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La Francia, una nuova frontiera per l’accumulo elettrochimico

Uno studio prevede una rapida crescita dei sistemi di storage elettrochimico in Francia, partendo dalle isole per poi espandersi sulla terraferma grazie ai nuovi servizi di flessibilità e di regolazione per la rete. Le batterie rientrano a pieno titolo nella transizione energetica verso le fonti rinnovabili.

Sarà la Francia uno dei prossimi mercati promettenti per l’accumulo energetico. A dirlo è la società di consulenza Clean Horizon, specializzata in ricerche sull’energy storage, in un rapporto appena pubblicato, Market Segment Watch: France.

La sua previsione è che nel 2020 la capacità dei sistemi di accumulo installati in tutto il paese - esclusi gli impianti di pompaggio idroelettrico - supererà i 100 MW, circa il triplo rispetto a oggi. Ci sono già 17 progetti superiori a 1 MW accreditati sul territorio nazionale.

Questa “fiducia” nella crescente diffusione dello storage si basa su diversi elementi. Innanzitutto, osserva Clean Horizon, la corsa delle isole verso nuovi progetti nelle fonti rinnovabili integrati con batterie, per immagazzinare l’energia verde prodotta e non immediatamente consumata; è il noto problema della variabilità delle tecnologie pulite.

Corsica, Martinica e Guadalupa sono alcune delle isole protagoniste di numerose gare indette dal governo francese per realizzare impianti fotovoltaici con batterie di accumulo elettrochimico.

L’obiettivo di Parigi è rendere più efficienti e sicuri gli approvvigionamenti di elettricità nelle zone non interconnesse (ZNI, Zones non interconnectées). Diverse decine di MW sono già state assegnate negli ultimi mesi.

Come abbiamo spiegato altre volte su queste pagine, le isole sono il terreno ideale per sperimentare le potenzialità delle rinnovabili abbinate allo storage (Le isole 100% rinnovabili nel mondo e il ritardo delle italiane).

Alcune realtà hanno già raggiunto il traguardo di autoprodurre tutta l’energia elettrica di cui hanno bisogno, con diverse soluzioni spesso in combinazione tra loro, dai parchi FV alle centrali eoliche, passando per il mini-idroelettrico, la geotermia, le biomasse e gli apparecchi mareomotrici.

La Francia sta puntando all’energy storage anche per il proprio territorio continentale. Ecco come:

  • Il traguardo generale è del 40% di energia green al 2030.
  • Con il declino delle tariffe feed-in sta nascendo un mercato per l’autoconsumo-accumulo elettrico domestico e a livello commerciale-industriale, sulla scia di quanto avvenuto in Germania.
  • La legge francese sulla transizione energetica ha fissato i principi tecnico-economici per aprire il sistema elettrico ai servizi cosiddetti “ancillari” o di flessibilità, come la regolazione di frequenza.
  • A dicembre 2016 la Francia ha completato la prima gara dedicata al mercato della capacità con 22,6 GW assegnati. Anche questo è un segnale positivo per l’industria dell’energy storage e gli operatori che forniscono servizi per la gestione attiva della domanda.

La Gran Bretagna, come abbiamo osservato in questo articolo, è un altro paese che fa ben sperare per l’installazione di accumulatori.

Il primo bando indetto dall’operatore di rete National Grid per la regolazione rapida di frequenza (EFR, Enhanced Frequency Response) è stato dominato dalle batterie di accumulo elettrochimico, dimostrando che lo storage può essere una valida alternativa agli impianti tradizionali, tipicamente i cicli combinati a gas.





Commenti

Anche noi in Italia facciamo

Anche noi in Italia facciamo cose importanti nelle isole: una rete gas in Sardegna. Sarà pronta quando il gas non serve più.
Poi una centrale a carbone per rimettere in piedi Eurallumina.
Il CSV non si può fare.
Ma questa PIRAS (assessore regionale "competente") da dove viene?
E meno male che del terzo gruppo a carbone a Fiume Santo non si parla più!