Prezzi del gas sotto 100 euro/MWh, ma non bisogna abbassare la guardia

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Fattori contingenti spiegano i valori attuali. Per le bollette di ottobre gli aumenti saranno inferiori del previsto, ma nei prossimi mesi il quadro cambierà di nuovo.

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Cosa sta succedendo al mercato europeo del gas? Come interpretare la discesa attuale dei prezzi e quali prospettive ci sono a breve e medio termine?

Per la prima volta da mesi, i prezzi giornalieri del gas sul Ttf (Title Transfer Facility), il benchmark olandese che determina le quotazioni del combustibile fossile venduto in Europa, sono scesi sotto 100 euro per MWh per le consegne a novembre. Oggi, martedì 25 ottobre, il valore è sui 93 euro/MWh, in calo di circa il 70% rispetto al picco di 350 registrato ad agosto.

Ricordiamo che fino al 2020 i prezzi si aggiravano sui 20-30 euro per MWh.

E ieri, lunedì 24 ottobre, i prezzi orari sul Ttf sono scesi brevemente addirittura in territorio negativo (circa 15 euro/MWh sotto zero): in pratica, gli operatori erano disposti a pagare pur di liberarsi del gas in eccesso sul mercato. Queste dinamiche dovrebbero riflettersi in modo positivo sulle prossime bollette, che non dovrebbero subire altri rincari.

Secondo una recente nota del Codacons, “la costante discesa del prezzo del gas […] eviterà ai consumatori una nuova stangata sulle bollette e salverà gli italiani dal rincaro del 70% delle tariffe previsto nelle settimane scorse dagli analisti” (neretti nostri).

Arera, entro i primi giorni di novembre, comunicherà le nuove tariffe gas per ottobre per i clienti in tutela, tariffe che saranno basate sulla media dei prezzi effettivi del mercato spot italiano; per la prima volta, infatti, le bollette di ottobre saranno calcolate applicando il nuovo metodo per la definizione mensile del prezzo, stabilito da Arera.

Guardando però leggermente più oltre, i valori in campo cambiano: per il gas in consegna a dicembre 2022 e nei primi mesi del 2023 i prezzi sul Ttf salgono a 130-140 euro per MWh.

A spingere adesso le quotazioni al ribasso è un mix di fattori contingenti. Gli stoccaggi europei sono pieni, grazie alle misure di emergenza attuate dagli Stati membri in risposta alla crisi energetica e al taglio delle forniture dalla Russia; intanto gli approvvigionamenti di Gnl (gas naturale liquefatto) via nave si sono intensificati, portando addirittura a un “ingorgo” di metaniere al largo delle coste spagnole, in attesa di scaricare i loro serbatoi.

I bassi consumi industriali – in Italia -22% a ottobre rispetto allo stesso periodo del 2021, fonte Ispi su dati Snam – e le temperature eccezionalmente miti di ottobre, con i riscaldamenti ancora spenti in gran parte del nostro Paese, hanno ulteriormente contribuito a creare la situazione attuale. La domanda di gas rimane piatta, a fronte di una offerta sovrabbondante.

Finora il tanto discusso price cap Ue del gas è rimasto sullo sfondo: il Consiglio europeo di venerdì scorso (21 ottobre) ha rinviato una decisione definitiva chiedendo a Consiglio e Commissione di proporre con urgenza decisioni concrete su varie misure, tra cui un corridoio dinamico temporaneo dei prezzi per le transazioni del gas, allo scopo di limitare la volatilità del mercato e le relative impennate delle quotazioni.

Ma il quadro di oggi non deve far perdere di vista i grandi rischi per i mesi invernali; si veda In Italia ci sarà abbastanza gas per superare tutto l’inverno?

Difatti, come emerge dalle simulazioni di Ispi Datalab (Istituto per gli studi di politica internazionale), il nostro Paese potrebbe avere molte difficoltà ad arrivare a fine inverno senza intaccare le riserve strategiche nazionali e senza svuotare del tutto gli stoccaggi. A meno di riuscire a ridurre i consumi almeno del 10-15%, impresa comunque non facile.

E questo potrebbe accentuare le già pesanti incognite su come afforntare il successivo inverno 2023-2024, soprattutto nella ipotesi di non avere più a disposizione alcun flusso di gas dalla Russia (si veda Carenza di gas: l’inverno più difficile potrebbe essere quello 2023-24).

Ecco perché i prezzi del gas sono destinati, come già evidenziano i futures per i volumi in consegna a fine 2022-inizio 2023, a risalire parecchio nei prossimi mesi, quando la domanda a livello Ue sarà molto più alta e inizieranno a svuotarsi gli stoccaggi.

Vedremo, nel frattempo, se da Bruxelles saranno arrivate indicazioni più precise sul price cap e sulle altre iniziative in corso, tra cui gli acquisti comuni di gas e la definizione di un benchmark alternativo al Ttf per le importazioni di Gnl.

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