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Transizione energetica, una sfida non solo tecnica, ma culturale e morale

La complessità e gli ostacoli per la transizione energetica: scienza e tecnologia non basteranno. Servirà abbondonare il consumismo, creare un’economia circolare, ridurre le diseguaglianze. La terza edizione del libro di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani "Energia per l’astronave Terra”.

Siamo in un momento cruciale della storia dell’astronave Terra: l’era dell’uomo, l’Antropocene, finora caratterizzata dall’uso crescente dei combustibili fossili, deve fare i conti con la necessità di rinunciare gradualmente a questa fonte di energia per non compromettere la stabilità della biosfera e lo sviluppo della civiltà.

Così inizia la prefazione della terza edizione, appena uscita, del libro di Nicola Armaroli (dirigente di ricerca del CNR) e Vincenzo Balzani (professore emerito dell’Università di Bologna e Accademico dei Lincei) dal titolo “Energia per l’astronave Terra”, Zanichelli Editore, pp. 296, € 13,90).

QualEnergia.it intervistò nel febbraio del 2016 il professor Balzani sulle deboli politiche energetiche e industriali italiane e la scarsa attenzione della stampa alle tematiche ambientali.

In questa edizione il sottotitolo è “L’era delle rinnovabili” e dalla prima edizione, che risale al 2008, cioè in meno di un decennio, spiegano gli autori, “sono cambiate più cose di quanto allora potessimo immaginare o sperare”.

In quegli anni iniziava a diffondersi la consapevolezza del fatto che ci troviamo su un’astronave con risorse limitate. I cambiamenti climatici e i danni alla salute causati dall’uso dei combustibili fossili erano già evidenti - si legge nel libro - ma una potente lobby sostenuta da grandi compagnie petrolifere finanziava scienziati e centri di ricerca per gettare dubbi sulla realtà del riscaldamento globale e disorientare l’opinione pubblica.

All’epoca le fonti alternative proposte per sostituire i combustibili fossili erano il nucleare e le energie rinnovabili. Mentre continuava un acceso dibattito tra i sostenitori delle due opzioni, molti davano per certa una rinascita del nucleare e insistevano sull’impossibilità di far fronte alla richiesta globale di energia con le fonti rinnovabili.

Si ricorda come nel 2008 i pannelli fotovoltaici installati nel mondo (15 GW) producevano meno dell’1% dell’energia elettrica prodotta dai 439 reattori nucleari e parevano poco plausibili come alternativa. Negli Usa si tentava di rilanciare il nucleare con generosi contributi statali e il famoso deposito per rifiuti altamente radioattivi di Yucca Mountain sarebbe dovuto entrare in funzione a breve. In Italia il governo lanciava un programma per il ritorno al nucleare.

Nel 2011, quando è uscita la seconda edizione di questo libro, il quadro era già sostanzialmente cambiato. L’incidente di Fukushima aveva affossato le prospettive di rinascita del nucleare; i possibili finanziatori si erano definitivamente ritirati e l’accettabilità sociale di questa tecnologia era crollata ovunque. Gli italiani, tramite un referendum popolare, si erano pronunciati in massa contro il ritorno al nucleare proposto dal governo.

Nel frattempo il fotovoltaico installato nel mondo era più che quadruplicato, salendo da 15 a 68 GW.

Nel 2009 la conferenza ONU sul clima a Copenaghen aveva preso atto dello scarso impatto del protocollo di Kyoto, redatto nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, per contenere le emissioni che possono modificare il clima; pur confermando la necessità di evitare il riscaldamento del pianeta, la conferenza non giunse ad accordi sostanziali.

La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili faticava a farsi strada, ma qualche segnale cominciava a manifestarsi: la Germania lanciava un piano nazionale di transizione energetica di vasta portata mentre gli Stati Uniti, sotto la guida del presidente Obama, si impegnavano finalmente a sviluppare le energie rinnovabili.

Nel frattempo il degrado ambientale del pianeta si è aggravato a causa del modello di sviluppo dominante, l’«economia lineare» che si basa sull’energia dei combustibili fossili, sull’uso indiscriminato delle risorse naturali e sull’accumulo di rifiuti nella biosfera.

Questo un quadro di storia recente, ma poi negli ultimi anni – affermano gli autori - il vento sembra essere cambiato. Evidenziano due eventi che possono dare questo segnale e che avrebbero dovuto dare un forte impatto sulla pubblica opinione e sul mondo della politica e dell’economia.

Nel giugno 2015 l’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco sulla cura della «casa comune» ha denunciato lo stato di diffuso degrado ambientale e sociale e ha esortato a trovare un consenso mondiale per mettere rapidamente in atto azioni concrete.

Nel dicembre dello stesso anno, alla conferenza Cop21 di Parigi, l’auspicato consenso è stato raggiunto: le delegazioni di 196 Paesi hanno riconosciuto che il cambiamento climatico rappresenta un pericolo urgente e potenzialmente irreversibile per tutta l’umanità. Si è convenuto che è assolutamente necessario agire per mantenere l’aumento della temperatura media globale entro 2 °C rispetto al livello pre-industriale.

La progressiva ma rapida transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili potrà essere favorita dall’accordo di Parigi con i suoi tanti punti deboli? Ogni nazione si è posta obiettivi che saranno difficili da verificare e forse non basteranno per fermare il surriscaldamento del pianeta.

Rimane però il fatto che parte del mondo economico e politico inizia ad ascoltare i richiami della scienza e dell’etica per salvare la biosfera. In questo contesto, vasti movimenti di opinione internazionali chiedono la riconversione degli investimenti dall’estrazione dei combustibili fossili allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Che le cose cominciano a cambiare a dirlo sono i numeri e alcuni fatti indicati nel libro.

Da qualche anno il contributo relativo dei combustibili fossili alla domanda energetica mondiale ha iniziato a diminuire. In tutto il mondo le tecnologie rinnovabili dominano largamente i mercati elettrici in termini di nuova potenza installata.

La Cina, martoriata da problemi di inquinamento atmosferico e timorosa di rivolte sociali, ha approvato una moratoria sulla costruzione di nuove centrali a carbone in molte province. Il Giappone deve far fronte a spese colossali per la gestione della crisi di Fukushima (a distanza di 6 anni, i reattori danneggiati restano inesplorabili), mentre continua a tenere spento il suo enorme parco centrali, in attesa di certezze tecniche e sostegni politici forse svaniti per sempre.

Mentre in alcune nazioni l’auto elettrica sta diventando un serio concorrente alle auto tradizionali, i Paesi produttori di petrolio, terrorizzati all’idea che il trasporto su strada si trasformi radicalmente, sono impegnati in una guerra di tutti contro tutti sulle quote di produzione e sui prezzi.

Il risultato paradossale è che il petrolio viene venduto sottocosto, per mantenerlo concorrenziale, portando molti Paesi produttori e aziende energetiche sull’orlo della bancarotta.

Nel 2016 la potenza da eolico e fotovoltaico ha sfiorato 800 GW, coprendo il 5% della domanda elettrica globale. In Europa le rinnovabili coprono il 17% dei consumi energetici totali; 11 Stati della UE hanno già raggiunto l’obiettivo del 20% previsto per il 2020.

Preme agli autori sottolineare come in appena 20 anni eolico e fotovoltaico, che erano quasi inesistenti, oggi sono in fortissima crescita: si tratta del più veloce e dirompente cambiamento energetico della storia.

Gli investimenti nelle energie rinnovabili oggi continuano ad aumentare e anche i Paesi meno sviluppati intravedono finalmente la possibilità di accrescere la propria disponibilità energetica.

La transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è un processo inevitabile e ormai irreversibile, che nemmeno un presidente degli Stati Uniti ostile potrà fermare e che faciliterà un graduale passaggio dall’economia lineare all’«economia circolare», basata sul riciclo, che potrà fermare il degrado del pianeta.

Questa terza edizione di Energia per l’astronave Terra vuole raccontare la complessità della transizione e gli ostacoli che restano da superare, ribadendo con forza che la scienza e la tecnologia non bastano per vincere la sfida.

Nelle loro conclusioni Armaroli e Balzani spiegano infatti che al di là di una certezza, che cioè possiamo contare sull’energia solare, che è abbondante, inesauribile e ben distribuita su tutta la Terra, non possiamo evitare di confrontarci con tre verità scomode: (a) dobbiamo vivere tutti assieme su questa astronave Terra; (b) dobbiamo custodirla, sapendo che le risorse sono limitate e che l’accumulo dei rifiuti è dannoso; (c) dobbiamo distribuire le risorse in modo più equo fra tutti i passeggeri, se vogliamo vivere in pace.

Dobbiamo accettare la progressiva e inevitabile rinuncia alle fonti fossili e con una simile prospettiva molte cose devono cambiare subito nella politica, nell’economia e nella scienza.

L’innovazione è, e rimarrà sempre, motore di crescita e di sviluppo umano. Ma oggi sappiamo che crescita e sviluppo devono essere governati non più dal consumismo, ma dalla sostenibilità ecologica e sociale.

Occorre molta innovazione per ottimizzare l’uso delle risorse, evitare sprechi, fare di più con meno, massimizzare l’efficienza dei processi, ridurre la quantità di rifiuti, mirare alla riparazione e non alla rottamazione, riciclare e anche per ridurre le disuguaglianze all’interno di ciascuna nazione, fra le nazioni e fra il Nord e il Sud del mondo.

L’abbandono del consumismo e lo sviluppo di un’economia circolare dipende anche da ciascuno di noi. Come suggerisce papa Francesco «la coscienza della gravità della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini». Un cambiamento nei nostri stili di vita può esercitare una forte pressione su coloro che esercitano il potere politico ed economico e che ci spingono all’usa-e-getta.

Ma il punto chiave dell’analisi di Armaroli e Balzani è che si devono ridurre le disuguaglianze – dovute anche a un’iniqua distribuzione delle risorse energetiche – per aumentare la qualità della vita dell’intera società ci dev’essere un impegno della politica e dell’economia a tutti i livelli: regionale, nazionale, europeo, globale.

Al termine del libro si lancia un messaggio: “Non dobbiamo dimenticare però che ciascuno di noi, nel campo in cui opera, con le competenze di cui dispone, nella situazione in cui si trova, può dare il proprio contributo per costruire una società più giusta e inclusiva, facendo leva sulle preziose energie spirituali che caratterizzano l’uomo: collaborazione, solidarietà, amicizia, creatività”.

Il lungo e faticoso cammino della transizione energetica non è dunque soltanto un’affascinante prova sul piano scientifico e tecnologico, ma – concludono gli autori - è soprattutto una sfida culturale e morale verso la sobrietà e la responsabilità individuale, nella quale ormai tutti siamo coinvolti.