La Conferenza di Cancun può aver salvato in extremis il processo negoziale, ma non ancora il clima. Molto è il lavoro che deve essere ancora fatto per avere risultati concreti, cioè obiettivi vincolanti ed efficaci. Questa è la sintesi di Cindy Baxter di Greenpeace International a pochi minuti dalla conclusione della Cop16 in Messico. I Governi, all’ultimo momento, hanno concordato un pacchetto di decisioni che forniranno la base teorica per il sostegno di ulteriori negoziati nel corso del prossimo anno, con l’obiettivo di raggiungere il risultato di un accordo vincolante in occasione della Conferenza delle Parti (Cop17) di Durban, Sudafrica. Anche se le prospettive nei giorni di conferenza erano piuttosto fosche (vedi Qualenergia.it), e sabato si è visto invece uno spiraglio per approvare e ratificare entro un anno un piano globale per il clima, di sicuro il percorso sarà irto di ostacoli.

Vediamo i risultati principali della Cop16:
I governi firmatari del Protocollo di Kyoto hanno riconosciuto il divario tra i loro deboli attuali impegni e quelli necessari per mantenere la temperatura globale sotto i due gradi centigradi, stabilendo che bisognerà tagliare le emissioni di gas serra, rispetto al 1990, nella misura compresa tra il 25 e il 40% entro il 2020.

I Governi hanno stabilito inoltre che verrà istituito un Fondo per il Clima al fine di erogare finanziamenti per 10 miliardi di dollari l’anno, che arriveranno a 100 miliardi l’anno nel 2020, ai paesi in via di sviluppo per il trasferimento di tecnologie pulite e per fermare la deforestazione, senza peraltro stabilire come recuperare questo denaro e le modalità di spesa. Tra le ipotesi ventilate c’è quella di creare un sistema di prelievi imposti al settore internazionale dei trasporti aerei e marittimi, attualmente non regolamentato, cioè l’8% delle  emissioni globali, che potrebbe garantire miliardi di dollari di finanziamenti nel lungo periodo.

L’altro aspetto importante sul tavolo riguardava i meccanismi per la protezione delle foreste tropicali, con la conseguente tutela delle popolazioni indigene e della biodiversità. L’accordo REDD (Reducing Emissions from Degradation and Deforestation) ha evitato di definire alcuni parti critiche che dovranno essere definite e rafforzate nei mesi a venire.ma ha creato una solida base per far avanzare il processo decisionale.

Secondo alcuni osservatori l’ostracismo di Stati Uniti, Russia e Giappone nel corso della conferenza non ha permesso di ottenere risultati più significativi. Mentre la posizione e l’impegno americano è stata in generale piuttosto debole, Giappone e Russia si sono apertamente opposti alla continuazione del Protocollo di Kyoto.

Per Mariagrazia Midulla del WWF Italia servirà “una leadership più forte da parte dell’Unione Europea e di altri paesi come India e Cina riguardo alla forma legale di un eventuale risultato che dovesse essere raggiunto”. Mentre per ciò che concerne gli Stati Uniti Midulla dice che nel corso del prossimo anno gli Usa “dovrebbero avviare un procedimento chiaro finalizzato a riunire le loro iniziative nazionali per la riduzione delle emissioni nell’ambito di un piano di azione trasparente che li indirizzi verso un’economia basata sulle energie pulite. Poi quando gli Stati Uniti si presenteranno a Durban dovranno essere pronti ad unirsi al resto del mondo a sostegno di un accordo legalmente vincolante”.

Lo spirito del “bicchiere mezzo pieno” di Cindy Baxter che abbiamo riportato all’inizio è in una certa misura anche quello di Legambiente che ha commentato attraverso il suo presidente Vittorio Cogliati Dezza che “è ancora presto per essere ottimisti, ma i risultati del vertice di Cancun sono sicuramente incoraggianti soprattutto rispetto a quelli del precedente summit di Copenhagen.

Le decisioni adottate dalla COp16 di Cancun: United Nations Framework Convention on Climate Change