Quante aste ci saranno per le rinnovabili, quando e con quali volumi di capacità disponibile? Cosa pensano di fare gli Stati membri per semplificare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi impianti? Quali misure saranno prese in considerazione per sostituire/ammodernare gli impianti giunti a fine vita?

Nei Piani nazionali su energia e clima (PNIEC) trasmessi dai vari paesi a Bruxelles ci sono parecchi buchi, che mettono a rischio il raggiungimento degli obiettivi sulle tecnologie pulite al 2030.

E l’Italia non fa eccezione: anche il suo piano, al pari di tanti altri, nel complesso è ritenuto “insufficiente” da WindEurope, la lobby europea dell’eolico che durante il suo meeting annuale a Bilbao ha presentato un’analisi sulle strategie definite dai diversi governi .

Il punto, osserva l’associazione, è che i paesi hanno previsto l’installazione di buone quantità di nuove turbine eoliche, ma senza poi spiegare in dettaglio come intendano arrivare ai traguardi prefissati.

In sostanza, i piani nazionali mancano di chiarezza, precisione e visibilità di lungo termine.

La mappa sotto chiarisce bene quello che intende WindEurope quando afferma che “un impegno non è un piano”, “a pledge is not a plan”: nessun paese europeo ha meritato un giudizio positivo per l’insieme del suo programma dedicato alle rinnovabili e all’eolico in particolare.

Le informazioni inserite nei piani sono ancora troppo vaghe. Difatti, in due delle sei categorie considerate da WindEurope, l’Italia ha ottenuto il voto peggiore perché l’argomento è stato solo menzionato: “The issue is mentioned only”.

Parliamo dei calendari delle aste eoliche e dei contratti PPA per le rinnovabili, Power Purchase Agreement, dove continuano a mancare gli strumenti normativi indispensabili per consentire il loro utilizzo su vasta scala (vedi qui come si sta muovendo il mercato italiano dei PPA).

Il voto più alto assegnato da WindEurope all’Italia (vedi “pagella” qui sotto) è per le misure a sostegno dell’elettrificazione dei consumi energetici, anche se tali misure si fermano al medio termine e quindi potevano essere più ambiziose.

Per quanto riguarda, invece, le autorizzazioni e il fine vita degli impianti, la regolazione dei mercati energetici e le attività di ricerca e innovazione, il nostro paese, secondo WindEurope, ha inserito delle proposte poco dettagliate che in sostanza non permettono di sbloccare nuovi investimenti eolici.