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Dazi UE sul fotovoltaico cinese: verso un accordo?

Voci di corridoio prevedono che Unione Europea e Cina arriveranno prima di giugno a un accordo amichevole che eviterà l'imposizione di dazi comunitari sui prodotti FV cinesi: nessuno vuole una guerra commerciale e il solare è solo una minima parte degli scambi tra Cina e UE. Intanto gli effetti dell'antidumping si stanno già sentendo.

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Unione europea e Cina arriveranno prima di giugno a un accordo amichevole che eviterà l’imposizione di dazi comunitari sui prodotti fotovoltaici cinesi. Lo ha rivelato venerdì Ray Noble, esperto dell’associazione di settore britannica Solar Trade Association, in una dichiarazione raccolta da PV Tech. Noble non ha voluto fornire particolari ma ha parlato di trattative in corso per raggiungere un accordo entro giugno e assicurato che “nessuno vuole una guerra commerciale e il solare è un settore molto piccolo rispetto all’enorme volume di affari che intercorre tra Cina ed Europa”.

Come abbiamo visto (QualEnergia.it, Si ferma il calo dei prezzi del fotovoltaico?) la guerra commerciale tra l’Ue e il gigante asiatico (associata ad un riequilibrio parziale di domanda e offerta) ha già prodotto i primi effetti sul mercato FV europeo: a marzo il prezzo medio di vendita dei moduli cinesi sul mercato europeo è cresciuto del 4%. La previsione di IHS è che i prodotti FV cinesi venduti in Europa aumentino di un altro 5-6% entro giugno. Un’eventuale soluzione diplomatica che evitasse dazi potrebbe evitare l’aumento dei prezzi in corso?

Nell’ambito del procedimento antidumping in corso, che deve verificare se gli aiuti di Stato cinesi all’industria domestica del FV violino le norme del commercio, dal 6 marzo l’Ue ha imposto la registrazione obbligatoria di moduli, celle e wafer made in China. Di conseguenza mercati importanti come la Germania e la Gran Bretagna hanno sofferto una carenza di moduli. Molti fornitori cinesi stanno tagliando le spedizioni in Europa in attesa della decisione preliminare sulle misure antidumping che l’UE dovrebbe prendere in via preliminare a giugno. Misure antidumping provvisorie sul FV cinese potrebbero essere applicate già a partire da quel mese e altri dazi antisubsidies entro agosto (mentre le misure definitive potrebbero arrivare entro dicembre 2013). Questi provvedimenti avrebbero un effetto retroattivo sulle importazioni registrate a partire da marzo 2013.

Venerdì scorso, intanto, otto associazioni del fotovoltaico europeo hanno inviato una lettera al Commissario Ue al Commercio Karel De Gucht per ribadire che i possibili dazi sui pannelli provenienti dalla Cina stanno mettendo in seria crisi l’industria solare europea e rischiano di allontanare la grid parity. Nella lettera (vedi allegato, pdf), Aper, Gifi, Assosolare, Solar Trade Association e le omologhe associazioni di Svezia, Romania, Polonia e Ungheria esprimono “profonda preoccupazione” per la registrazione delle importazioni di prodotti cinesi imposta da Bruxelles, che “ha già inflitto danni irreparabili a tutti i nostri membri: ordini esistenti cancellati, negoziati per i contratti di costruzione di nuove installazioni FV sospesi o cancellati, importatori alle prese con la richiesta delle agenzie delle dogane di garantire praticamente l’intero valore dei beni”. Tutto ciò avrebbe inferto un colpo gravissimo alle aziende del settore, molte delle quali già colpite dalla riduzione degli incentivi.

I dazi, sottolineano le associazioni, provocherebbero un aumento dei prezzi degli impianti FV ben superiore all’ammontare dei dazi stessi, dato che il maggior onere finanziario farebbe scendere la domanda allontanando la grid parity: l’istituto di ricerca Prognos stima che un dazio del 5% farebbe scendere la domanda del 10%.

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