I grandi emettitori non riconoscono i rischi climatici causati dalle loro attività

La quasi totalità dei bilanci e delle rendicontazioni finanziarie delle aziende che emettono di più non considerano a sufficienza i rischi climatici. Eni è fra le meno peggio. Un rapporto di Carbon Tracker.

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Il 98% dei bilanci dei grandi emettitori non riconosce a sufficienza i rischi climatici, in base alla reportistica di un campione di aziende che genera l’80% delle emissioni industriali di gas serra di tutte le imprese.

È quanto emerge da una recente analisi di Carbon Tracker, che nel 2021 ha iniziato a pubblicare un rapporto annuale sul grado di rendicontazione dei rischi climatici da parte delle aziende nei propri bilanci e dei revisori dei conti nelle loro verifiche.

Il rapporto di quest’anno, intitolato “Still flying blind. The absence of climate risk in financial reporting”, mira a capire se le ipotesi e le stime utilizzate dalle aziende siano trasparenti e coerenti con altri aspetti dei loro bilanci.

La preoccupazione fondata è che tale grado di coerenza sia del tutto insufficiente, anche stando alla nuova edizione di un’altra analisi, l’“Emission Gap Report” del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep), pubblicato la settimana scorsa, secondo cui non è in atto “nessun percorso credibile” per fermare la temperatura del pianeta a +1,5 °C entro fine secolo sui livelli preindustriali, cioè l’obiettivo dell’accordo raggiunto alla COP 21 di Parigi nel 2015 (Clima, per l’Unep gli obiettivi di Parigi al momento sono “fuori portata).

In base agli impegni climatici attuali, al contrario, la temperatura è destinata ad aumentare di 2,4-2,6 °C e se guardiamo solo alle misure prese fino ad oggi, a un disastroso +2,8 °C, ha avvertito l’Unep.

Dal 2021, si è assistito a un aumento degli impegni per raggiungere la neutralità carbonica e di altre promesse legate al clima e a una maggiore rendicontazione dei rischi climatici “al di fuori” dei bilanci, ha fatto notare da parte sua Carbon Tracker.

Data l’importanza di questo aspetto, sono state avanzate diverse proposte a livello internazionale per migliorare il reporting al di fuori dei bilanci, tramite anche il cosiddetto “reporting narrativo“.

Tuttavia, la maggior parte delle 134 aziende considerate dal centro studi indipendente britannico non sembra ancora includere nei propri bilanci gli impatti finanziari di tali impegni, né i rischi legati al cambiamento climatico.

Tra le aziende intervistate figurano quelle dei settori dei combustibili fossili, minerario, manifatturiero e automobilistico, che sono al centro dell’impegno Climate Action 100+ guidato dagli investitori.

Nessuna azienda del CA100+ ha fornito tutte le informazioni richieste dagli standard pertinenti o richieste dagli investitori. Questo nonostante il fatto che la maggior parte delle aziende operi in una serie di settori ad alte emissioni, tra cui petrolio e gas, industria mineraria, trasporti e industria. Molti valori di attività e passività di bilancio si basano su ipotesi previsionali.  Quando le aziende non tengono conto delle questioni legate al clima, i loro bilanci possono includere attività sovrastimate, passività sottostimate e profitti sovrastimati”, ha detto Barbara Davidson, responsabile di Carbon Tracker per la contabilità, l’audit e la divulgazione e autrice principale del rapporto.

Nessuna società ha utilizzato ipotesi e stime che fossero in linea con il raggiungimento dell’azzeramento delle emissioni entro il 2050. Questo nonostante una maggioranza significativa di aziende avesse obiettivi o ambizioni per raggiungere tale traguardo.

In base alla metodologia della stessa Climate Action 100+ usata da Carbon Tracker, conosciuta come “Climate Accounting and Audit Assessment” (CAAA), su 134 aziende, nessuna ha ottenuto un punteggio complessivo pienamente positivo, che soddisfacesse cioè tutti i requisiti del CAAA.

Da notare che fra le “meno peggio” c’è anche l’italiana Eni, che è fra le sole otto aziende che sono almeno riuscite ad ottenere un punteggio “parziale“. Ciò significa che le aziende e/o i loro revisori hanno fornito tutte le informazioni richieste dalla metodologia CAAA per almeno una delle sette metriche utilizzate per valutarle, come si può vedere nell’illustrazione tratta dal rapporto.

“I bilanci della Glencore sono particolarmente illuminanti: mostrano che nell’eventualità di uno scenario come quello dell’Agenzia internazionale dell’energia di emissioni nette zero entro il 2050, la società dovrebbe azzerare praticamente tutto il valore dei suoi asset di carbone termico. Quanti altri bilanci aziendali presentano rischi simili?”, ha affermato Rob Schuwerk, direttore esecutivo di Carbon Tracker negli Stati Uniti e coautore del rapporto.

In generale, le società considerate non hanno presentato narrazioni coerenti sul clima. I loro bilanci non hanno rispecchiato appieno le considerazioni sul clima incluse nelle altre relazioni delle società. E ci sono poche evidenze che i revisori abbiano preso in considerazione l’impatto di questioni rilevanti legate al clima, conclude il rapporto, visionabile dal link qui sotto.

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