Quest’anno un’auto elettrica su quattro arriverà dalla Cina

Bruxelles pensa di innalzare i dazi compensativi, mentre i marchi cinesi espandono l'offerta di modelli compatti a basso costo. Le stime di Transport & Environment per il mercato europeo.

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Il mercato europeo dei veicoli elettrici si sta spostando sempre più verso il Made in China.

Quest’anno, un’auto a batteria su quattro venduta in Europa arriverà dalla Cina, in aumento rispetto al dato del 2023 (19,5%, quasi un quinto, 23% in Italia).

Le stime arrivano da un nuovo documento dell’organizzazione indipendente Transport & Environment (TE), intitolato To raise or not to raise – How Europe can use tariffs as part of an industrial strategy”, focalizzato sulle possibili risposte dell’industria Ue alla crescente concorrenza cinese nell’automotive.

I numeri, è bene precisare, fanno riferimento a tutte le importazioni in Europa di vetture prodotte in Cina, comprese quelle relative ai brand occidentali come Tesla, Dacia e BMW.

I marchi cinesi sono poi destinati a conquistare volumi maggiori di vendita: si prevede, infatti, che raggiungeranno da soli l’11% del mercato europeo nel 2024 e il 20% nel 2027 (si vedano le barre gialle nel grafico sotto: previsioni per tutti i brand cinesi).

Sono proiezioni conservative, si spiega, che presuppongono una crescita lineare delle vendite dei marchi cinesi, sulla base dei risultati degli ultimi due anni, “anche se BYD da sola punta al 5% del mercato europeo delle auto elettriche entro il 2025”.

A inizio marzo, intanto, la Commissione Ue ha pubblicato il regolamento di esecuzione che impone di registrare le importazioni di veicoli elettrici dalla Cina, passo necessario per l’eventuale successiva imposizione di maggiori dazi compensativi.

Bruxelles ha ritenuto, infatti, di avere “sufficienti elementi di prova” sull’esistenza di sovvenzioni elargite da Pechino, sotto forma di contributi finanziari di vario tipo, con cui sostenere le esportazioni di auto 100% elettriche a prezzi molto più bassi rispetto a quelli delle aziende concorrenti (cosa che darebbe alla Cina un indebito vantaggio competitivo e industriale).

Secondo TE, la politica dei dazi anti-sovvenzioni non potrebbe essere l’unica soluzione per rilanciare la filiera Ue dell’elettrico, che dovrebbe puntare su un aumento “della produzione di auto elettriche di massa” e su “maggiori investimenti per creare una supply chain di batterie in Europa”.

Difatti, come evidenzia Andrea Boraschi, direttore di TE Italia, “i dazi spingeranno le case auto a localizzare la produzione di veicoli elettrici in Europa, e questo è potenzialmente un bene per l’occupazione e le competenze che vogliamo far crescere tra i lavoratori. Ma non proteggeranno a lungo l’industria dell’automotive europea”.

Se la Ue aumenterà al 25% (dal 10% attuale) le tariffe su tutte le importazioni di veicoli dalla Cina, le berline e i Suv di medie dimensioni di Pechino diventeranno più costosi dei loro equivalenti europei, favorendo la produzione locale, si legge nelle analisi di TE.

Tuttavia, in prospettiva la Ue “non dovrebbe puntare a proteggere le proprie case automobilistiche da una concorrenza significativa, limitando così l’offerta di auto elettriche a prezzi accessibili per gli europei. È fondamentale che una tariffa più elevata sia accompagnata da una spinta normativa per aumentare la produzione di veicoli elettrici in Europa”.

Finora, infatti, la strategia industriale dei costruttori auto europei sul fronte elettrico ha molto trascurato il segmento delle utilitarie compatte, puntando invece sui Suv. Al contrario, i marchi cinesi stanno espandendo la loro offerta di modelli a batteria più piccoli e low-cost, scarsamente presidiata da costruttori come Fiat e altri.

Pure gli investimenti europei nelle batterie al litio sono a rischio, evidenzia poi TE, “poiché le celle prodotte in Cina costano almeno il 20% in meno rispetto all’Europa e i produttori di batterie cinesi sono in vantaggio sia in termini di tecnologia che di catene di fornitura”.

Pertanto, occorre sviluppare una politica industriale europea che comprenda sussidi per la produzione “pulita e circolare” di batterie e obiettivi “Made in EU”, prendendo in considerazione un aumento anche per le tariffe relative all’import di celle delle batterie.

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