Il quartiere di Wilhelmsburg, ad Amburgo, ospita uno dei più grandi bunker della seconda guerra mondiale. L’immenso edificio svolgeva il ruolo di difesa contraerea verso le incursioni delle forze alleate ed era in grado di offrire rifugio a circa 10.000 persone residenti nella zona.

Dopo un inutile tentativo di demolizione, al quale la struttura, alta quasi 50 metri, ha reagito come se le fosse stato fatto il sollecito, l’Amministrazione di Amburgo e l’utility Hamburg Energie hanno deciso di trasformare il problema in opportunità, convertendo ciò che prima era un manufatto costruito per distruggere in un centro di produzione di energia pulita.

L’Energiebunker, come ora viene chiamato l’edificio, è stato inutilizzato per ben 63 anni (dal 1947 al 2010) e ha poi subito una massiccia ristrutturazione dal 2010 al 2013. Le sue dimensioni sono quasi spaventose: dieci piani per un totale di 47 metri di altezza, un quadrato di base con lato di 45 metri, uno spessore del muro di 2 metri e uno spessore del soffitto di 3,5 metri. In totale, il mastodontico cubo contiene 80.000 m3 di cemento armato.

A valle della ristrutturazione, che ha riguardato sia gli ambienti interni sia le coperture dei muri esterni, il bunker è stato dotato di diversi dispositivi per la produzione di energia termica. Prima di tutto, è stata installata una unità cogenerativa accoppiata a un accumulo di breve periodo situato all’interno del bunker. La copertura superiore dell’edificio, inoltre, è stata dotata di un grande impianto solare termico e la facciata sud è stata equipaggiata con un impianto fotovoltaico.

L’accumulo presenta un volume di 2.000 m3 ed è capace di immagazzinare calore per un totale di 60 MWh.Complessivamente, la potenza termica disponibile è pari a circa 5 MW così suddivisi: 400 kW dal recupero di calore di scarto industriale, 750 kW dall’impianto solare termico, 610 kW (oltre a 510 kW elettrici) dall’unità cogenerativa a biomassa e 2.000 kW da una caldaia a cippato. Due boiler a gas naturale, della potenza unitaria di 2,3 MW, completano il quadro fornendo, quando necessario, l’energia termica di back-up.

L’impianto solare termico, entrato in funzione nel 2013, presenta una superficie di collettori di 1.348 m2. Si tratta di collettori del tipo a tubi sottovuoto, forniti dall’azienda tedesca Ritter XL Solar. Una peculiarità del sistema è senza dubbio la sua installazione in altezza: a circa 50 metri dal suolo e privo di qualsiasi barriera, l’impianto è spesso esposto a venti forti e improvvisi. Al fine di assicurare la tenuta dei supporti, questi sono stati rinforzati e, inoltre, i collettori sono stati dotati solo di una lieve inclinazione sull’orizzontale, pari a circa 10 °C, per diminuire il carico del vento. Recentemente l’impianto ha messo alla prova la sua pelle coriacea resistendo a una tempesta nella quale i venti hanno raggiunto velocità di 200 km/h.

La rete e le utenze

Il primo passo, con scadenza 2015, prevede che la zona residenziale da alimentare energeticamente con la produzione del bunker copra un’area di circa 0,5 km2. Si parla di 20 edifici multifamiliari nuovi oppure oggetto di ristrutturazione, con una domanda termica di 2,5 MW. La rete di teleriscaldamento si dipana per una lunghezza totale di 2.500 m e la sua realizzazione ha avuto un costo di circa 700 €/m. La temperatura di mandata è variabile tra 70 e 90 °C, mentre quella nelle tubazioni di ritorno raggiunge un massimo di 50 °C, circostanza ottima per garantire una buona efficienza dell’accoppiamento con la tecnologia solare termica, che funziona tanto meglio quanto più è bassa la temperatura alla quale l’acqua calda deve essere fornita.

Nella fase successiva, la produzione energetica dovrebbe essere in grado di soddisfare il fabbisogno di altre utenze, estendendo l’area di copertura a circa 1,5 km2. La domanda termica complessiva si aggira intorno ai 21.500 MWh/anno. Un aspetto estremamente interessante e innovativo di questo secondo passo è la volontà, da parte di Hamburg Energie, di realizzare una rete aperta a immissioni da parte di terzi. In questo modo, un soggetto come un insieme di condomini o un singolo proprietario potrebbe decidere di investire in un impianto solare termico di grande taglia e poi utilizzare la rete locale per scambiare calore con una sorta di net-metering di energia termica.

Maggiori informazioni su impianti di teleriscaldamento alimentati da energie rinnovabili sono disponibili sul sito del progetto europeo “SDHplus”: