Londra si aggiunge alle capitali europee che intendono “spezzare” l’influenza del gas nella determinazione dei prezzi elettrici all’ingrosso, puntando su fonti rinnovabili (e nucleare in Francia), accumuli ed elettrificazione dei consumi finali di energia.
Oggi, 21 aprile, il primo ministro inglese Keir Starmer ha dichiarato che “dobbiamo scendere dalle montagne russe dei combustibili fossili” in modo da alleggerire le bollette per famiglie e imprese.
Per ridurre l’impatto del gas sul mercato elettrico, il governo ha pensato a due misure.
La prima è offrire ai produttori di energia rinnovabile esistenti (che non hanno già siglato contratti CfD), nuovi contratti volontari a lungo termine denominati WCfD, Wholesale Contract for Difference. In pratica, chi aderisce deve rinunciare agli attuali ricavi all’ingrosso sul mercato spot, in cambio di un determinato prezzo fisso dell’elettricità ottenuto tramite un CfD.
Ulteriori dettagli saranno forniti a tempo debito, con l’intenzione di avviare una consultazione entro la fine dell’anno, precisa una nota.
L’obiettivo è ridurre l’esposizione sia dei produttori di elettricità sia dei consumatori finali alla volatilità delle quotazioni del gas, stabilizzando i prezzi.
La seconda misura annunciata da Londra è aumentare la tassazione sugli utili in eccesso dei produttori elettrici, aumentando l’aliquota dal 45% al 55% e destinando le maggiori entrate statali per finanziare misure di sostegno ai consumatori.
Oggi, prosegue la nota, il gas determina il prezzo dell’elettricità in Gran Bretagna per circa il 60% del tempo (90% agli inizi degli anni 2020) e grazie a questi interventi si punta a scendere sotto il 50% entro il 2030.
Il governo ha poi annunciato altre misure per promuovere le energie pulite, tra cui:
- fondi aggiuntivi per cento milioni di sterline all’edilizia sociale per supportare l’installazione di 57mila impianti solari;
- ampliamento del programma dei tetti fotovoltaici su altre cento scuole/college della Gran Bretagna;
- espansione delle rinnovabili (eolico e solare) sui terreni pubblici tra cui aree dismesse, siti industriali e ferroviari, sbloccando fino a 10 GW di nuova capacità;
- 90 milioni di sterline di nuovi finanziamenti per contribuire alla costruzione e all’espansione di stabilimenti produttivi di pompe di calore, creando circa 2.000 posti di lavoro; parallelamente, ulteriori investimenti nel programma Heat Pump Ready, del valore di 30 milioni di sterline, aiuteranno le aziende a progettare e testare nuove pompe di calore;
- una consultazione pubblica sulle modifiche ai regolamenti edilizi e sull’introduzione di un requisito di “possibilità di ricarica” per promuovere la mobilità elettrica, al fine di aumentare la disponibilità di colonnine per veicoli a batteria nei nuovi edifici e in quelli sottoposti a importanti ristrutturazioni, semplificando la richiesta e l’installazione dei dispositivi.


























