Le principali banche mondiali continuano a finanziare massicciamente le aziende che operano nei settori dei combustibili fossili: 906 miliardi di $ nel 2025, +8% rispetto all’anno precedente.
È la cifra messa in campo dai 65 istituti di credito più grandi a livello globale, di cui cinque americani nella top ten: JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Morgan Stanley.
Lo riporta la 17a edizione del Banking on Climate Chaos, rapporto pubblicato il 9 giugno da una serie di associazioni tra cui BankTrack, Oil Change International, Rainforest Action Network, Sierra Club.
Altra cifra che stona con la necessità di ridurre la dipendenza da carbone, gas e petrolio nell’ambito degli obiettivi climatici è quella dei finanziamenti diretti alle compagnie che stanno espandendo la produzione di fonti fossili: sono cresciuti del 27% nel 2025 in confronto al 2024, toccando 508 miliardi di dollari.
Il primo finanziatore mondiale del comparto fossile è JPMorgan Chase con 58 miliardi di $ (+12,6% sul 2024), davanti a Bank of America e alla giapponese Mitsubishi UFJ Financial Group, entrambe con circa 47 miliardi di $ a testa.
Il rapporto segnala poi una forte concentrazione economica: oltre un terzo (39%) della finanza all’industria fossile proviene da sole dodici banche, non a caso battezzate “Dirty Dozen”, ossia la “sporca dozzina”.
Nei dieci anni successivi alla firma dell’Accordo di Parigi, i principali istituti di credito, attraverso le loro decisioni di prestito e sottoscrizione, hanno erogato 8.700 miliardi di dollari ad attività legate alle fonti fossili: il rapporto parla di “una somma inimmaginabile che, se fosse stata destinata al finanziamento e alla sottoscrizione di progetti per le energie rinnovabili, avrebbe reso il nostro sistema energetico globale molto più accessibile, resiliente e sicuro”.
La classifica vede due realtà italiane: Intesa Sanpaolo al 40° posto e UniCredit al 42°.
Quanto a Intesa, l’organizzazione ambientalista ReCommon evidenzia che nel 2025 l’istituto torinese ha destinato 4,7 miliardi di $ ai combustibili fossili, cifra sostanzialmente invariata rispetto al 2024 (-0,6%).
Secondo l’associazione, questa stabilità nasconde due dinamiche: l’esposizione fossile di Intesa si distribuisce su un numero crescente di controparti (oltre 150 operazioni nel 2025, il dato più alto del quinquennio) e si sposta nettamente verso gli Stati Uniti.
UniCredit invece ha ridotto i finanziamenti fossili del 18,5% lo scorso anno, scendendo a 4,6 mld $. “Una delle poche grandi banche europee ad aver operato un taglio significativo”, scrive ReCommon.
La quota delle banche statunitensi sul totale dei finanziamenti globali alle energie fossili, segnala il documento, è salita al 32%, rispetto al 28% del 2021, rappresentando la principale fonte di capitale per carbone, petrolio e gas.
Di contro, le banche europee mostrano una tendenza al ribasso più evidente, riducendo i loro sostegni finanziari: BNP Paribas -28%, UBS -36%, La Caixa Group -34% (sempre a confronto con il 2024).
Gli autori poi rimarcano che le crisi energetiche innescate dall’invasione russa dell’Ucraina e dalle attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente “dimostrano che la dipendenza dai fossili è una fonte strutturale di instabilità globale”.
Il segmento del gas naturale liquefatto (Gnl) è quello in più rapida crescita e solo cinque delle 65 principali banche hanno politiche di esclusione per i terminali di esportazione di Gnl.
Venture Global, il singolo maggiore debitore nel settore fossile nel 2025 con 33 miliardi di dollari, è un esempio di come le aziende oil & gas sfruttino i conflitti geopolitici per ottenere profitti straordinari.
Come scrive ReCommon, si tratta di una società statunitense del Gnl vicina all’amministrazione Trump, che da sola ha raccolto 32,9 miliardi di dollari di finanziamenti (+631% in un anno).
Intesa Sanpaolo è tra le banche che finanziano le sue attività, come il terminal di esportazione Calcasieu Pass 2 in Louisiana, con un ruolo di “arrangiatore mandatario”, lo stesso che l’istituto italiano ricopre per Rio Grande LNG in Texas, sviluppato da NextDecade, altra società salita quest’anno al nono posto tra i maggiori debitori fossili mondiali.
- Banking on Climate Chaos (pdf)

























