Disuguaglianze e clima, la ricetta di Piketty per evitare il collasso

Il Global Justice Report lega disuguaglianza economica e degrado ambientale in un’unica crisi globale: redistribuzione della ricchezza, sufficienza dei consumi e transizione energetica sono indicate come condizioni per una vera giustizia sociale e climatica.

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C’erano una volta quattro città, identiche fra loro, dotate di risorse sufficienti per tutti e ognuna abitata dallo stesso piccolo numero di abitanti. A diversificarle era il tipo di governo, che imponeva regole diverse a chi le abitava.

In una l’unica regola era arricchirsi, senza badare ai mezzi per farlo. Nella seconda c’erano ferree regole per evitare che gli abitanti prendessero più di quello che gli serviva per sopravvivere e sviluppassero pensieri “divergenti”. In un’altra non c’erano regole né obbiettivi, ognuno faceva quello che voleva. Nell’ultima, si tentava un complesso bilanciamento fra libertà individuale e necessità di rispettare gli altri e le regole di convivenza.

Com’è andata a finire? Nella prima città, chiamiamola Tortuga, gli abitanti si sono rapidamente uccisi tutti fra loro. Nella seconda, Pyongyang, al contrario tutti sono sopravvissuti, ma al prezzo di una vita noiosissima senza spunti innovativi e comportamenti creativi. Nella terza, Shangri La, gli abitanti sono morti di fame, non avendo la capacità di produrre risorse. Nella quarta, Gotham City, la vita è diventata un caos crescente con ondate di crimini, repressione e creazione di tribù in lotta fra loro e contro il governo, con ribellioni, aggressioni, incendi dolosi di protesta e persino il suicidio finale del leader della rivolta.

Una favola? No, l’esito di un esperimento di sociologia virtuale condotto dalla società newyorkese Emergence con quattro diversi modelli di AI, che gestivano la vita di “agenti”, cioè particolari software che imitano la psicologia, i bisogni e i comportamenti degli esseri umani, e che abitavano, per 15 giorni, identiche città virtuali, producendo e cercando in esse le risorse per sopravvivere.

Tortuga, dove l’egoismo senza regole finiva per far morire tutti, era diretta dalla AI Grok 4.1 Fast, dell’iperlibertario Elon Musk.

Pyongyang, città del pensiero unico, è stata invece frutto del governo del suo contrario, la prudente, iper-regolata AI Claude Sonnet 4.6 di Anthropic.

La pacifica Shangri La, dove tutti finivano per morire di fame per mancanza di competenze, era diretta invece da GPT-5 Mini, di Open AI.

Gotham City, caotica, infestata dal crimine e turbolenta, che ha garantito però la sopravvivenza di quasi tutti e dove si sono notati gli spunti più innovativi e sorprendenti, era frutto delle regole create da Gemini 3 Flash, AI di Google.

La ricetta di Piketty e Chancel

Per coincidenza i risultati di questo curioso esperimento di riproduzione di possibili società umane nel mondo virtuale, sono usciti in contemporanea con il rapporto Global Justice Report 2026 (link in basso) frutto del lavoro di 200 ricercatori di tutto il mondo, coordinati dal World Inequality Lab, centro studi diretto dagli economisti francesi Thomas Piketty e Lucas Chancel.

Il rapporto avverte di come anche nel mondo reale occorra, e presto, trovare un equilibrio fra regole e libertà, in vista di una più egualitaria distribuzione delle risorse di cibo ed energia, perché continuando ad affidarci a chi predica il liberismo sfrenato, uso della forza ed egoismo come motori primari dello sviluppo umano, passeremo dall’attuale, e già problematica, “Gotham City” a “Tortuga”, dove l’avidità senza freni conduce a un suicidio collettivo.

Le prove di questo rischio sono nei dati aggiornati sulla distribuzione globale della ricchezza dove il 10% più ricco della popolazione mondiale controlla ormai il 75% della ricchezza globale, mentre i 4 miliardi di persone più poveri del pianeta si spartiscono il 2% del totale.

E anche se globalmente produciamo cibo ed energia in quantità più che sufficienti per dare a tutti una vita dignitosa, è il 10% più ricco dell’umanità a consumare la stragrande parte delle risorse e a essere responsabile di circa la metà delle emissioni globali di carbonio, lasciando agli altri le briciole e i danni collaterali del collasso climatico.

Un’ingiustizia crescente che già provoca lo spostamento di masse umane da sud a nord, ma che prima o poi esploderà in forme peggiori di conflitto.

“È un pericolo di cui non si parla abbastanza, perché chi accumula più risorse oggi acquisisce il potere di moltiplicare la propria influenza, condizionando o comprando politica e media, così da riscrivere le leggi a proprio vantaggio. Il capitalismo deregolamentato degli ultimi decenni ha premiato proprio le strategie più trasgressive, ciniche ed egoiste, spacciandole per ottimizzazione del mercato”, spiega l’economista nel report.

“Il risultato finale – dice – è sotto gli occhi di tutti: una società globale stressata, ecologicamente insostenibile e costantemente sull’orlo di una crisi geopolitica”. “Ma l’ideologia messa in atto da Trump, e dai suoi emuli nel mondo, non darà risultati; alla fine dovremo arrivare a una ridistribuzione cooperativa delle risorse e del potere, perché l’alternativa porterà a sempre più evidenti disastri per ambiente, clima e tenuta sociale”.

Secondo gli autori del rapporto è possibile entro il 2100 ridurre le disuguaglianze, raddoppiando il reddito per l’89% più povero della popolazione mondiale, mantenendo il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C rispetto alla media preindustriale, invece dei +3 o 4 °C verso cui siamo diretti ora.

“L’idea centrale per riuscirci è il concetto di ‘sufficienza’: le persone possono godere di una vita prospera e sana senza cercare costantemente di consumare o accumulare più beni materiali, un processo che degrada il mondo naturale da cui dipende ogni forma di vita”, dicono gli autori.

Per raggiungere questo obiettivo, si legge nel rapporto, servono tre cose: portare l’orario medio di lavoro a 1.000 ore l’anno, l’equivalente di una settimana lavorativa di due giorni e mezzo; incoraggiare le persone a mangiare meno carne rossa, che è il principale motore della deforestazione e della distruzione ecologica; rifocalizzare l’economia verso attività a basso consumo, raddoppiando la spesa per l’istruzione a 8.400 euro a persona e la spesa per la sanità a 14.400 euro.

Sanità e istruzione globalmente devono arrivare ad assorbire il 38% delle spese mondiali, contro il 13% attuale.

Questo farebbe bene anche ad ambiente e clima, perché un euro in più di Pil nell’istruzione e nella sanità ha un’impronta materiale e un consumo energetico da tre a quattro volte inferiori rispetto a un euro in più di Pil nel settore manifatturiero.

Per combattere la disuguaglianza il piano prevede uno stipendio medio lordo pro capite globale di 5.000 euro lordi al mese entro la fine del secolo: un aumento per quasi tutti, soprattutto nel Sud del mondo. Con i lavori più duri e pericolosi, quando non affidabili a robot e AI, pagati più di quelli leggeri e gratificanti.

Questo stipendio medio molto alto, e per molto meno lavoro, dovrebbe ridurre la paura del futuro e l’invidia sociale: se tutti partono con una base di sicurezza economica, la competizione non sarà più una lotta per la sopravvivenza, ma una scelta di autorealizzazione. Se la dignità della tua vita non dipende più da quanto consumi oppure da che status esibisci, il bisogno psicologico di accumulazione compulsiva decade. L’invidia sociale viene mitigata dalla certezza dei diritti di base.

“Le risorse necessarie arriveranno dai super-ricchi, che verrebbero tassati pesantemente, in quanto principali responsabili della crisi climatica. La quota di ricchezza globale detenuta dai miliardari, che costituiscono solo lo 0,001% della popolazione mondiale, scenderebbe dal 6% allo 0,05%, mentre il 50% più povero vedrebbe la propria quota di ricchezza salire dal 2% al 30%”, indicano Piketty e Chancel.

I “soldi dei ricchi” verrebbero anche dirottati verso la produzione di energia a basse emissioni investendo nell’eolico, nel solare e in altre tecnologie rinnovabili per accelerare la completa decarbonizzazione ed elettrificazione delle forniture energetiche entro il 2050.

Un obiettivo reso più a portata di mano dalla stessa riduzione dell’orario di lavoro, dei consumi inutili e del cambiamento nei regimi alimentari: la riduzione delle emissioni in questo scenario di reindirizzamento della spesa, secondo il rapporto, sarebbe addirittura migliore di quella prevista con una semplice decrescita economica.

Tutto questo sarebbe sostenuto da un fondo globale per la giustizia, che finanzierebbe la transizione energetica e guiderebbe l’aumento della spesa per istruzione e sanità, sostenuto dalle risorse proveniente da una tassazione progressiva dei ricchi che non sarebbe poi molto maggiore di quella in atto in molti paesi del mondo fino a 60 anni fa.

“In sintesi, la chiave di tutto è affrontare insieme la crescente disuguaglianza economica e il degrado ambientale, non come se fossero due argomenti diversi o addirittura in contrasto. Senza questo duplice approccio coordinato, la politica rischia di ripetere gli errori che hanno causato il diffondersi del populismo di destra” conclude Piketty.

Oggi, in tempi di ultradestre e sovranismi galoppanti, queste proposte sembrano pura utopia.

Ma viviamo in tempi molto strani, in cui tutto può cambiare molto rapidamente e vedremo se quello che sembra oggi un pio desiderio di un gruppo di economisti neomarxisti, un giorno non possa diventare mainstream politico.

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