Se la Banca Mondiale aumenta gli investimenti “suicidi” in asset fossili

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Se vogliamo tenere il global warming sotto ai 2 °C, due terzi delle riserve fossili 'provate' dovranno essere lasciate sotto terra. Allora perché la Banca Mondiale aumenta i finanziamenti alla ricerca di nuovi giacimenti di petrolio, gas e carbone nei paesi in via di sviluppo? Il rischio è quello di far impantanare i beneficiari nei famigerati “stranded asset”.

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Secondo le stime dell’International Energy Agency (IEA), se vogliamo avere buone possibilità di fermare il riscaldamento globale entro a soglia critica dei 2 °C, due terzi delle riserve provate di combustibili fossili dovranno rimanere sotto terra. Secondo altri studi, come quello di Carbon Tracker Initative la quantità di combustibili fossili che non potremo bruciare se vogliamo affrontare seriamente il global warming è addirittura dell’80%.

Eppure un’istituzione che dovrebbe promuovere uno sviluppo sostenibile come la Banca Mondiale continua a finanziare la ricerca di nuovi giacimenti di petrolio, gas e carbone. Anzi – denuncia una nuova analisi dell’ong Oil Change International (allegato in basso) – mai come nel 2013 la World Bank ha concesso tanti prestiti destinati a progetti di esplorazione e ampliamento delle riserve di combustibili fossili: 1 miliardo di dollari su un totale di 2,7 miliardi erogati a favore di progetti legati a petrolio, gas e carbone.

Una politica molto pericolosa non solo per le conseguenze negative che può avere sul clima spingere ulteriormente i paesi in via di sviluppo verso le fossili  come sta facendo la Banca Mondiale concedendo questi finanziamenti. Infatti, dato che le politiche necessarie a rallentare il global warming richiederanno di lasciare sotto terra parte delle riserve, si rischia di finanziare investimenti economicamente disastrosi. I Pvs beneficiari di questi prestiti vengono spinti a impantanarsi nei cosiddetti stranded asset, spese necessarie per sviluppare riserve che poi non potranno essere valorizzate.

Secondo lo scenario “Low Carbon” della IEA tra il 2010 e il 2035 la domanda di carbone dovrà diminuire del 30%, quella di petrolio del 12%, mentre quella di gas crescerà, ma lentamente. Se ciò avverrà si inizieranno a cancellare molti progetti di estrazione, a partire dai più costosi e rischiosi come sabbie bituminose e perforazioni in acque profonde. Sarà molto improbabile che si realizzino progetti per estrarre petrolio a più di 50 dollari al barile, stima il gruppo bancario HSBC in un report di cui abbiamo già parlato. Il risultato potrebbe appunto essere il crollo dal 40 al 60% del valore di mercato degli asset legati alle fonti fossili.

Visto che gli economisti della Banca Mondiale con ogni probabilità valutano bene i rischi sul ritorno dei prestiti che concedono, viene da pensare che non credano che si riusciranno ad attuare quelle politiche necessarie ad evitare un riscaldamento globale disastroso, politiche che, come detto, richiederebbero, di lasciare sotto terra gran parte delle riserve fossili provate.

La World Bank, d’altra parte, ha mostrato, pubblicando vari report in proposito, di essere ben conscia delle enormi conseguenze negative del riscaldamento globale, che colpirebbero più duramente soprattutto i paesi meno industrializzati. Se andiamo a guardare i finanziamenti alle fossili in generale (cioè non solo per esplorazioni ed estrazione ma anche per produzione di energia, infrastrutture di trasporto, ecc.) ci si accorge che negli ultimi anni – come peraltro annunciato – la Banca ha stretto finalmente un po’ i cordoni della borsa: se dal 2008 al 2010 ha erogato in media 4,7 miliardi di dollari all’anno per progetti in gas, carbone e petrolio, dal 2011 al 2013 i finanziamenti annuali alle fossili sono scesi a 2,7 miliardi all’anno.

Lascia però perplessi che, guardando ai soli progetti di ricerca di nuove riserve di combustibili fossili, l’impegno della World Bank sia invece cresciuto: dal 2008 al 2013 sono stati concessi finanziamenti per 3,1 miliardi di dollari di cui 2,3 proveniente dall’International Finance Corporation, l’agenzia della Banca che promuove l’industria privata. E ben 1 miliardo di $ erogato nel solo 2013, un anno record.

L’analisi di Oil Change International (pdf)

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