Poco chiari e altrettanto poco ambiziosi, totalmente disallineati rispetto all’obiettivo dell’impatto climatico zero nel 2050: così sono i Piani nazionali per l’energia e il clima (PNIEC) inviati dai paesi Ue a Bruxelles, secondo le analisi appena pubblicate da Ecologic Institute-Climact (vedi anche la posizione di Enel sul PNIEC italiano e la nostra raccolta con tutti gli interventi).

Dal documento Planning fot net zero: assessing the draft national energy and climate plans (allegato in basso) commissionato dall’European Climate Foundation, emerge che i programmi dei diversi Stati membri sono molto lontani dal considerare in modo adeguato i traguardi su fonti rinnovabili, efficienza energetica, riduzione delle emissioni inquinanti (vedi anche le considerazioni di WindEurope).

Con la parziale eccezione della Spagna, si legge nello studio, tutte le nazioni Ue hanno meritato punteggi particolarmente bassi, con una media di 28,9 su un totale massimo di 100 punti suddivisi in una serie di parametri in tre categorie: adeguatezza degli obiettivi all’orizzonte 2030/2050, chiarezza e dettaglio delle misure con cui raggiungere la de-carbonizzazione, qualità e trasparenza del processo con cui è stato definito l’intero piano, ad esempio grazie al coinvolgimento di tutti gli operatori interessati.

La tabella sotto riassume i risultati.

Vediamo che l’Italia è nella parte finale della classifica, avendo raccolto appena il 26,9% dei punti totali disponibili; da notare anche la pessima posizione della Germania, terz’ultima, gravata dalle incertezze sul futuro del suo mix energetico ancora fortemente agganciato al carbone, anche se il cancelliere Angela Merkel sta iniziando a parlare di una possibile carbon tax (vedi qui).

Al primo posto troviamo invece la Spagna, davanti a Francia, Grecia e Svezia.

In sostanza, quindi, nei piani elaborati finora dai vari paesi manca un esplicito riferimento alle soluzioni da adottare per ottenere un mix energetico a impatto climatico zero entro metà secolo, in linea con gli accordi di Parigi e con le raccomandazioni scientifiche sull’evoluzione del surriscaldamento globale.

Più in dettaglio, tra le mancanze del piano dell’Italia, lo studio sottolinea lo scarso livello di dettaglio sulle future politiche volte a ridurre le emissioni di CO2 nei settori non coperti dall’ETS (Emission Trading Scheme), come l’edilizia e i trasporti, oltre allo scarso livello di dettaglio sulle misure per promuovere le fonti rinnovabili.

Quello di cui abbiamo bisogno, ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, nel commentare lo studio dell’European Climate Foundation (neretti nostri), “è un piano nazionale coerente con l’Accordo di Parigi, che punti ad un futuro energetico al 100% rinnovabile e sull’efficienza energetica per ridurre consumi e importazioni; che acceleri la transizione fuori dalle fonti fossili (cancellando gli assurdi sussidi diretti e indiretti previsti), che renda davvero possibile l’uscita dal carbone al 2025”.

Così l’associazione ambientalista ha diffuso un documento con dieci proposte di modifica al PNIEC, che includono misure per accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e la de-carbonizzazione dei trasporti, con particolare riguardo alla mobilità elettrica.

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