Uno dei mantra preferiti della lobby delle energie fossili e del nucleare è “Ma come faremo a dare l’elettricità a quei 700 e passa milioni di persone che ancora non ce l’hanno, senza usare i grandi impianti a carbone, petrolio, gas e l’atomo, con reti elettriche su di essi centrate? Puntare solo sulle rinnovabili, è come condannarli a restare senza energia”.

Quanta sollecitudine verso i poveri più poveri del mondo! Se solo non fosse che questa attenzione è arrivata soltanto quando le rinnovabili hanno cominciato a fare sul serio, affossando l’idea che le altre fonti fossero indispensabili per produrre tutta l’elettricità di cui l’umanità ha bisogno.

Nei decenni precedenti, quando fossili e nucleare non avevano quasi concorrenti, i più poveri restavano al buio come oggi, con la sola differenza che gli uffici stampa delle società oil&gas o nucleari, non se li filavano proprio.

La verità è che i più indigenti non sono clienti così appetibili a cui portare elettricità prodotta con le tradizionali megacentrali e distribuita con reti di cavi e tralicci, costosissime da costruire e poi mantenere su distanze enormi, spesso in aree poco popolate.

I mini impianti solari nel report della World Bank

Per fortuna oggi c’è un’alternativa. Piuttosto che aspettare inutilmente che la produzione tradizionale elettrica risolva il problema della povertà energetica è possibile trasformare famiglie, imprese o comunità in auto-produttori, grazie alle tecnologie solari, che si prestano all’installazione “a isola” su micro o mini scala.

L’importanza di questa possibilità la rivela un rapporto di circa 160 pagine della Banca Mondiale,Off-Grid Solar Market Trends Report 2022: State of the Sector” (link in fondo al’articolo): grazie a piccoli impianti a energia solare offgrid, circa 490 milioni di persone, che vivevano in aree dove la rete era assente o inaffidabile, oggi hanno disponibilità di energia elettrica.

Secondo il rapporto, poi, il 42% delle famiglie africane che accederanno all’uso di elettricità da ora al 2030, lo farà proprio grazie a questi impianti: saranno loro le tecnologie da ringraziare, se mai riusciremo a raggiungere, o almeno a non mancare di tanto, l’obbiettivo di sviluppo sostenibile Onu numero 7, quello che prevede di non lasciare al 2030 nessuno al mondo senza energia elettrica. E non certamente il carbone o il nucleare.

E non è un obbiettivo secondario, rispetto ad avere da mangiare o acqua pulita: forse noi ce ne siamo un po’ dimenticato, ma disporre di elettricità in casa cambia completamente la vita.

Con l’elettricità arriva l’illuminazione notturna, e quindi la possibilità per i bambini di studiare anche dopo il tramonto, la ricarica di cellulari e l’uso di radio e tv, che consentono di informarsi meglio e partecipare più attivamente alla vita politica ed economica dei propri paesi, l’impiego di elettrodomestici come il frigorifero o delle pompe dell’acqua, per liberare spesso le donne di gravosi compiti e dedicare più tempo a sé stesse, a lavori esterni o all’educazione dei figli.

Elettricità che serve poi per l’installazione di strumenti elettrici come una macchina da cucire o delle macine per il grano, con cui lavorare e far aumentare il reddito familiare, e così via.

L’installazione di piccoli impianti solari offgrid è esplosa negli ultimi anni, ma ha conosciuto una battuta di arresto nel 2020 per la pandemia, salvo poi ripartire alla grande nel 2021, quando ben 70 milioni di persone hanno usufruito di questa possibilità, consentita anche dall’arrivo sul mercato di pannelli, inverter e sistemi di accumulo sempre più economici.

Quando parliamo di questi impianti per famiglie a basso reddito non facciamo riferimento a quelli molto più complessi in uso nei paesi ricchi, che devono coprire consumi di svariati MWh all’anno e hanno potenze di decine di kW e pacchi di batterie. Ma più semplicemente si tratta di impianti che vanno da pochi watt a pochi kW, con batterie che si estendono fra la capacità di pochi Wh delle lampade solari (si ricaricano al sole, e poi fanno luce per qualche ora) fino a qualche kWh per gli impianti di utenti un po’ più facoltosi, per le imprese o le comunità.

Consumi ridotti per dispositivi economici

Del resto, i consumi di questa tipologia di utenti sono solitamente molto ridotti, una frazione di quelli delle nostre famiglie. Così per loro, come elencato nel rapporto, esiste una particolare fetta del mercato, quasi tutto di origine asiatica: luci, elettrodomestici e strumenti di lavoro estremamente economici, che possono funzionare anche con corrente continua a 12 V, quella che arriva direttamente dai pannelli o dalle batterie, senza richiedere un inverter.

Per esempio, una lampada solare può costare anche solo 6 $, un televisore “solare” dai 34 $ in su, i frigoriferi partono da 40 $ e le pompe per l’acqua da 170 $.

Ugualmente economici, almeno secondo il nostro punto di vista, sono i kit per produrre l’energia necessaria, suddivisi fra quelli che usano elettrodomestici “solari” dedicati, e quelli che possono produrre elettricità alternata a 230 V, per alimentare elettrodomestici convenzionali.

I primi vanno 3 a 50 Watt di potenza, a un costo fra i 40 e i 700 $, mentre i secondi vanno da 50 a 2000 Watt, con prezzi da 700 a 3.000 $.

Interessante anche la possibilità di usare questa elettricità solare per migliorare le attività lavorative: ci sono per esempio sistemi per la catena del freddo industriale da 3.000 a 150mila $ e macchine per il trattamento dei prodotti agricoli nell’intervallo delle centinaia di dollari.

Un intero settore di mercato insomma pensato per sfruttare a fondo l’arrivo dell’elettricità solare a chi finora ne era sprovvisto, così che possa in seguito ampliare, grazie alla crescita dell’informazione, dell’istruzione e del reddito favorita dall’elettricità, anche la potenza del proprio impiantino, in un circolo virtuoso di miglioramento delle condizioni di vita.

L’acquisto rateale

Nonostante gli ottimi risultati finora conseguiti, centinaia di milioni di persone al mondo hanno redditi così scarsi o discontinui, da non potersi permettere neanche l’acquisto di uno più economici impianti FV offgrid, quelli che servirebbero per accendere in casa qualche led.

Tuttavia, alcuni paesi africani hanno trovato da tempo una soluzione a questo problema: il Pay-to-go, un sistema di rateazione per cui una società finanziaria paga l’80-90% dell’impianto, e poi si fa rimborsare con pagamenti periodici, tarati sulle disponibilità del cliente, in un periodo di 1-2 anni.

Vista la dispersione dei clienti sul territorio, il Pay-to-go sfrutta le più moderne tecnologie di comunicazione per garantire la restituzione: l’impiantivo FV offgrid per funzionare deve ricevere periodicamente via etere degli “ok”, che arrivano dopo il pagamento delle rate, fino ad arrivare allo sblocco finale quando il debito è estinto. Se l’utente non paga, il dispositivo resta bloccato.

Il sistema permette a persone con redditi molto bassi di cominciare subito ad usufruire dell’elettricità, e al tempo stesso alle compagnie finanziarie di sovvenzionare acquisti di utenti molto poveri e che, in caso di mancato rimborso, sarebbero difficili da raggiungere.

Grazie alle compagnie che operano nel Pay-to-go, per il 72% africane, circa 200 milioni di persone godono oggi di un livello base di fornitura elettrica solare. Si stima che solo 3 milioni dei 766 che oggi dispongono di questa minima elettricità solare, avrebbero potuto acquistare tali dispositivi senza una qualche forma di prestito e restituzione a rate.

Un costo abbordabile per il settore pubblico

Purtroppo, i danni economici provocati dalla pandemia hanno ridotto il reddito di tante delle famiglie già povere che soprattutto adesso avrebbero bisogno di mini-impianti solari offgrid; persone che al momento non possono più permetterselo o che, se già li utilizzavano, hanno dovuto saltare delle rate di pagamento, mettendo in crisi tutto il sistema del Pay-to-go.

Secondo la World Bank, quindi, sarebbe importante cominciare a pensare a sovvenzionare pubblicamente l’adozione dei sistemi offgrid per le comunità più poveri.

Sarebbe un investimento relativamente ridotto per la World Bank: il giro di affari di questi piccoli sistemi solari si aggira sui 500 milioni di dollari annui, ma con ricadute enormi sul benessere delle persone e sull’aumento delle loro opportunità di migliorare rapidamente la propria condizione economica.

Piccoli progetti molto più utili di tante gigantesche infrastrutture, che spesso non producono altro che l’arricchimento di chi li ha autorizzati e realizzati, con benefici marginali per le popolazioni locali.