Nel percorso della transizione energetica europea, le città di medie dimensioni rappresentano un laboratorio cruciale per l’implementazione delle politiche climatiche, soprattutto nell’ambito del riscaldamento e raffrescamento dato che a breve avranno l’obbligo di redigere un piano energetico locale focalizzato proprio su questo tema.
Trasporti e residenziale: una città energivora
Il caso di Udine, analizzato nel progetto europeo Plan4Cold, evidenzia appunto come il settore del riscaldamento e raffrescamento (Heating & Cooling, H&C), sebbene debba risultare centrale nelle strategie di decarbonizzazione, appare ancora eccessivamente frammentato.
Udine conta circa 98.000 abitanti e si sviluppa in un’area urbana relativamente compatta con un tessuto misto residenziale e commerciale.
Dal punto di vista energetico, il quadro è chiaro: nel 2019 il consumo complessivo ha superato i 2 TWh, con una forte incidenza del settore dei trasporti privati e commerciali (42%) e del comparto residenziale (38%).
Questo dato è particolarmente significativo perché evidenzia il peso della domanda termica domestica, legata principalmente al riscaldamento invernale. Al contrario, il settore industriale rappresenta una quota molto più contenuta (circa il 3,4%), con una significativa differenza rispetto ad altri contesti europei più industrializzati.
Dal punto di vista dei vettori energetici, il mix è ancora dominato dai combustibili fossili: gas naturale e diesel coprono insieme oltre il 60% dei consumi, mentre l’elettricità si attesta intorno al 15%.
Riscaldamento tradizionale e lenta evoluzione tecnologica
Il sistema di riscaldamento locale riflette una struttura piuttosto tradizionale: la maggioranza degli edifici è dotata di impianti a metano con oltre 30.000 installazioni censite, a fronte di una presenza molto limitata di sistemi alternativi.
A ciò si aggiunge un parco edilizio in gran parte datato: molti edifici sono stati costruiti prima degli standard energetici più recenti e presentano livelli di isolamento termico ridotti. Questo fattore incide direttamente sulla domanda termica, rendendo prioritaria la riqualificazione del patrimonio edilizio.
L’adozione di soluzioni avanzate come certificazioni energetiche elevate (Classe A o superiore) è ancora contenuta: tra il 2009 e il 2024 sono stati certificati solo poco più di 300 edifici secondo il protocollo CasaClima, una porzione marginale rispetto al totale urbano.
Il ruolo delle politiche locali: PAESC, pianificazione urbana e rinnovabili
Sul fronte strategico, Udine ha intrapreso un percorso strutturato attraverso il PAES del 2010 e il più recente PAESC del 2021, articolato su due direttrici principali: il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’autoproduzione.
Queste politiche hanno già prodotto risultati tangibili: l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020 è stato superato, raggiungendo una diminuzione del 22,84% già nel 2019.
Un elemento rilevante è l’integrazione tra politiche energetiche e pianificazione territoriale. Il Piano Regolatore Generale Comunale introduce criteri legati alla bioedilizia, al risparmio energetico e alla resilienza climatica, includendo anche cataloghi di soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions, NBS) per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
Nonostante la forte dipendenza dai combustibili fossili, il territorio mostra segnali di evoluzione.
La produzione da fonti rinnovabili è in crescita, sebbene ancora limitata: circa 1.540 impianti fotovoltaici producono oltre 16 GWh/anno, mentre impianti idroelettrici e biogas contribuiscono con quantitativi più contenuti. Il solare termico è ancora marginale ma è presente in circa 400 installazioni che generano 413 MWh/anno di calore.
Questo sviluppo evidenzia una progressiva diffusione dell’energia distribuita, anche se il potenziale rimane ampiamente sottoutilizzato, soprattutto nel settore termico.
Mancano dati sul raffrescamento
Uno degli aspetti più critici emersi dall’analisi iniziale riguarda la carenza di dati dettagliati sul settore H&C, in particolare sul raffrescamento.
La domanda di freddo è infatti concentrata soprattutto nel terziario (negozi, uffici, centri commerciali), ma non esistono stime sistematiche e aggiornate.
Questa lacuna limita la capacità di pianificazione e rende difficile sviluppare strategie integrate, come sistemi di teleraffrescamento o reti energetiche intelligenti.
Nuove comunità energetiche e modelli urbani sostenibili
Guardando al futuro, la strategia di Udine punta su alcuni elementi chiave: sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, incentivi per edifici a energia quasi zero, estensione delle reti di teleriscaldamento e, in connessione con il primo tema, promozione dell’autoproduzione fotovoltaica.
Parallelamente, si rafforza l’attenzione alla qualità urbana, con interventi su densificazione, aree verdi e mitigazione delle temperature, in linea con le politiche europee di adattamento climatico.
Il caso di Udine mostra con chiarezza quali siano le sfide della transizione energetica locale: un sistema ancora dominato da tecnologie tradizionali, ma in progressiva evoluzione grazie a politiche integrate e nuovi modelli di governance energetica.
Il settore del riscaldamento e raffrescamento emerge come uno dei principali terreni di intervento, dove efficienza, innovazione tecnologica e pianificazione urbana devono convergere. In questo senso, la città friulana è un esempio significativo di come la transizione ecologica si giochi proprio a livello locale.


























