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Nel nuovo decreto rinnovabili c’è un favore a Eni?

Priorità a impianti su siti brownfield ed esclusione del fotovoltaico su terreni agricoli danno un grande vantaggio sia nelle aste che nei registri a chi come il "cane a sei zampe" ha progetti sulle aree industriali dismesse. Vediamo chi vince e chi perde con il meccanismo che si va delineando.

Su discarica o aree contaminate, fotovoltaico, e magari con una quota di autoconsumo: la tipologia di impianto che sembra più favorita dalla bozza del nuovo decreto rinnovabili fa pensare a Eni e alla  sua iniziativa per realizzare, nei prossimi 4 anni, 220 MW di fotovoltaico in 15 progetti proprio su aree industriali dismesse, anche grazie alla collaborazione con il Gse.

Questa la prima considerazione che viene da fare sfogliando la bozza del nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche per provare a rispondere alla domanda sul “chi vince e chi perde” con i nuovi incentivi delineati.

Aste, graduatorie e criteri

Come sappiamo, infatti (si veda su QualEnergia.it la bozza e primi commenti e analisi), la grossa novità del meccanismo disegnato è la competizione tra tecnologie diverse e in primis tra FV ed eolico, che gareggeranno tra loro sia nei registri per gli impianti sotto al MW, dividendosi 580 MW in 7 tornate, che nelle aste per le taglie superiori, dove il contingente che le tecnologie del “gruppo A” dovranno spartirsi in 7 gare è di 4,8 GW.

Per la graduatoria per accedere agli striminziti contingenti dei registri, il primo criterio di priorità consente di passare avanti agli impianti “su discariche esaurite, cave e e miniere esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati”, mentre ...

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