Difficile che un attestato di prestazione energetica pagato 30 euro sia effettivamente qualcosa di più di un pezzo di carta e che sia veramente in grado di dire qualcosa sui consumi di un edificio e su come ridurli.

Non a caso, secondo l’ordine degli ingegneri, il costo di questa certificazione, obbligatoria per vendere o affittare un edificio, si dovrebbe aggirare intorno ai 150-200 euro.

Eppure l’ALer (Azienda Lombarda di edilizia residenziale) di Pavia-Lodi, un ente pubblico, nei giorni scorsi ha pubblicato un bando in cui offriva per la redazione di 98 attestati di prestazione energetica un importo massimo presunto di 3.000 euro, appunto circa 30 euro per ciascun APE.

Solo l’intervento del Consiglio Nazionale Ingegneri ha portato l’ente a ritirare la proposta. “Una cifra del tutto inadeguata che ha riportato alla mente l’ormai celebre bando da 1 euro del comune di Catanzaro che ha scatenato la reazione indignata dei professionisti, in particolare quelli tecnici”, commenta Michele Lapenna, responsabile bandi CNI.

Accortosi del bando nel suo consueto monitoraggio, il CNI ha chiesto alla stazione appaltante, con segnalazione ad Anac, la sospensione della gara, al fine di correggerla, ottenendo quanto chiesto.

Al di là della vittoria del CNI, la vicenda è preoccupante perché mostra come anche per certi enti pubblici, l’APE, che può essere uno strumento importante per l’efficienza energetica, sia invece considerato solo un adempimento burocratico, per il quale spendere il meno possibile, anche a costo di avere una certificazione farsa.

Come spiegavamo in una nostra inchiesta dell’anno scorso, infatti, offerte low cost sui 40 – 60 euro consentono quasi sempre di avere solo attestati “virtuali” redatti senza il sopralluogo di un tecnico, che è invece obbligatorio.

Una certificazione senza sopralluogo, oltre che illegale, è evidentemente poco attendibile nello stimare un aspetto economico importante come i consumi di un edificio.

La certificazione con visita consente inoltre di valutare lo stato degli impianti e indicare carenze, sprechi e fonti di rischio e permette di avere suggerimenti per migliorarne la situazione energetica, facendo una sorta di preventivo fra costi di alcuni interventi e risparmi che genererebbero.

In questo modo si offre al richiedente e all’acquirente dell’immobile una prospettiva per intervenire e ridurre i propri consumi.

Elementi che evidentemente chi ha redatto il bando ALer non ha considerato.