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Perché la Gran Bretagna vuole la centrale nucleare di Hinkley Point

Via libera al progetto dal Governo guidato da Theresa May, dopo oltre dieci anni di discussioni e continui rinvii. Confermata l’entità dell’investimento (18 miliardi di sterline) e il super-prezzo pagato per 35 anni all’energia prodotta dai reattori EPR. I retroscena di una decisione così controversa.

Da una parte c’è la Gran Bretagna che negli ultimi anni ha compiuto grandi passi avanti nelle fonti rinnovabili, investendo nel fotovoltaico e nei parchi eolici offshore, mettendo sempre più nell’angolo le vecchie centrali a carbone (vedi anche QualEnergia.it).

Dall’altra, c’è un'altra Gran Bretagna che non ha mai smesso di pensare di costruire nuovi reattori nucleari, arrivando proprio nelle ultime ore ad approvare in via definitiva il progetto di Hinkley Point C.

Il semaforo verde è stato acceso dal Governo guidato da Theresa May. Nella nota ufficiale che annuncia la decisione (allegata in basso), si parla della "fondamentale importanza dell’atomo" nel futuro energetico low-carbon in Inghilterra.

Ricordiamo innanzittutto i dati principali dell'impianto nucleare che dovrebbe vedere la luce in Somerset: la tecnologia è quella francese EPR (European Pressurized Reactor) che ha già ampiamente dimostrato quanti problemi tecnici e finanziari possa comportare.

Nessuno dei progetti EPR nel mondo finora è stato completato: celebre il caso di Olkiluoto, in Finlandia, diventato il simbolo dei ritardi accumulati da EDF su questo fronte.

L’investimento complessivo per Hinkley Point sarà nell’ordine di 18 miliardi di sterline; due reattori da 1,6 GW di potenza installata dovranno coprire il 7% circa dei consumi elettrici inglesi, iniziando a funzionare nel 2025.

La costruzione di Hinkley Point C è in agenda da una decina d’anni. E secondo i piani originari l’impianto sarebbe dovuto costare al massimo 10 miliardi di sterline ed essere pronto nel 2017.

Il dato più sconcertante è il prezzo totale che sarà pagato per l’energia prodotta, ben 92,50 sterline/MWh per 35 anni (su 60 previsti di vita utile), che è circa il doppio dell’attuale prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Gran Bretagna.

La differenza, ovviamente, ricadrà sulle bollette di tutti i consumatori, mostrando ancora una volta che il nucleare cosiddetto di “nuova generazione” non può reggersi senza essere fortemente sussidiato, cioè scaricando i suoi enormi costi sulla collettività.

Sui problemi del nucleare EPR e, in particolare, sulla crisi finanziaria di EDF abbiamo parlato recentemente (vedi QualEnergia.it). Qui conviene precisare che gli interessi in gioco vanno ben oltre la transizione energetica inglese verso impianti a basse emissioni di CO2, in cui Londra ha voluto inserire questi reattori, prospettando così una “nuova era” del nucleare.

L’investimento, per circa 6 miliardi di sterline, coinvolge il gruppo statale cinese CGN (China General Nuclear) e l’impressione è che proprio i cinesi abbiano spinto moltissimo per far approvare definitivamente il progetto.

In ballo ci sono le relazioni economiche tra i due Paesi e la volontà di Pechino di continuare a investire sulle nuove tecnologie nucleari, tanto da aver già puntato i riflettori sullo sviluppo di altri reattori a Sizewell C e Bradley, sempre in partnership con EDF.

Difatti, il Governo inglese ha preso tempo dopo l’uscita di scena di David Cameron, per reimpostare alcuni termini degli accordi con EDF e CGN.

Londra temeva che un’infrastruttura “critica” per la sicurezza nazionale potesse finire tutta in mano cinese, perciò ha proposto delle clausole per salvaguardare i suoi interessi e poter intervenire se, in futuro, EDF decidesse di vendere le sue quote dell’impianto.

Tra l’altro, sempre in tema di costi e ritardi, la centrale di Hinkley Point C rischierebbe davvero di finire come gli altri progetti EPR, continuamente posticipati a causa del lievitare del budget necessario per completare i reattori (vedi anche QualEnergia.it in generale sui rischi di progetto dei grandi impianti).

La nota del Governo inglese





Commenti

Ecco il solito sproloquio

Ecco il solito sproloquio illeggibile di Roberto il nuKlearista (robertok).

Ora che è diventato anche esperto di trollismo anti-cambiamento climatico, dicendo che non esiste, dovrebbe smetterla di preoccuparsi delle emissioni di CO2 che "non fanno niente" cit.

Non serve rispondere perché come sempre parli di altro.

Solo una cosa...non dovresti usare il tempo presente, ma il condizionale. Perché parli di un futuro lontano ed incerto...e pieno di problemi.

...Vedremo se domani del giorno di poi, riusciranno a fare sta centralona....però roberto, quando strillavi sui "fondi stranieri che fanno fv"....la cosa non vale anche per il capitale cinese che farà la centrale in UK?
...E poi roberto, se i cinesi in uk non riusciranno a stare nei tempi mentre in Cina si, non ti preoccuperebbe che li ci sono altri standard di sicurezza?

Abbiamo oltre 10 anni per rifletterci, mentre le rinnovabili cresceranno, e accenderanno le lampadine, anche di Albione.

Che strano!... questo

Che strano!... questo ennesimo articolo anti-nucleare "dimentica" un paio di cose a proposito della politica energetica (elettricita') dell'UK.
Cosine... "dettagli" come questi:

1) Per esempio che la suddetta politica include anche la combustione di milioni di tonnellate di legna proveniente da foreste vergini negli USA, trasformate in pellets e bruciate al posto del carbone alla centrale di Drax;

2) che quelli della centrale di Drax suddetta dicono cose come queste (loro, che sono "rinnovabili", non io che sono filo-nucleare):

"16 February 2016

An independent report published today has revealed consumers could save more than £2 billion if the Government’s planned renewable energy auctions are opened up to include a wider mix of technologies. Drax commissioned NERA Economic Consulting and Imperial College to look at hidden costs that are not reflected in the contracts Government awards for renewable generation.

These hidden costs, or whole system costs are increasing as intermittent renewables – those reliant on the sun and wind - increase. These intermittent renewables mean other forms of power generation need to kick in, and flex up and down to meet electricity demand. These costs are passed on to consumers via their energy bills.

Currently the Government is planning three auctions for new renewable energy contracts – Contracts for Difference (CfDs) - planned over the next four years, and all are focused on offshore wind. The new research shows significant differences in the true costs of renewables once these additional costs are recognised. Offshore wind could require a CfD of £127 per MWh, onshore wind £92-97 per MWh, solar £96 per MWh, and biomass £84 per MWh."

http://www.drax.com/news/news-articles/2016/02/consumers-could-save-2-bi...

3) Che mettere sullo stesso piano i MWh fortemente intermittenti e stagionali di vento e sole (sole... in UK?... ahahaahahh....) con quelli di un reattore nucleare che funziona giorno e notte, il 90 e passa percento del tempo, e' completamente folle??... lo vogliamo dire chiaro e tondo?

4) Stranamente "dimencate" che oltre a Olkiluoto e Flamanville, che sono certamente in ritardo e sopra-costo) ci sono anche due altri EPR in costruzione nella patria del FV e dell'eolico?... e che ambedue entranno in funzione nei prossimi 12 mesi?.... mmh... mai sentito parlare di Tishan, Repubblica Popolare Cinese? :-)

Riprovare con articolo meno fazioso e di parte, grazie.