Elettrificazione e recupero del calore, così l’industria può decarbonizzarsi

Potenzialità, ostacoli e condizioni per rendere praticabili gli interventi di elettrificazione dei processi e recupero del calore industriale. Contenuti, slide e video del webinar organizzato da NetZero Milan in collaborazione con QualEnergia.it.

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Decarbonizzare l’industria significa tenere insieme competitività, sicurezza energetica e capacità delle imprese di programmare investimenti.

Elettrificare i processi e recuperare il calore di scarto sono gli interventi chiave, soprattutto per i segmenti industriali a bassa e media temperatura.

Se ne è discusso nel webinar Elettrificazione dei processi e recupero del calore: le strade per decarbonizzare l’industria, organizzato da NetZero Milan in collaborazione con QualEnergia.it e trasmesso il 9 giugno scorso (link in basso per  registrazione video e slide dei relatori).

Il webinar ha affrontato tre questioni centrali: dove l’elettrificazione conviene già oggi, quali barriere ne frenano la diffusione, e a quali condizioni questi interventi possono diventare progetti economicamente sostenibili, bancabili e replicabili.

Sono intervenuti Dario Di Santo, direttore FIRE, con il punto di vista di imprese e filiera, Fortunato Marzagalli, Energy Transition & Decarbonization Advisor, sul passaggio dal potenziale tecnico al progetto realizzabile, e Carolina Bedocchi, ricercatrice di ECCO, sulle criticità economiche e infrastrutturali dell’elettrificazione del calore di processo.

Di Santo ha ricordato che l’industria genera circa il 20% delle emissioni complessive, soprattutto per il forte ricorso ai combustibili fossili nella produzione di calore di processo. Oggi in Europa solo una quota minima di questo calore è elettrificata, ma il potenziale tecnico è molto elevato: circa il 60% con le tecnologie disponibili, fino al 90% entro il 2035.

L’Italia, ha osservato, parte da una posizione relativamente favorevole: il tasso di elettrificazione dei consumi industriali è pari al 39%, superiore alla media Ue. Ma il potenziale varia molto in base alle temperature di processo. Nei comparti a bassa temperatura, come alimentare e cartario, l’elettrificazione è già ampiamente praticabile grazie a tecnologie mature come le pompe di calore. Molto più complessa è invece la situazione nei settori hard-to-abate, come vetro, ceramica, cemento e siderurgia, dove le soluzioni elettriche sono ancora limitate o in fase prototipale.

Tra gli ostacoli principali, FIRE segnala il costo dell’elettricità ancora troppo alto rispetto al gas, l’inadeguatezza della rete a sostenere nuovi carichi, la carenza di competenze specialistiche e un quadro normativo non abbastanza stabile.

Per accelerare la transizione servono quindi strumenti più efficaci: rafforzamento dei Certificati bianchi, attivazione del FER-T, aste TEE, contratti per differenza sul carbonio (CCfD), oltre a maggiore diffusione di autoproduzione rinnovabile e contratti di lungo termine per l’energia verde.

Marzagalli ha sottolineato che l’industria italiana è ancora in ritardo sulla decarbonizzazione anche per la bassa intensità degli investimenti in efficienza energetica.

Eppure, dalle circa 500 diagnosi energetiche realizzate da ALENS tra il 2023 e il 2025 emerge un portafoglio di interventi pari a circa 800 milioni di euro, con tempi medi di ritorno dell’investimento di circa 4 anni.

Tra gli interventi più interessanti ha citato fotovoltaico con accumulo, cogenerazione e trigenerazione, recupero termico, pompe di calore ad alta temperatura e presse full-electric.

Ha inoltre portato tre casi concreti: il recupero di calore dai fumi dei forni negli essiccatoi del settore ceramico, con riduzione dei consumi energetici e aumento della produttività; una soluzione di recupero termico nel distretto conciario vicentino, con risparmi annui e payback di circa cinque anni; e una pompa di calore industriale ad alta temperatura impiegata nel settore del tabacco, con forte riduzione dei consumi di gas e delle emissioni di CO2.

Secondo Marzagalli, le difficoltà più ricorrenti restano il rischio operativo percepito, business case non abbastanza robusti, uso ancora limitato della finanza agevolata e scarsa conoscenza delle tecnologie. Per superarle occorre una gestione più proattiva degli strumenti finanziari e una figura di energy manager sempre più capace di coordinare aspetti tecnici, economici, fiscali e ambientali.

Bedocchi ha concentrato il suo intervento sull’elettrificazione del calore di processo a medio-bassa temperatura.

Anche le analisi richiamate da ECCO confermano che in Europa l’elettrificazione diretta entro il 2035 potrebbe coprire fino al 90% della domanda di energia termica industriale non ancora elettrificata, mentre già oggi circa il 62% potrebbe essere soddisfatto con tecnologie disponibili.

In Italia il potenziale è particolarmente elevato sotto i 150 °C, in settori come alimentare, tessile e cartario.

Ma il principale ostacolo è economico: il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas è tra i più alti d’Europa, riducendo drasticamente la convenienza degli investimenti. A questo si aggiungono limiti infrastrutturali, alti costi iniziali, insufficiente monitoraggio dei flussi termici e un quadro legislativo ancora frammentato.

Per questo ECCO propone una riforma fiscale che riallinei accise e oneri di sistema in modo da favorire il vettore elettrico, e che destini in modo più diretto i proventi climatici al finanziamento della transizione industriale.

Dal webinar emerge in sintesi che la decarbonizzazione dell’industria non è solo una questione tecnologica. Per passare dal potenziale ai progetti servono condizioni economiche più favorevoli, politiche stabili, infrastrutture adeguate, competenze tecniche e strumenti finanziari capaci di ridurre il rischio degli investimenti.

Ricordiamo che questi temi saranno ripresi e approfonditi nel corso di NetZero Milan Expo Summit – Electrize the Economy, in programma all’Allianz MiCo dal 20 al 22 ottobre 2026.

Video del webinar  – durata: 1h 8′ (previa registrazione gratuita alla piattaforma NZM)

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