Parlamento, quindi – in teoria – il voto in plenaria dovrebbe essere soltanto una formalità.

Restano in sospeso altri dossier, come la revisione dell’etichetta energetica degli impianti di riscaldamento nell’ambito del cosiddetto Ecodesign, che deve essere effettuata entro il 2025/2026.

Nel frattempo è in arrivo un altro importante dibattito sulla politica climatica comunitaria. Ruoterà attorno a un nuovo obiettivo provvisorio fissato per il 2040: entro quell’anno il commissario per il clima Wopke Hoekstra ha affermato che intende attuare un piano per una riduzione del 90% dei gas serra, sul quale soltanto pochi Paesi si sono già schierati.

Tra questi la Polonia, che con il passaggio di consegne tra Mateusz Morawiecki e Donald Tusk al governo ha già impresso una svolta alla sua politica climatica, mostrandosi favorevole dopo tanto ostruzionismo. La Commissione presenterà una proposta il 6 febbraio, ma il dibattito durerà mesi e la decisione finale spetterà alla prossima Commissione, al Parlamento rinnovato e agli Stati membri.

All’interno dell’attuale emiciclo, la maggioranza (composta dai partiti moderati PPE, S&D e Renew con il supporto dei Verdi e spesso della sinistra di The Left) che ha supportato le politiche climatiche comunitarie è stata molto solida.

Secondo un report di ECCO Climate, think tank italiano, che ha preso in esame 21 votazioni del pacchetto clima Fit for 55 e REPowerEU, il numero di parlamentari che ha sostenuto le legislazioni climatiche è stato sempre superiore ai 400 voti, ben al di sopra della soglia di maggioranza (fissata a 353). Nel caso dell’estensione del voto finale sul Fondo Sociale per il Clima e dell’estensione dell’ETS al settore dell’aviazione si sono superati i 520 voti favorevoli.

Starà alle nuove istituzioni che a metà anno entreranno in carica proseguire in questo solco e consolidare la posizione dell’Ue come forza promotrice della lotta al cambiamento climatico e della transizione energetica. Un ruolo fondamentale verrà svolto dal PPE e da quanto l’influenza dell’ultradestra su quest’ultimo lo spingerà a schierarsi contro le iniziative green dell’Europa che verrà.

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