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Superbonus, arriva il decreto ad hoc: sanatoria al 31 dicembre e aiuti per i redditi bassi

Un decreto ad hoc del governo introduce una sanatoria per i lavori non terminati entro la fine dell'anno e istituisce un Fondo compensatorio per le famiglie a basso reddito che passeranno all'aliquota del 70%.

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Credito d’imposta per tutti i lavori realizzati alla scadenza del 31 dicembre, aliquota ridotta al 70% per le opere ancora da effettuare e mantenuta al 110% per le famiglie a basso reddito: via libera del Consiglio dei ministri a un decreto ad hoc (link in basso) sul Superbonus.

La misura non andrà quindi nel dl Milleproroghe (link in basso), ma ieri 28 dicembre il governo ha scelto di inserirla in un provvedimento specifico.

Ai singoli soggetti con Isee inferiore a 15mila euro (aumentato a un massimo di 36mila euro per famiglie con due genitori e un figlio a carico) si garantisce il credito del 110% anche per la quota di interventi non completati al 31 dicembre.

In questi casi verrà attivato un fondo che compenserà la differenza tra il 70% di agevolazione prevista dal primo gennaio e il 110%. Il tutto a patto che entro fine anno il SAL dei lavori sia almeno al 60% e che l’intervento complessivo venga concluso entro il 31 ottobre 2024 con un miglioramento di almeno due classi energetiche.

A quanto si legge nel comunicato di Palazzo Chigi che spiega il provvedimento, il contributo sarà erogato dall’Agenzia delle entrate nei limiti delle risorse disponibili, secondo criteri e modalità determinati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze (da adottare entro 60 giorni) e non concorrerà alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi.

Nessuna proroga quindi per le aliquote più vantaggiose, come ampiamente prevedibile vista l’inclinazione del governo a non voler continuare a sostenere una misura che lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva definito “radioattiva” per le casse dello Stato. Nonostante ieri l’ipotesi di una mini-proroga si fosse fatta largo al tavolo delle discussioni.

Viene fatta salva però l’agevolazione al 110% anche per chi ha usufruito di sconto in fattura o cessione del credito su tutti i lavori certificati entro dicembre 2023. L’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) aveva chiesto un intervento selettivo per aiutare solo quei 30 mila condomìni e quelle 300 mila famiglie vicine alla fine dei lavori e incolpevoli per i ritardi, ma il governo ha optato per una sanatoria totale.

Chi non ha terminato l’intervento entro la fine dell’anno e ha un credito fiscale con lo Stato non dovrà quindi restituirlo. Per tutti gli altri, da gennaio 2024 si passa alla detrazione al 70% (e dal 2025 al 65%). Situazione che lascia scoperti circa 13 miliardi in lavori non ultimati e che rischia di aprire diversi contenziosi legali tra committenti ed imprese edili.

I dati diffusi da Enea dicono che al 30 novembre 2023 per il Superbonus sono stati aperti più di 446mila cantieri per un investimento totale da 98,1 miliardi di euro, di cui 89,1 a carico dello Stato. Secondo Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa sono circa 25mila i cantieri di condomìni che non riusciranno a completare i lavori entro fine 2023.

Lo stesso provvedimento sul Superbonus contiene anche una stretta al Bonus Barriere Architettoniche 75%, verso il quale molti hanno provato a virare, specie per i serramenti, a fronte delle difficoltà e dei timori legati alla fine annunciata del Superbonus.

Il governo ha limitato gli interventi sottoposti all’agevolazione chiarendo quali sono ammissibili: “Scale, rampe e l’installazione di ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici”. Non c’è quindi più nessuna possibilità di sfruttare il Bonus Barriere Architettoniche per l’installazione – ad esempio – di nuovi infissi.

Infine è arrivata una stretta anche per gli sgravi (cessione del credito e sconto in fattura) per il Sismabonus. Nel comunicato di Palazzo Chigi si legge: “A partire dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, si esclude la possibilità di cessione del credito d’imposta nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici relativi alle zone sismiche 1-2-3 compresi in piani di recupero di patrimoni edilizi o riqualificazione urbana e per le quali non sia stato richiesto, prima della stessa data, il relativo titolo abilitativo”.

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