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L'inesorabile trasformazione del sistema energetico

Investimenti nell'eolico e nel fotovoltaico cresciuti di 27 volte in 11 anni, decentramento della produzione e rapido calo dei prezzi, stanno portando a un profondo cambiamento del sistema elettrico mondiale, che farà diminuire il peso dei grandi gruppi energetici e porterà a nuove sfide e innovazioni. L'editoriale di Gianni Silvestrini.

Il successo delle fonti rinnovabili su scala mondiale, con investimenti che nei soli due comparti del fotovoltaico e nell’eolico sono passati da 6 a 163 miliardi di dollari tra il 2000 e il 2011, è destinato inesorabilmente ad accrescersi. La motivazione non è di tipo ideologico o ambientale, ma strettamente economica. Il costo dei combustibili fossili sul lungo periodo è infatti destinato a salire, mentre quello delle tecnologie verdi proseguirà la sua discesa. Ormai i parchi eolici in zone di buona ventosità in Brasile producono energia a un prezzo inferiore rispetto agli impianti termoelettrici. Anche il solare sta ottenendo risultati clamorosi. È stata recentemente annunciata la costruzione di un impianto fotovoltaico da 250 MW in Estremadura, Spagna, che consentirà di ripagare l’investimento con la sola vendita di elettricità.

Questi risultati sono legati alla rapidità del calo dei prezzi che, nel caso dei moduli fotovoltaici, è stato di sei volte negli ultimi 20 anni. Ma non è solo l’aspetto economico a motivare il cambiamento strategico del panorama energetico. Lo spostamento verso le rinnovabili rappresenta infatti la scelta più credibile anche dal punto di vista della gestione dei rischi. Quanto più i singoli Stati ridurranno la dipendenza da petrolio e gas grazie a efficienza e rinnovabili,  tanto maggiore sarà la loro sicurezza energetica, elemento destinato a divenire cruciale nei prossimi 10-20 anni.

Questo spiega perché la crescita verde, che nel decennio scorso era stata prevalentemente europea, è esplosa con forza in Cina e si sta già estendendo ai mercati dell’America del Nord e del Sud, dell’Asia, della stessa Africa. Il 64% della variazione netta della potenza elettrica in Europa tra il 2000 e il 2011 è legata alle rinnovabili, mentre negli Usa si è assistito negli ultimi 5 anni a una crescita delle energie verdi e un calo del carbone (vedi grafico). Anche in Cina le rinnovabili stanno crescendo e la quota del carbone è destinata a ridursi.

Il fatto stesso che la metà della potenza elettrica installata nel mondo negli ultimi anni sia stata “green”, evidenzia come gli investimenti delle rinnovabili rappresentino ormai una quota maggioritaria delle risorse dedicate alla produzione elettrica.

Questa trasformazione è destinata a comportare notevoli modifiche nel settore. Con il cambio del mix del sistema di generazione si dovranno affrontare problemi nuovi. Gli operatori delle rinnovabili dovranno confrontarsi con la regolazione della rete. Sull’altro versante le compagnie elettriche rischiano di essere spiazzate dalla rapidità della trasformazione del mercato che può indurre una riduzione delle entrate e un offuscamento della loro posizione dominante. Per mantenere un ruolo importante dovranno diversificare le attività. Verrà premiata la capacità di interagire con la generazione rinnovabile. Potranno entrare nel mercato delle smart grids e degli accumuli. E naturalmente potranno avere uno spazio nella diffusione delle tecnologie verdi. In realtà, si tratta di accelerare la trasformazione di strategie che sono già in atto.

Una cosa però è certa. Il peso dei grandi gruppi, a iniziare dall’Enel, è destinato a diminuire. Almeno 350.000 impianti che utilizzano sole, vento, biomasse e acqua sono in Italia di proprietà di singoli cittadini, imprese, enti locali. E la quota è destinata a crescere. In Germania sono ben oltre 1 milione gli impianti non controllati dalle utilities.

Il fotovoltaico in particolare sfugge più facilmente al controllo perché in molti casi le potenze sono di piccola taglia. Il fatto che si avvicini rapidamente la grid parity e che quindi nel giro di 2-4 anni questa tecnologia potrà diffondersi senza incentivi apre scenari molto interessanti.  In una fase di transizione il solare dovrà sopportare i costi di trasformazione della rete elettrica. Ma a un certo punto, grazie anche alla presenza di accumuli decentrati, gli investimenti privati consentiranno di fornire energia al Paese senza alcun peso per la collettività, evitando l’importazione di gas o carbone.

Insomma, una democratizzazione del sistema di produzione che si sposa con l’aumento della sicurezza e con la competitività del Paese. Siamo all’inizio di una profonda trasformazione del sistema energetico che, se gestita bene, porterà risultati positivi non solo all’occupazione e all’ambiente, ma anche all’economia e al controllo dal basso di un bene prezioso come l’energia.





Commenti

Claudio, il commento di

Claudio, il commento di Francesco è recente, mi sono sbagliato, pensavo risalisse ad aprile, come i precedenti. Adesso mi è più chiaro il senso del tuo intervento.

Caro Claudio, spero avrai

Caro Claudio, spero avrai colto il tono scherzoso della mia risposta, immagino tu conosca meglio di me il significato della parola metafora. Il fatto che tu rispondessi a Francesco o fossi d'accordo con RobertoK, mi era sfuggito, soprattutto perchè, non so se l'hai notato, quegli interventi sono di mesi fa e dubito che chi li ha scritti leggerà la tua risposta. Pensavo invece tu ti riferissi al contenuto dell'articolo e al termine democratizzazione usato da Silvestrini. Quanto all'uso di metafore, semplificazioni e figure retoriche o immaginifiche nei testi giornalistici, hai ragione che non bisogna esagerare, anche per non generare equivoci in chi tende a prendere alla lettera le metafore..., ma non esageriamo neanche in senso opposto: un giornale divulgativo, sia pure di argomento tecnico, non è un manuale di istruzioni o una ricerca scientifica, la sua prosa deve anche essere anche piacevole e leggibile, non soporifera, qualche volo retorico o scorciatoia esplicativa, concediglieli. Infine io non intervengo in questo e altri forum dell'energia per elogiare chi la pensa come me e bastonare chi non è d'accordo, intervengo (talvolta anche criticando i "compagni delle rinnovabili") quando vedo degli argomenti interessanti su cui(spero) posso dire qualcosa di interessante oppure per chiedere informazioni e precisazioni su quanto detto da altri. Certo, ho le mie convinzioni, ma non sono un trinariciuto delle rinnovabili (metafora comprensibile solo a chi ha più di 50 anni...), mosso solo da furore ideologico.

Claudio, è stato un assoluto

Claudio, è stato un assoluto e lietissimo piacere leggere la tua visione etimologica del problema. Una rara lezione con i tempi che corrono. Mi sono permesso di salvare e stampare :) SM

La metafora 2

Un'ultima precisazione. La metafora è un espediente letterario tipico della poesia, dei testi delle canzoni, della letteratura romanzesca. Nel mondo della informazione, l'uso di parole come "democrazia dell'enegia", "democratizzazione dell'energia" o "attuali signori del kwh" creano percezioni distorte dei fini che gli articoli si prefiggono di fare: informare la gente. Quando si usano un po' troppo le figure retoriche nel giornalismo, si scade, secondo me, in un giornalismo di serie B, di parte, che non vuole più informare dicendo che la pietra è pietra e che tizio è tizio, ma che tizio è pietra e pietra è tizio. Perché, quantomeno per quel che mi concerne, se voglio informarmi leggo un giornale o un buon libro scientifico, se voglio invece farmi trasportare con la fantasia leggo un buon romanzo o ascolto una canzone di De Gregori.

alsarago58 e la metafora

Caro alsarago58, non so perché, ma quando ho scritto il mio commento sulla differenza tra democrazia e liberalizzazione della vendita di energia elettrica già sapevo che ci sarebbe stata una risposta da parte tua. Questa certezza è dettata dal tuo comportamento molto spesso reiterato nei forum associati agli articoli di questa testata telematica. Tu intervieni in due casi: o per elogiare e integrare qualcosa scritto nell'articolo, o per contestare (adducendo la tua legittimissima opionione a riguardo) qualche commento deviante rispetto ad una idea ecologista che evidentemente muove il tuo pensiero. Io ho prodotto un commento deviante e puntualmente è arrivata la tua replica. E ti devo dire grazie per la interessantissima lezione sull'uso della metafora nella lingua scritta e parlata. Grazie, grazie tantissime. Come hai ben detto, io non ho colto l'uso della parola "democrazia" in questo e in altri articoli, a sostituzione di un'altra per un uso semantico della metafora che a detta tua "sostituisce, a scopo retorico, un termine con un altro, a cui somiglia per qualche aspetto semantico, ma spesso solo in modo vago e imperfetto." Posso però farti una domanda? Perché hai puntualizzato con me l'uso semantico della parola democrazia e non ti sei, invece, preoccupato di spiegarlo a Francesco che nel suo intervento direttamente precedente al mio scriveva da novello Che Guevara ecologista: "Viva la democrazia elettrica! Potere elettrico al popolo! Sembrano solo slogan ma sono realtà. L'energia è importante come il cibo e la libertà. Con l'energia in mano a pochi davvero si può ricattare la gente e i popoli."???? Perché non spiegare anche al caro Francesco che quella parola "democrazia" è messa lì ad uso retorico, come metafora (ovvero come parola che si sostituisce in modo vago e imperfetto ad un'altra per uso semantico)??? Perché, vedi: io ho capito che quella parola è stata semanticamente messa lì per raggiungere uno scopo, e nel mio commento l'ho anche detto nel titolo "democrazia, ovvero semantica demagogica". Lo ha capito anche robertok06 nel primo commento a questo articolo, quando ha contestato l'uso del termine democratizzazione in un contesto in cui la maggioranza della potenza fotovoltaica installata è in mano a pochi soggetti (speculatori secondo lui, poveri contadini e fattori secondo te). Francesco evidentemente non lo ha capito. Lui non ha colto che quella è solo una imperfetta sostituzione semantica di una parola e, come se fossimo nella rivoluzione francese, grida "libertè, egalitè, energitè". Ti ringrazio per la lezione sulla metafora, ma credo che sarebbe più utile spiegarla a chi proprio non l'ha capita.

Claudio, bella analisi

Claudio, bella analisi semantica e filologica...Ora te ne propongo una io: mai sentito la parola "metafora", dal greco meta, oltre, pherein, portare? Indica quando si sostituisce, a scopo retorico, un termine con un altro, a cui somiglia per qualche aspetto semantico, ma spesso solo in modo vago e imperfetto. Le metafore, quindi, possono essere illuminanti e suggestive, con il loro "portarti oltre" , ma non sono una descrizione esatta, non vanno prese alla lettere. Per esempio se dico "Vorrei più democrazia energetica", non intendo che dovranno avere il diritto di voto i soli proprietari di pannelli FV o che obbligatoriamente ognuno dovrà autoprodursi la propria energia, ma che mi piacerebbe che le decisioni energetiche non venissero prese solo da grandi oligopoli e relative lobby politiche, e che a questo scopo, per spezzare cioè la presa dei suddetti oligopoli sulle decisioni, vorrei si usassero al massimo le nuove tecnologie energetiche distribuite, per rendere più diffusa la produzione di energia e meno potenti gli attuali signori del kWh (attento, altra metafora... non intendo che solo loro possono usare questa unità di misura...).

Democrazia, ovvero semantica demagogica

Ho sempre contenstato l'uso della parola "democrazia" in un contesto come quello della produzione di energia elettrica. E mi fa specie vedere redattori e giornalisti usare questa parola in articoli come questo. Consultare un vocabolario o Wikipedia gioverebbe. Democrazia: il termine DEMOCRAZIA deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo. Prima contestazione, la democrazia è una forma di governo e non ha nulla a che fare con l'economia e la produzione e vendita di energia. Seconda contestazione: io nella democrazia italiana ho acquisito il diritto al voto (di partecipare alle decisioni del governo di tutti) col compimento della maggiore età. Nella "democrazia" energetica se non ho un capitale ed un tetto di proprietà su cui installarlo non potrò partecipare a questo sedicente governo dell'energia di "tutti" (tranne me). Se di democrazia si tratta, allora, è una democrazia di vecchio stampo basata sul censo: avevi diritto al voto solo se possedevi tot lire o terreni. E poi, a quando la prima riunione di questo governo democratico? A quando le prime elezioni o referendum? In ambito economico ci sono concetti precisi per commentare la transizione in atto nel mondo della produzione di energia elettrica. Si parla di 'liberalizzazione' o di transizione dall'oligopolio nella produzione di corrente elettrica verso una tendenziale concorrenza perfetta. Vediamo un po' i termini in generale: In economia, la CONCORRENZA PERFETTA è una forma di mercato caratterizzata dall'impossibilità degli imprenditori di fissare il prezzo di vendita dei beni che producono, i quali prezzi derivano esclusivamente dall'incontro della domanda e dell'offerta, che a loro volta sono espressione dell'utilità e del costo marginale. L'OLIGOPOLIO dal greco antico ὀλίγοι (ὀlígoi: «poco» «pochi») e πόλιον (pólion, da πόλειν — pólein, vendere) è una forma di mercato con pochi offerenti definiti leader, cioè le cui decisioni di ognuno di loro hanno e tengono conto di avere influsso sulle decisioni degli altri offerenti. Il MONOPOLIO è una forma di mercato dove un unico venditore offre un prodotto o un servizio per il quale non esistono sostituti stretti (monopolio naturale) oppure opera in ambito protetto (monopolio legale, protetto da barriere giuridiche). Deriva dal greco μόνος (mònos: «solo») e πόλιον (pòlion, da πόλειν — vendere) a testimonianza del fatto che chi lo mette in pratica ha la gestione esclusiva della relativa vendita. Perché allora una certa fetta del giornalismo usa impropriamente la parola democrazia? Temo per un discorso demagogico. Fa più presa nell'opinione pubblica parlare di democrazia dell'energia invece di liberalizzazione della produzione di corrente elettrica. tra -polio e -crazia c'è molta differenza. Peccato che anche gli scrittori abbiano smesso di analizzare l'etimologia dei vocaboli che usano e scelgano invece le parole per coniare slogan a fini ideologici.

democrazia

Viva la democrazia elettrica! Potere elettrico al popolo! Sembrano solo slogan ma sono realtà. L'energia è importante come il cibo e la libertà. Con l'energia in mano a pochi davvero si può ricattare la gente e i popoli.

PUNTI PER UN NUOVO CONTO ENERGIA 2012 UTILE AI CITTADINI ITALIAN

A NOSTRO AVVISO I PUNTI PER UN NUOVO CONTO ENERGIA 2012 UTILE AI CITTADINI ITALIANI INVECE CHE AGLI SPECULATORI DOVREBBERO ESSERE QUESTI INTRODUZIONE Il presente riassume i punti salienti per un Conto Energia utile ai cittadini Italiani ivece che agli speculatori. I punti oggetto di possibili evoluzioni possono essere i seguenti : 1) ATTUALE SCENARIO ITALIANO DEGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN ESERCIZIO 2) EMARGINAZIONE DELLE ATTIVITA’ SPECULATIVE DAL NUOVO CONTO ENERGIA 3) DEFINIZIONE SOGGETTI BENEFICIARI DEL NUOVO CONTO ENERGIA 4) RIDEFINIZIONE FONDI ROTATIVI 5) TARIFFE INCENTIVANTI PER IMPIANTI “RESIDENZIALI” -> FINO A 20kW 6) TARIFFE INCENTIVANTI PER SUPPORTO PICCOLE IMPRESE –> FINO A 200kW 7) NUOVE REGOLAMENTAZIONI PER GRANDI IMPIANTI -> SUPERIORI A 200kW 1) ATTUALE SCENARIO ITALIANO DEGLI IMPINATI FOTOVOLTAICI IN ESERCIZIO IMPIANTI FOTOVOLTAICI INCENTIVATI IN ITALIA Dagli ultimi dati pubblicati dal GSE (15/05/2011 e 31/10/2011) la “potenza” degli impianti attualmente in esercizio in Italia risultano : - per oltre il 95% superiori ai 3kW; - per oltre l’80% superiori ai 20kW; - per circa il 60% superiori ai 200kW. 2) EMARGINAZIONE DELLE ATTIVITA’ SPECULATIVE DAL NUOVO CONTO ENERGIA IL RUOLO DEGLI SPECULATORI Partendo dai dati del GSE sopra citati, emerge il ruolo preminente degli “speculatori”, che hanno pesato e ancora pesano sul sistema di incentivazione del Conto Energia. Si può assumere il dato di fatto che circa il 60% del totale degli impianti fotovoltaici incentivati ad ora dal Conto Energia sia in mano ai soli speculatori (consultare eventualmente i dati aggiornati del GSE). LE CONSEGUENZE DELLE ATTIVITÀ SPECULATIVE Tale politica ha portato ad una serie di conseguenze estremamente negative quali : - l’installazione di un gran numero di impianti fotovoltaici a terra, tutti di grande impatto estetico e ambientale, sottraendo risorse all’agricoltura (a questo si è cercato di provvedere in qualche misura con l’ultimo decreto sulle liberalizzazioni, ma non nel modo opportuno data, ad esempio, la ulteriore proroga posta al limite che il precedente discusso decreto almeno prevedeva, e addirittura riposizionando la figura dello speculatore con la deroga a tali divieti per il solo “Ministero della Difesa” che andrebbe a prendere direttamente i soldi dalle bollette delle famiglie italiane); - la saturazione di ogni linea di rete (ENEL) data l’assurda opportunità data agli speculatori di “prenotare” la potenza da immettere in rete, negando in moltissime occasioni la stessa opportunità alle piccole aziende per la connessione di impianti piccoli e comunque inferiori ai 200kW (a questo si è cercato di porre rimedio inutilmente con la richiesta di pagamento in percentuale poi comunque cassata o derogata da altri organi istituzionali – vedi TAR); - la proliferazione dei cosiddetti consulenti/mediatori (aziende ed individui) che si occupano dello scouting di terreni e ora di tetti per l’installazione di impianti fotovoltaici; di impropri fondi di investimento pronti a sopportare solamente la parte di equity delle operazioni e legati quindi comunque alla richiesta di denaro a debito presso gli istituti bancari; di innumerevoli SPV (società veicolo) costituite ad arte e solamente per contenere le autorizzazioni, le richieste di allaccio alla rete (portando alle saturazioni sopra descritte) ed i contratti di affitto dei terreni o tetti citati. Tale “moda” ha portato ad una lievitazione dei costi con gare al rialzo e lo svilimento del fotovoltaico “utile”, con l’illusione di facili guadagni e conseguenti duri risvegli soprattutto per moltissimi imprenditori agricoli che firmavano, addirittura, contratti con vantaggi unilaterali per i mediatori e gli speculatori, con obblighi di non coltivazione per un anno, etc. - l’impossibilità di perseguire i veri obiettivi del fotovoltaico in Italia e cioè : o il risparmio sulla voce di spesa energetica per le famiglie e le imprese italiane, le quali erano state chiamate e sono tuttora le uniche a finanziare tutto il Conto Energia, o il ridisegno della rete produttiva e distributiva energetica nazionale da una configurazione centrale produttiva verso enne consumatori ad una ottimale e moderna composta da enne auto produttori di energia “rinnovabile” con conseguente minore importazione, spesa e consumo di fossile. LO STATO DELL’ARTE PER GLI SPECULATORI Attualmente il Conto Energia in vigore prevede che non si possano costruire ed incentivare impianti fotovoltaici superiori a 200kW se non costruiti su edifici dove il limite è di 1MW. Per tutti gli altri impianti, di taglia superiore a queste, si riporta alla richiesta al registro grandi impianti che, al momento, è stato sospeso fino al Gennaio 2013, a riprova del fatto che gli speculatori con i grandi impianti la fanno da padrone, con importanti richieste di allaccio alla rete che “intasano” le linee. LE OPPORTUNITÀ Emarginare le attività speculative dal Conto Energia porterebbe a due grandi opportunità : A – preservare le attuali tariffe incentivanti invece di operare tagli come quelli prospettati dalla bozza del quinto Conto Energia, potendo eliminare di fatto il 60% del monte spesa relativo agli speculatori; B – offrire maggiori opportunità di medio e lungo periodo senza aggravi di costi, ai due settori che andrebbero preservati ed incentivati maggiormente : il residenziale e le piccole imprese. 3) DEFINIZIONE SOGGETTI BENEFICIARI DEL NUOVO CONTO ENERGIA I VERI OBIETTIVI DEL FOTOVOLTAICO IN ITALIA I veri obiettivi del fotovoltaico in Italia dovrebbero essere c.d. il risparmio della voce di spesa energetica per le famiglie e le piccole imprese e l’ammodernamento dell’attuale sistema energetico verso l’indipendenza da fornitori esteri e la riconversione alle rinnovabili. Nel caso siano questi gli obiettivi politici “sani” del Conto Energia, partendo dalla consapevolezza dell’attuale scenario finanziario, occorre impostare una politica diversa e più lungimirante che consenta innanzitutto la redistribuzione dei vantaggi delle rinnovabili verso un numero molto più rilevante di utilizzatori/produttori puntando : - a rendere convenienti gli impianti fotovoltaici “residenziali” (minori di 20kW) anche attraverso il supporto fattivo al finanziamento attraverso fondi rotativi come il Kyoto. Tale approccio, unito ad una migliore politica di regolamentazione delle ristrutturazioni e costruzioni edilizie “energeticamente efficienti”, consentirebbe contemporaneamente di raggiungere il duplice traguardo di ammodernare e rendere più efficiente il settore residenziale in abbinamento alla “autoproduzione” di energia elettrica; - ad aiutare le piccole imprese ad installare impianti fotovoltaici (minori di 200kW), anche attraverso l’istituzione di fondi rotativi ad hoc compatibili con i finanziamenti regionali ed EU, con l’obiettivo di ottenere piccole integrazioni al reddito di impresa o un supporto reale alla conversione e/o allargamento del proprio business. I soggetti beneficiari del nuovo Conto Energia sarebbero in tal modo molto più numerosi ma molto meno consistenti come potenza installata rispetto all’attuale scenario (in cui prevale c.d. la figura dello speculatore), consentendo al governo di poter controllare la spesa per il Conto Energia. I SOGGETTI BENEFICIARI DEL NUOVO FOTOVOLTAICO IN ITALIA Emarginare o addirittura eliminare le attività speculative consentirebbe : - da una parte, di poter mantenere e salvaguardare le tariffe incentivanti dell’attuale Conto Energia (sia del Titolo II sia soprattutto del Titolo III) quantomeno “per i soli impianti residenziali di potenza inferiore ai 20kW”, con il vantaggio e l’opportunità per la nuova edilizia “energeticamente efficiente” che l’Italia ha come valore nel proprio tessuto industriale, diversamente dalla industria fotovoltaica che la vede comunque secondaria ed alla mercè dello strapotere nord europeo, quando in verità anch’esso ormai sta abdicando sempre più a quello cinese (casi eccellenti di chiusure di aziende tedesche anche in Italia). Non dimenticando poi gli americani ed i giapponesi che, anche se non si ritiene possano farcela contro i produttori di materiali fotovoltaici cinesi, sono attualmente in vantaggio nei materiali “non silicio” grazie soprattutto alle tecnologie sviluppate per il settore militare. In questo scenario sarà estremamente difficile pensare ad una industria italiana del fotovoltaico contro quella nord europea o cinese, a meno di innovazioni che possano scardinare tale sistema. Ma anche su questo punto, l’esempio negativo offerto dal GSE con l’inserimento della necessità per gli impianti innovativi (Titolo III) di detenere un brevetto EU per le strutture -solitamente di fabbricazione italiana- a solo vantaggio di aziende tedesche e francesi che ne detengono dal 2002, sembra andare in senso contrario; - dall’altra, di poter stabilire un sistema di incentivazione per impianti fotovoltaici inferiori a 200kW uguale o molto vicino all’attuale Conto Energia, che possa essere di reale supporto ed aiuto alle piccole imprese. I soggetti beneficiari del nuovo Conto Energia dovrebbero quindi finalmente diventare : - le famiglie con impianti fotovoltaici residenziali fino a 20kW, da incentivare con le attuali tariffe previste sia al Ttitolo II sia soprattutto al Titolo III (innovativo) abbinato al premio per l’uso efficiente dell’energia (edilizia) di cui all’Art.13 (che invece l’attuale bozza del quinto conto energia ha cassato), che garantirebbe c.d. anche la nuova edilizia residenziale “energeticamente efficiente”; - le piccole imprese con impianti fino a 200kW da incentivare, possibilmente, con le attuali tariffe previste sia al Ttitolo II sia al Titolo III (innovativo) che da una parte, garantirebbe l’installazione di tanti impianti produttivi di piccola taglia sul territorio nazionale a beneficio della nuova rete elettrica di cui si è detto, e della crescita graduale e controllata della spesa del Conto Energia a carico delle famiglie italiane, e dall’altra parte, in un quadro di crisi economica, supporterebbe realmente le piccole aziende potendo garantire loro delle piccole integrazioni di reddito di impresa o, soprattutto con l’innovativo, persino piccoli ampliamenti di attività o conversioni di business come nel caso delle aziende agricole (abbinati ad es. ai PSR). Tutto questo c.d. potendo costantemente monitorare la spesa del Conto Energia senza vincolarlo ai famigerati “registri e graduatorie discrezionali” che aumenterebbero invece soltanto il lavoro del GSE ed eventuali azioni contro lo stesso dato l’alto grado di discrezionalità (nella stessa bozza si richiedono ulteriori finanziamenti e sforzi alle stesse famiglie italiane per finanziarne le attività…). In ultima ipotesi eventualmente, soltanto per i tetti di aziende artigianali, industriali e commerciali, si potrebbe diminuire le tariffe attuali anche nelle modalità previste dalla bozza con lo scopo di finanziarne l’impianto fotovoltaico e l’energia elettrica autoprodotta e consumata,, mantenendo il registro grandi impianti (c.d. sospeso al 2013) nel quale far rientrare tutti gli impianti fotovoltaici maggiori di 200kW, e regolamentare l’incentivazione con una semplice formula : si ha diritto all’incentivo soltanto per l’energia elettrica prodotta e istantaneamente auto consumata con una formula tipo scambio sul posto (tecnicamente possibile). Questo permetterebbe di finanziare soltanto l’impianto fv per tali aziende, con il vantaggio di sollevare la rete elettrica nazionale dall’onere di gran parte della produzione di energia necessaria all’azienda che la auto produrrà, e di limitare i costi riconoscendo tariffe più basse. Le aziende che vorranno cogliere l’opportunità, c.d. regolamentata dal registro, potranno così contare su di una drastica diminuzione dei costi aziendali per l’energia elettrica e pianificare tale voce a bilancio senza temere aumenti imposti dai gestori contribuendo in tal modo alla riqualificazione nazionale verso le rinnovabili. 4) RIDEFINIZIONE FONDI ROTATIVI FONDI KYOTO Nel caso si reputi importante privilegiare le famiglie e le piccole aziende, diventa importantissimo c.d. abbinare all’opportunità delle tariffe dell’attuale Conto Energia ai fondi rotativi tipo Kyoto. Partendo c.d. dalla consapevolezza dell’attuale scenario finanziario, bisogna impostare una politica lungimirante che consenta : - di supportare fattivamente le famiglie con il finanziamento degli impianti fotovoltaici “residenziali” minori di 20kW attraverso fondi rotativi come il Kyoto, pensati soprattutto : per le prime case, per le famiglie disagiate e monoreddito, per le giovani coppie, fino a ricavarne una vera graduatoria che abiliti “tutti” nel paese a poter installare il proprio “piccolo” impianto fotovoltaico che renderebbe meno costosa la voce di spesa energetica; - di aiutare le piccole imprese, attraverso l’istituzione di rotativi ad hoc che devono essere necessariamente compatibili con i finanziamenti regionali ed EU (ad es. PSR per le aziende agricole), per l’installazione di impianti fotovoltaici minori di 200kW integrati a quelle strutture o edifici necessari alle loro attività. SOCIAL HOUSING E EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA Una nota va infine riservata alla grande opportunità di innescare un meccanismo virtuoso di costruzione di nuovi “edifici autofinanziati” grazie alle tariffe incentivanti innovative, di cui al Titolo III, abbinate agli incentivi di cui all’Art.13 per l’efficienza energetica. Si tratta della possibilità di utilizzare le tariffe incentivanti innovative per impianti residenziali fino a 20kW, per consentire a tutte le famiglie italiane di poter costruire o ampliare e ristrutturare le proprie abitazioni, rendendole più efficienti energeticamente. Tale meccanismo virtuoso, se addirittura abbinato a fondi come il FIA (Fondo Investimenti per l’Abitare) della Cassa Depositi e Prestiti (come il Kyoto), ben gestito e affinato, potrebbe permettere di avviare una fase importante di crescita dell’edilizia nuova, quella energeticamente efficiente, che ben si abbina all’uso delle rinnovabili. Inoltre, si dovrebbe tener presente che, se il FIA ha come obiettivo quello di investire nel settore dell’edilizia privata sociale (social housing), un’altra edilizia quella pubblica (ERP) potrebbe contemporaneamente avvantaggiarsi della opportunità delle tariffe innovative del conto energia abbinate all’efficienza energetica, potendo così incrementare gli alloggi grazie ai meccanismi di autofinanziamento. Questi sono esempi di quanto siano importanti le attuali tariffe incentivanti del Conto Energia previste per gli impianti inferiori ai 20kW, proiettate nel settore abitativo residenziale, in abbinamento al fotovoltaico innovativo ed agli incentivi per l’efficienza energetica. 5) TARIFFE INCENTIVANTI PER IMPIANTI “RESIDENZIALI” -> FINO A 20KW Attuali Incentivi di cui al Titolo II e Titolo III per gli impianti “residenziali” fino a 20kW. Nessun registro GSE. Da incentivare con le attuali tariffe previste sia al Ttitolo II sia soprattutto al Titolo III (innovativo) abbinato al premio per l’uso efficiente dell’energia di cui all’Art.13, che garantirebbe c.d. anche la nuova edilizia residenziale “energeticamente efficiente”. 6) TARIFFE INCENTIVANTI PER SUPPORTO PICCOLE IMPRESE –> FINO A 200KW Attuali Incentivi di cui al Titolo II e Titolo III per gli impianti fino a 200kW su edificio, fabbricato o serra. Nessun registro del GSE. Da incentivare, possibilmente, con le attuali tariffe previste sia al Ttitolo II sia al Titolo III (innovativo) che in un quadro di crisi economica, supporterebbe realmente le piccole aziende potendo garantire loro delle piccole integrazioni di reddito di impresa o, soprattutto con l’innovativo, piccoli ampliamenti di attività o conversioni di business come nel caso delle aziende agricole (abbinati ad es. ai PSR). 7) NUOVE REGOLAMENTAZIONI PER GRANDI IMPIANTI -> SUPERIORI A 200KW Nuovi Incentivi “decurtati” per impianti su edifici artigianali, industriali e commerciali superiori ai 200kW ma soltanto per l’energia elettrica prodotta ed istantaneamente consumata. Registro grandi impianti del GSE. Soltanto per i tetti di aziende artigianali, industriali e commerciali, si potrebbe diminuire le tariffe attuali anche nelle modalità previste con lo scopo di finanziarne l’impianto fotovoltaico e l’energia elettrica autoprodotta e consumata,, mantenendo il registro grandi impianti nel quale far rientrare tutti gli impianti fotovoltaici maggiori di 200kW, e regolamentare l’incentivazione con una semplice formula : si ha diritto all’incentivo soltanto per l’energia elettrica prodotta e istantaneamente auto consumata tipo scambio sul posto. Questo permetterebbe di finanziare soltanto l’impianto fv per tali aziende, con il vantaggio di sollevare la rete elettrica nazionale dall’onere di gran parte della produzione di energia necessaria all’azienda che la auto produrrà, e di limitare i costi riconoscendo tariffe più basse. Le aziende che vorranno cogliere l’opportunità, regolamentata dal registro, potranno così contare su di una drastica diminuzione dei costi aziendali per l’energia elettrica e pianificare tale voce a bilancio senza temere aumenti imposti dai gestori contribuendo in tal modo alla riqualificazione nazionale verso le rinnovabili.

@alsarago58: ho dato

@alsarago58: ho dato un'occhiata veloce ai dati di Atlasole... per la regione con la potenza installata piu' alta, la Puglia, il 5,5% del numero di impianti installati (piu' di 24 mila) produce piu' del 78% della potenza... sono 1324 impianti con piu' di 900 kWp installati. Mi pare di capire, ma correggimi se interpreto male, che la democratizzazione della produzione elettrica si applichi solo al rimanente 22% scarso?... che probabilmente produce anche meno del 22% dell'elettricita'? Giuro che non capisco, dite tutto ed il contrario di tutto, andando contro ai dati ufficiali... quanto ho scritto, cosa che chiunque puo' verificare, basta estrarre i dati in formato xls e fare un sorting... stride con la frase di Silvestrini "Il fotovoltaico in particolare sfugge più facilmente al controllo perché in molti casi le potenze sono di piccola taglia." Fino a 10 kWp ci sono circa 1/4 degli impianti, come numero, ma la loro produzione, nel caso fosse proporzionale alla potenza "p", sara' del 4,5%.... e' questa la democratizzazione di cui si favoleggia? Ripeto: spiegatemi dove sbaglio... ma che sia una spiegazione logica, non semantica. Roberto

@alsarago58: ammesso e non

@alsarago58: ammesso e non concesso che le centrali FV sopra a, o attorno a, 50 MWp (la "p"!) siano in mano a contadini con gravi problemi economici (a te/voi l'onere di provarlo, ovviamente) con questo tuo commento confermi quello che i critici di QUESTO FV (me incluso, ma non solo) dicono da un paio di anni: e' uno strumento finanziario e niente altro, dal punto di vista energetico e' una goccia d'acqua nel mare... una decina di TWh a fronte di decine di miliardi di Euro di capitale d'installazione e piu' di 100 miliardi di Euro pagabili in comode (si fa per dire) rate mensili per i prossimi 20 anni. Grazie, finalmente l'hai scritto. :-) Roberto

Roberto, Silvestrini

Roberto, Silvestrini ribatterà, se vuole, ma guarda che negli impianti sopra i 50 kW ci sono migliaia e migliaia di impianti di imprese agricole, artigianali e industriali, che hanno usato l'opportunità del Conto Energia per diminuire i propri costi energetici o avere un reddito ulteriore dai loro terreni, così rinforzando o persino salvando la propria attività economica. Secondo me quello è stato l'uso più intelligente e adatto al nostro paese che si poteva fare dell'opportunità offerta dagli incentivi al FV. MI sa che per fare polemiche sulla "democratizzazione" ti dovrai limitare agli impianti dal MW in su, che producono solo per la rete. I quali, comunque, con la loro produzione, hanno contribuito ad abbassare il costo del kWh nel picco diurno, per tutti.

Il fatto che in Spagna si

Il fatto che in Spagna si costruisca una mega centrale FV senza incentivi, non fa venire il dubbio che allora, veramente, almeno per certe categorie di impianti, ormai gli incentivi potrebbero essere eliminati o ridotti al minimo anche in Italia? Tanto più che in Spagna l'elettricità costa molto meno che in Italia, 0,15-0,18 euro/kWh per le famiglie, quindi la remunerazione del FV nel nostro paese è anche più alta...

Silvestrini: la sua frase...

Silvestrini: la sua frase... "Insomma, una democratizzazione del sistema di produzione che si sposa con l’aumento della sicurezza e con la competitività del paese." ... grida vendetta, di fronte ai dati ufficiali. Piu' dell'80% della potenza FV installata e' sotto forma di grandi impianti (>50 kWp), fonte Atlasole GSE di oggi... difficile credere che siano in gran parte famiglie italiane che installano tali impianti, non crede? Roberto