Edifici intelligenti, tante opportunità mentre il governo studia nuovi fondi Pnrr

L'annuncio del ministro Urso alla presentazione del rapporto della Community Smart Building di Ambrosetti. Sulla direttiva edifici il governo frena, ma ancora non c'è una stima dello sforzo che richiederebbe all'Italia.

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“È necessaria una revisione dell’atteggiamento europeo”, che deve essere “non ideologico ma razionale” per consentirci di raggiungere gli obiettivi.

Intervenuto oggi a Roma alla presentazione del primo rapporto strategico della Community Smart Building di The European House – Ambrosetti, il ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha confermato il noto approccio difensivo del governo sulla direttiva edifici; facendo però due annunci interessanti.

Gli annunci di Urso e la nebbia attorno alla EPBD

Con il ministro con delega al Pnrr Fitto, ha spiegato Urso, “ci siamo confrontati ieri sera per capire come meglio orientare le risorse che si possono recuperare da RepowerEu e dalla revisione di alcuni progetti Pnrr”: più fondi, ha dichiarato, “andranno alla transizione 5.0 per consentire l’innovazione green e digitale” degli edifici.

In tema di digitale, ha annunciato poi, “stiamo predisponendo un progetto di legge che si chiamerà ‘lavora nel mondo e vivi in Italia‘ per attrarre lavoratori digitali”. Grazie a un rafforzamento delle infrastrutture digitali, “l’Italia si vuole candidare ad essere il luogo migliore per il lavoratore digitale”, ha spiegato.

Tornando alla direttiva edifici EPBD in discussione a Bruxelles, se il governo frena preventivamente, quel che apprendiamo parlando con chi dovrebbe saperne di più, cioè Enea e Mase, è che non c’è ancora una stima nemmeno indicativa dello sforzo che i target in via di definizione richiederebbero all’Italia.

Sul patrimonio edilizio italiano abbiamo, infatti, un grosso problema di povertà e scarsa qualità di dati (come emerge da un colloquio con Ilari Bertini, responsabile Efficienza energetica di Enea, che pubblicheremo a breve).

E questi dati dovrebbero essere la base su cui, secondo la direttiva in discussione, si dovrà rivedere il sistema delle classi energetiche e definire gli obiettivi di riqualificazione energetica. Urgente dunque fare il punto per poi capire come raggiungere gli obiettivi che abbiamo davanti. Anche perché, come emerge dal rapporto Ambrosetti, le opportunità non mancano certo.

Le opportunità secondo il report Ambrosetti

Convertendo, dove possibile da un punto di vista tecnico ed economico, gli edifici italiani in chiave efficiente e smart, si risparmierebbero 12-14 miliardi di euro (circa 230 euro pro-capite), pari al 20-22% delle bollette delle famiglie italiane nel 2022, si legge infatti nel documento.

Dal punto di vista ambientale, i consumi energetici si ridurrebbero del 20-24% e quelli idrici del 4-5%, mentre si ridurrebbero del 19-28% le emissioni del settore edilizio.

Il lavoro della Community Smart Building di The European House – Ambrosetti sulla filiera industriale, tecnologica e di servizio dell’edificio intelligente in Italia, individua 120 tecnologie da mettere in campo per la trasformazione efficiente e smart.

Si va dalle applicazioni digitali e di gestione al Building Management System, dalle piattaforme di integrazione e controllo alla sicurezza, dalla climatizzazione all’illuminazione, dalla produzione di energia alla gestione delle risorse idriche.

Oggi, rileva il report, l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi fissati per il 2030, considerando che oltre la metà degli edifici (56%) risulta avere classe energetica F e G.

“Investire nell’edificio intelligente rappresenta una priorità, sia per poter rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione, sia per cogliere tutti i benefici in termini economici, ambientali e sociali”, spiega Lorenzo Tavazzi, partner di The European House – Ambrosetti e responsabile della Community Smart Building.

“L’Italia – prosegue – ha competenze di eccellenza nella catena del valore estesa degli Smart Building, ad esempio per le costruzioni, il design, il materiale elettrico, ecc.; questo sviluppo può rappresentare un’importantissima opportunità industriale e di competitività per il nostro Paese”.

Il nostro nel 2021 è infatti il terzo paese in Europa per la quota di brevetti nelle tecnologie di mitigazione del cambiamento climatico legate agli edifici (7,4%), dietro solo a Germania (35,1%) e Francia (15,4%), emerge dal report.

Le proposte della Community Smart Building

“Per favorire questa ‘rivoluzione’ – sottolinea Tavazzi – è necessario identificare gli standard associati, così da poter affermare una definizione univoca di Edificio Intelligente e un modello equilibrato e di lungo periodo di sostegno agli investimenti con una governance integrata e coordinata delle competenze di policy”.

Tre le proposte della Community Smart Building, oltre alla citata definizione degli standard, si suggerisce di promuovere la determinazione della classe energetica degli edifici includendo anche l’integrazione delle tecnologie smart e il risparmio idrico come temi fondativi nel concetto di efficienza di un edificio.

La Community chiede poi uno schema di “obblighi incentivati“, con requisiti minimi di legge associati a schemi di incentivi e misure di accompagnamento. Si propone inoltre la creazione di uno sportello unico che guidi i cittadini nei processi di ristrutturazione e di un “Libretto di manutenzione della casa” digitale.

Per favorire filiere industriali ed ecosistemi dell’innovazione legati alle tecnologie smart per gli edifici, si propone infine la creazione di un organismo di coordinamento interministeriale trasversale sui temi della transizione energetica nel settore degli edifici e di un polo nazionale sulle tecnologie dell’Edificio Intelligente, istituendo un centro di competenza e di trasferimento tecnologico.

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