Dalla Gran Bretagna è arrivata una nuova sentenza che rafforza la giustizia climatica, perché impone al governo di rivedere la sua strategia per tagliare le emissioni di CO2.

Il 18 luglio è stato pubblicato dalla High Court of Justice (la Corte suprema del Regno Unito) il giudizio del contenzioso legale promosso da varie organizzazioni – Friends of the Earth, ClientEarth, Good Law Project, oltre alla attivista climatica Jo Wheatley – contro il ministero che si occupa di business, energia e industria (Secretary of State for Business, Energy and Industrial Strategy, BEIS).

E la sentenza ha dato ragione agli ambientalisti.

Il punto è che la Net Zero Strategy lanciata a ottobre 2021 dal ministero, secondo la Corte, non contiene informazioni sufficienti sugli impatti delle diverse misure proposte per ridurre le emissioni di anidride carbonica, in linea con la legislazione vigente.

Va ricordato che il Climate Change Act del 2008, poi aggiornato a giugno 2019, prevede ora un obiettivo di azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050 (nella legga originaria era previsto un 80% di riduzione al 2050, in confronto ai livelli del 1990).

La strategia net-zero invece ha diverse lacune. Si legge nella sintesi della sentenza (neretti nostri nelle traduzioni), “ai sensi della legge del 2008, il Segretario di Stato ha compiti cruciali per il funzionamento della legislazione. Questi includono la definizione di budget del carbonio, per garantire che siano raggiunti e per preparare politiche […] che consentiranno di conseguire tali obiettivi. La legge impone la responsabilità esclusiva di adempiere a tali obblighi al Segretario di Stato, non ai suoi funzionari”.

Tuttavia, “sebbene il Dipartimento avesse svolto un’ampia analisi quantitativa che ha identificato i contributi forniti dalle singole misure per rispettare i budget di carbonio, tali informazioni non sono state incluse o riassunte nell’informativa fornita all’imputato [il Segretario di Stato] ai fini della sua approvazione della stretagia net-zero. L’analisi quantitativa presentata ha invece considerato solo gli effetti complessivi delle politiche di riduzione delle emissioni di gas-serra”.

La Corte quindi ha ordinato al BEIS di pubblicare entro marzo 2023 un nuovo rapporto più dettagliato, con tutte le analisi e informazioni su come realizzare in concreto la strategia net-zero e sugli impatti delle singole politiche di riduzione incluse nel piano.

Più in generale, ricordiamo che secondo un recente rapporto i contenziosi legali relativi ai cambiamenti climatici stanno aumentando di anno in anno, con una notevole accelerazione dal 2015 in poi e in particolare tra il 2020 e il 2022.

Tra le sentenze più importanti, è da citare quella in Germania nel 2021, quando la Corte costituzionale ha in parte bocciato la legge clima del 2019, sostenendo che la legge era in contrasto con la tutela dei diritti costituzionali delle generazioni future (proprietà, libertà, salute), perché poco efficace nel tagliare le emissioni di CO2.

Di conseguenza, Berlino ha poi rafforzato la sua politica energetica, anticipando di 5 anni (2045 anziché 2050) il traguardo della neutralità climatica e fissando un obiettivo di riduzione delle emissioni pari al 65% nel 2030, rispetto al 1990.