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Superbonus 2024, le novità in Manovra

Nuove tasse e controlli, oltre all'abbassamento dell'aliquota dal 110% e 90% al 70%: le principali modifiche al Superbonus nel prossimo anno.

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Controlli sulle rendite catastali, tassazione delle plusvalenze e maggiore ritenuta sui bonifici: queste le novità che attendono il Superbonus nel 2024.

Dopo la mancata proroga delle aliquote al 110% e al 90%, tema che ha diviso anche la maggioranza (Forza Italia era inizialmente favorevole ad estendere i termini temporali per i condomìni nei quali i lavori erano già stati completati per almeno il 60% dell’intervento complessivo entro la fine del 2023), la principale novità è che l’aliquota scenderà al 70%, anche quindi per la prosecuzione dei lavori già avviati, mentre non sarà più possibile ottenere la detrazione per le unità unifamiliari.

Esiste ancora la possibilità che venga approvato un SAL straordinario al 31 dicembre 2023, per consentire ai condomìni con lavori a buon punto di completare gli interventi continuando a usufruire delle vecchie aliquote. Ma, con la legge di Bilancio ormai chiusa, per farlo restano valide solo due strade: il Decreto Milleproroghe o un provvedimento ad hoc.

Secondo Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa sono circa 25.000 i cantieri di condomini che non riusciranno a completare i lavori, con pesantissimi effetti sulle imprese e sulle famiglie.

La misura nel prossimo anno si appesantirà come detto di nuovi controlli e tasse. Secondo il disegno di legge di Bilancio che sta per essere approvato, l’Agenzia delle Entrate si assicurerà che i soggetti realizzatori dei lavori agevolati col Superbonus abbiano presentato la comunicazione di variazione catastale: gli interventi previsti di efficientamento energetico o di messa in sicurezza antisismica potrebbero influire infatti sulla rendita catastale.

Secondo i dati Enea più aggiornati, diffusi a fine novembre, sono circa 447mila gli edifici interessati: un gran lavoro attende quindi l’Agenzia.

Ancora, il ddl propone la possibilità di compensare i crediti fiscali con le somme dovute a Inps e Inail (non una novità, perché questa possibilità era già prevista, ma una riformulazione più chiara per evitare i dubbi sorti in passato), e impone tasse maggiori a carico di chi rivende l’immobile dopo averlo riqualificato sfruttando l’aliquota al 110%.

In queste transazioni, infatti, tra i “costi inerenti al bene”, quindi quelli deducibili che non concorrono alla plusvalenza, non rientreranno gli interventi agevolati. I costi extra rientreranno quindi nella formazione della plusvalenza, tassata al 26%. Restano deducibili le spese legate al Superbonus se l’agevolazione è stata fruita come detrazione Irpef, non come sconto in fattura o attraverso la cessione del credito.

La stretta non varrà per gli immobili acquisiti per successione o quelli adibiti a prima casa per la maggior parte dei cinque anni antecedenti alla vendita.

Nel ddl di Bilancio 2024 si prevede inoltre un innalzamento, dal 1 marzo 2024, della ritenuta operata da banche e da Poste Italiane sul pagamento effettuato (con bonifico parlante) dal cliente all’impresa, dall8% all’11%.

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