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Locomotiva Rinnovabile

La Germania è lanciata verso traguardi ambiziosi sulle fonti rinnovabili frutto di politiche stabili e coerenti. Obiettivo è arrivare già nel 2020 a coprire il 47% del proprio fabbisogno elettrico con rinnovabili. Oggi con 340.000 posti di lavoro creati in poco più di 10 anni, il fatturato del settore ha toccato i 40 miliardi di euro, di cui oltre il 30% sono esportazioni. Un articolo di Alex Sorokin pubblicato sullultimo numero della rivista bimestrale QualEnergia

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Che la Germania sia oggi la nazione leader per quanto riguarda le rinnovabili e l’efficienza energetica è abbastanza noto, ma non sono altrettanto conosciuti i dati e le dinamiche che si stanno muovendo all’interno di un Paese che solo vent’anni fa era diviso in due. Il 25 settembre 2010, infatti, all’Assemblea generale dell’ONU, il Ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha “scoperto le carte” dichiarando che la Germania ha già ridotto le proprie emissioni di CO2 del 30% rispetto al 1990 e per il 2020 intende arrivare all’obiettivo del -40%; nel 2050 intende coprire l’80% del fabbisogno elettrico nazionale da fonti rinnovabili e intende cogliere le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica quale elemento chiave per combattere il cambiamento climatico. Già l’anno scorso l’agenzia nazionale tedesca per le fonti rinnovabili del nome eloquente “Unendlich viel Energie” (energie infinite) aveva pubblicato le proiezioni del Governo sintetizzate nei grafici 1 e 2,  che illustrano come la Germania intenda arrivare già nel 2020 a coprire il 47% del proprio fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili, quasi tutte nuove rinnovabili.

Diversamente dall’Italia, infatti, la Germania dispone di poche risorse idroelettriche. Pertanto, come evidenziato dalla Figura 2, prevede di realizzare questo traguardo utilizzando inizialmente l’energia eolica e le biomasse, e in seguito la fonte solare fotovoltaica (vedi anche Figura 3).

Nella sola Germania l’occupazione del settore delle fonti rinnovabili ha raggiunto la cifra impressionante di 340.000 posti di lavoro, creati in poco più di 10 anni (Figura 4). Il fatturato del settore sfiora i 40 miliardi di euro, di cui oltre il 30% sono esportazioni, principalmente negli USA e in Asia (Cina). Pertanto l’investimento nel settore delle rinnovabili iniziato 20 anni fa sta dando ottimi frutti e l’economia tedesca ne trae rilevanti benefici.

INCENTIVI EFFICACI
La Germania vanta il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili più efficace e meno costoso di tutti: per questo motivo è stato prima studiato e poi introdotto in altri 40 Paesi. Il sistema nasce già nel 1991 (contemporaneamente con il CIP6 in Italia), con il varo della legge che riconosceva ai produttori una tariffa maggiorata unica per l’energia elettrica da rinnovabili immessa in rete. L’effetto di questa prima legge fu il decollo del settore eolico. Nove anni dopo, nel 2000, il Parlamento tedesco varava la legge denominata EEG (“Erneuerbare Energie Gesetz” – Legge per le fonti rinnovabili) che, al posto della tariffa unica, introduceva un sistema tariffario differenziato a seconda della tipologia della fonte. Il risultato è stato l’avvio delle altre fonti rinnovabili, in particolare del solare e delle biomasse.

Come in Italia, il meccanismo è finanziato attraverso il prelievo in bolletta elettrica e pertanto non comporta alcun aggravio per lo Stato. Anzi, stimolando da subito consistenti investimenti privati, costituisce uno strumento per incrementare le entrate fiscali, generando nel contempo occupazione, innovazione tecnologica e sviluppo industriale in un campo, quello delle rinnovabili, destinato a divenire sempre più strategico. Il meccanismo degli incentivi in Germania è stato verificato costantemente, adattandolo mano a mano che mutavano gli scenari. Con la seconda revisione del 2004, infatti, il legislatore tedesco ha voluto creare un sistema ancora più differenziato, stabilendo tariffe incentivanti diversificate e riferite a criteri e parametri quali: 

  • tipo di fonte
  • taglia d’impianto
  • tecnologie innovative
  • qualità ambientale dell’intervento
  • sostenibilità delle materie prime usate negli impianti a biomassa

Per adeguare il livello di incentivazione alla rapida discesa dei costi, e per governare meglio il mercato, nell’ultima revisione della legge del 2008 il Parlamento Federale tedesco aveva introdotto un meccanismo flessibile che, in base a un corridoio di crescita prefissato, consentiva di adeguare automaticamente la digressione annuale dell’incentivo in tariffa. Successivamente, nel corso di quest’anno, lo stesso Parlamento tedesco aveva ritenuto opportuno aggiungere ulteriori 2 scatti di digressione una-tantum. In risposta a queste misure decise dal Parlamento per ridurre il costo dell’incentivazione per la collettività nazionale, il mercato tedesco ha reagito con un’ulteriore accelerazione.

Ai quasi 10.000 MW di potenza solare fotovoltaico presenti in Germania alla fine del 2009 quest’anno se ne aggiungeranno altri 7.000 MW per raggiungere probabilmente, alla fine del 2010, un totale cumulativo installato di 17.000 MW. In previsione per l’anno prossimo di un’ulteriore crescita del mercato FV, il responsabile della DENA – Deutsche Energie-Agentur, Agenzia Tedesca per l’Energia – Stephan Köhler, in un’intervista alla Berliner Zeitung ha espresso preoccupazione per lo scenario che si potrebbe aprire alla fine del 2011, quando la potenza solare FV arriverà a circa 30.000 MW. Da sommare alla potenza eolica, altrettanti 30.000 MW. Si teme che questa potenza rinnovabile non programmabile potrebbe mettere a rischio la stabilità della rete elettrica nazionale.

Nel frattempo il mercato eolico tedesco tende verso la stabilizzazione con un installato annuale fra 2.000-3.000 MW, e lo sviluppo del solare fotovoltaico sta invece superando le più ottimistiche previsioni.
Ai problemi circa la non programmabilità delle fonti rinnovabili la BSW, l’associazione delle industrie solari tedesche, controbatte che la rete tedesca sarà in grado di assorbire il contributo del solare FV. Secondo la BSW la vicinanza fra produzione solare e punti di consumo, e la sostanziale coincidenza temporale fra la produzione solare inevitabilmente diurna e i momenti di maggior consumo consentiranno, invece, di ridurre il carico sulla rete.

GRID PARITY IN VISTA
La Figura 5 mette a confronto gli andamenti attesi in Germania per il costo d’acquisto dell’energia elettrica, con quello di produzione da fonte eolica e da solare FV.  

Il costo per i consumatori – sia residenziali che industriali – è previsto in crescita, mentre quello dell’energia eolica è sostanzialmente stabile a un livello pari al costo d’acquisto industriale di oggi. Quello del solare fotovoltaico è più alto ma in rapidissimo calo oltre a quanto già avvenuto in precedenza. Secondo queste proiezioni dei due Ministeri Federali coinvolti nel programma delle rinnovabili (quello dell’Ambiente e quello dell’Economia), la cosiddetta “grid-parity“, momento in cui il costo di produzione della fonte in esame pareggia il costo d’acquisto dell’energia elettrica dalla rete, è già superata dall’eolico mentre, rispetto al costo dell’elettricità per il residenziale, il costo del solare FV si prevede che scenda rapidamente fino raggiungere la grid-parity intorno al 2012.
La Germania, locomotiva dell’economia europea, si è posta l’obiettivo di ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 40% rispetto al 1990 e di aumentare nel contempo il contributo da fonti energetiche rinnovabili al 47% dei consumi nazionali di energia elettrica.

Effettivamente, nell’ultimo decennio, la rapidità con cui si sono sviluppati il mercato interno delle rinnovabili e la relativa filiera industriale conferma la fattibilità tecnica ed economica di questi obiettivi. Tuttavia alcuni ritengono che il Governo della Signora Merkel si muova sul filo del rasoio nello spingere al ribasso il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili.
Cresce il timore che un livello cosi ridotto di incentivazione per il solare fotovoltaico possa non essere più sufficiente per sostenere la domanda sul mercato interno a livelli paragonabili a quelli di quest’anno. La conseguente forte contrazione del mercato interno indurrebbe le industrie tedesche ad abbassare i prezzi e cercare sbocchi commerciali sui mercati esteri.
 

 

Articolo pubblicato sulla rivista bimestrale QualEnergia (n.5/2010)
 

 

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