Le polemiche di questi giorni sulla conferenza nazionale sul clima impongono una riflessione sui rapporti con i media in relazione alle grandi questioni ambientali come quella del riscaldamento del pianeta.
Noi sappiamo che la situazione è estremamente grave e che è possibile un impatto catastrofico nei prossimi decenni se non si interverrà con estrema decisione nel ridurre le emissioni. Dunque, tutto quello che potrà servire per fare aprire gli occhi all’opinione pubblica e spingere i governi ad intervenire è importante.

Non serve, anzi è controproducente, da un lato un atteggiamento falsamente tranquillizzante, dall’altro il lancio di allarmi non chiaramente documentabili. I media, sempre alla ricerca di sensazionalismo, spesso amplificano dati parziali e possono provocare confusione. D’altra parte il loro ruolo è essenziale per scuotere la gente.
Il compito dell’ambientalismo scientifico sta proprio nel riuscire ad utilizzare le informazioni consolidate (che sono più che preoccupanti) per allertare l’opinione pubblica e le istituzioni, evitando messaggi che possano essere confutati.
La credibilità su questi temi è una merce rara che va preservata con attenzione.