L’Italia dovrebbe introdurre subito “una vera tassa sugli extra-profitti delle multinazionali fossili”, legandola a misure concrete per ridurre la vulnerabilità del Paese da petrolio e gas e rispettare gli obiettivi climatici internazionali.
È la richiesta al governo italiano lanciata oggi, 4 giugno, da ReCommon con una petizione online (in basso il link per aderire) che collega la crisi energetica in corso alla dipendenza strutturale dai combustibili fossili.
Nel testo l’associazione richiama l’effetto della guerra tra Usa, Israele e Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz sui prezzi dell’energia e cita anche il dato ricordato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: oltre 27 miliardi di euro di maggiori costi per le importazioni fossili dell’Ue in due mesi di conflitto, quasi 500 milioni al giorno.
Gli extraprofitti stimati
Il dato più forte era già emerso nelle scorse settimane da un’analisi di Global Witness su dati Rystad Energy, pubblicata dal Guardian e ripresa anche da QualEnergia.it.
Secondo quella stima, le prime 100 società oil & gas avrebbero maturato oltre 30 milioni di dollari l’ora di profitti aggiuntivi nel primo mese di guerra, calcolati sul free cash flow upstream stimato, per un totale di circa 23 miliardi di dollari.
Se il petrolio restasse in media a 100 dollari al barile nel periodo marzo-dicembre 2026, contro i circa 70 dollari precedenti al conflitto, gli extraprofitti potrebbero arrivare a 234 miliardi di dollari. Una stima che dà la misura del trasferimento di ricchezza innescato dallo shock sui prezzi fossili.
In testa alla classifica stilata da Global Witness ci sarebbe Saudi Aramco, con circa 25,5 miliardi di dollari di guadagni aggiuntivi. Seguono Kuwait Petroleum Corporation con 12,1 miliardi ed ExxonMobil con 11 miliardi. Poco sotto compaiono Gazprom, con 10,8 miliardi, Chevron e PetroChina, entrambe intorno a 9,2 miliardi, poi Petrobras, Shell, Rosneft e Adnoc.
Italia particolarmente esposta
Per il consumatore europeo il conto è l’altra faccia della stessa dinamica. E il caso italiano è particolarmente sensibile perché il gas pesa ancora molto nella formazione del prezzo elettrico.
Secondo Confindustria, nel nostro Paese il gas determina il prezzo dell’elettricità nel 70% delle ore. Sempre secondo dati Gme citati dall’associazione, nei primi dieci mesi del 2025 il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia è stato pari a 116 €/MWh, contro 87 €/MWh in Germania, 65 €/MWh in Spagna e 61 €/MWh in Francia.
ReCommon richiama poi le stime del Fondo monetario internazionale sugli effetti dello shock energetico sulle famiglie italiane, secondo cui il rincaro legato alla crisi potrebbe costare alla famiglia italiana media circa 450 euro nello scenario base e fino a 2.270 euro nello scenario più severo.
C’è anche il fronte dei carburanti. Secondo Transport & Environment Italia, nel 2026 raffinerie e distribuzione potrebbero incassare 4 miliardi di euro di extraprofitti a spese degli automobilisti italiani per effetto della crisi in Medio Oriente.
A livello Ue, stando ai dati in possesso di T&E, gli extraprofitti downstream arriverebbero a 24 miliardi di euro se gli attuali margini persistessero. Il perimetro, va ricordato, è quello di attività downstream, raffinerie e distribuzione, con impatto sui carburanti alla pompa, e non l’intero insieme dei profitti fossili.
La richiesta al governo
ReCommon accusa il governo Meloni di avere adottato finora soltanto “misure tampone” sui carburanti, senza affrontare il nodo della dipendenza da fonti fossili.
“Gli impatti dell’attuale crisi si faranno sentire per parecchio tempo. Per questo il governo deve agire subito e senza esitazioni, non ascoltando le obiezioni del comparto fossile italiano”, dichiarano Simone Ogno e Antonio Tricarico di ReCommon.
Per l’associazione, la tassa straordinaria introdotta dopo la crisi energetica del 2022 mostra che un intervento sugli extraprofitti è possibile, ma va costruito “molto di più e meglio”, con un gettito più alto, trasparente e destinato in modo chiaro a finalità sociali e alla transizione fuori dalle fonti fossili.





























